Vertice a Schiavon per Parolin, il papabile che chiede preghiere
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Redazione Interno
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L’attesa per il Conclave, già carica di tensione in ogni angolo del mondo, assume toni particolari a Schiavon, il piccolo comune vicentino che ha dato i natali al cardinale Pietro Parolin, oggi tra i favoriti per la successione al soglio pontificio. Tanto che ieri, in un incontro tra amministrazione comunale e rappresentanti della parrocchia, si è discusso su come affrontare i prossimi giorni, a partire dal 7 maggio, quando inizieranno le votazioni in Vaticano. «Avevamo pensato a un maxi-schermo per seguire le fumate, ma alla fine abbiamo preferito non organizzare nulla», ha spiegato il sindaco Simone Dellai, citando sia una certa scaramanzia sia il desiderio di non alimentare polemiche, soprattutto dopo le voci – infondate – sulla salute del porporato.
Parolin, che ieri è stato visto uscire da Porta Sant’Anna in abiti semplici, quasi a voler evitare i riflettori, ha lasciato trapelare poco del suo stato d’animo. A chi gli chiedeva delle sfide che attendono la Chiesa – dalla riforma della Curia alle questioni finanziarie – ha risposto con un riferimento al Vangelo di Luca: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla Terra?». Un modo per spostare l’attenzione dal dibattito interno alla dimensione spirituale, in un momento in cui gli equilibri vaticani sono sotto scrutinio.
La sua carriera, del resto, lo qualifica come un candidato solido. Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1986, ha ricoperto incarichi in Nigeria e Messico prima di approdare alla Segreteria di Stato, dove è diventato sottosegretario nel 2002. Dopo un periodo come nunzio in Venezuela, nel 2013 è stato chiamato da Francesco a guidare proprio la Segreteria di Stato, ruolo che gli ha valso la porpora l’anno seguente. Un percorso che lo ha reso uno dei cardinali più influenti, capace di muoversi tra diplomazia e governo della Chiesa.




