Il Genoa rimonta e sbanca Pisa: salvezza aritmetica a cinque giornate dalla fine
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Redazione Sport
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C’era una volta l’illusione di Pietro Canestrelli, quel colpo di testa al 19’ che sembrava poter indirizzare la sfida dell’Arena Garibaldi sui binari della disperazione nerazzurra. Invece, a conti fatti, quel vantaggio è stato soltanto l’ultimo, flebile lampione di una stagione ormai sprofondata nel buio. Il Genoa, infatti, ha dimostrato una volta di più il carattere impresso da Daniele De Rossi – tecnico subentrato in corsa per raddrizzare una barra che sembrava irrimediabilmente storta – vincendo in rimonta per 1-2 e blindando così una salvezza che fino a pochi mesi fa appariva un miraggio. La squadra ligure, ora salita a quota 39 punti, può guardare con serenità al finale di campionato, mentre il Pisa resta inchiodato a 18, condannato a subire l’ennesima, dolorosa batosta.
La partita, arbitrata dal signor Crezzini di Siena, ha vissuto il suo spartiacque proprio nell’intervallo. Perché se nel primo tempo i padroni di casa – guidati da un Oscar Hiljemark sempre più sulla graticola – erano riusciti a esprimere quella cattiveria necessaria per mettere in difficoltà gli ospiti (approfittando di un cross e della deviazione vincente di Canestrelli), il finale di frazione ha cambiato ogni gerarchia. Al 41’, la giovane promessa Ekhator ha raccolto una palla vagante al limite, facendo partire un sinistro a giro che si è insaccato sotto la traversa: il pareggio che dava ossigeno al Grifone e, soprattutto, toglieva certezze a una difesa pisana fin lì attenta. Una rimonta subita, psicologicamente devastante, che ha aperto le crepe nelle quali poi è scivolato tutto l’impianto tattico dei toscani.
Il rigore di Colombo e il crollo nerazzurro
Nella ripresa, l’inerzia è diventata un macigno per il Pisa. Il Genoa è rientrato in campo con una consapevolezza diversa, quella di chi sa di avere l’occasione per chiudere il discorso. E l’occasione si è materializzata al 55’, quando la sfera ha colpito nuovamente il braccio dello sfortunato Canestrelli (lo stesso autore del gol) in area di rigore. Il direttore di gara non ha avuto esitazioni nel indicare il dischetto. Sul punto di battuta si è presentato Lorenzo Colombo, che con un tiro potente e centrale ha spiazzato il portiere Semper, firmando il definitivo 1-2. Da quel momento, la squadra di De Rossi ha potuto amministrare, mostrando quella solidità che mancava nelle settimane precedenti. Per i liguri è stato il classico colpo da assestare alla riva, mentre i nerazzurri sono apparsi disuniti, quasi rassegnati, con le singole individualità – come rilevato anche dagli osservatori presenti – incapaci di reagire allo choc collettivo.
Classifica e scenari: un distacco che pesa come un macigno
Con questo successo, il Genoa vola a +12 sulla zona calda, rappresentata dalla Cremonese terzultima. Un margine incolmabile a cinque giornate dalla conclusione del torneo, che certifica matematicamente la permanenza nella massima serie per i rossoblù. Un’impresa non da poco, se si considera il contesto di partenza di De Rossi, chiamato a risollevare un ambiente in crisi. Dall’altra parte, invece, il Pisa vede allontanarsi pericolosamente la salvezza: il distacco di dieci punti dal quartultimo posto inizia ad avere i crismi dell’irreversibilità. La squadra di Hiljemark, alla quarta sconfitta consecutiva e ottava nelle ultime nove gare, sembra ormai aver esaurito le energie mentali necessarie per credere in un miracolo che appare sempre più improbabile.
Il contesto di una domenica da dimenticare per i toscani
Non è bastato un avvio sprint (con Loyola che nel primo tempo aveva alzato il ritmo e Baldanzi sfiorato il gol per il Genoa) per scalfire la tranquillità di una squadra ospite più solida. Anzi, l’occasione fallita da Angori a due minuti dal vantaggio – quando da solo davanti al portiere Bijlow si è fatto ipnotizzare – è stata la classica pietra tombale su qualsiasi ambizione pisana. Nel calcio, si sa, la legge del gol non perdona: quella palla divorata è tornata indietro come un boomerang sulla testa di Ekhator. La cronaca restituisce l’immagine di un Pisa inerme, con le sue “individualità palesemente in difficoltà” e un collettivo che non riesce più a reagire agli stimoli della panchina. Mentre l’Arena Garibaldi si svuota mestamente, la certezza è una sola: per vedere ancora la Serie A in questa città servirà un autentico miracolo sportivo, qualcosa che va ben oltre il semplice recupero dei punti persi.




