Il Genoa spegne l’incubo: a Pisa arriva la vittoria che vale la salvezza
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Redazione Sport
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Daniele De Rossi l’aveva chiamato “match point” alla vigilia, e i suoi ragazzi non hanno avuto alcuna intenzione di sprecare una ghiotta occasione, forse l’unica concessa da un campionato tanto equilibrato quanto spietato. All’Arena Garibaldi – Romeo Anconetani, il Grifone ha infatti compiuto l’impresa che più conta, imponendosi per 1-2 contro un Pisa purtroppo per lui combattivo ma alla fine incapace di reggere l’urto della rimonta ligure. I tre punti portano il Genoa a quota 39 in classifica, costruendo un rassicurante +12 sul Lecce, attualmente terzultimo, e regalando ai quasi duemila tifosi rossoblù presenti in trasferta una festa a dir poco meritata dopo un anno di sofferenze. La squadra di mister De Rossi, quindi, può dirsi virtualmente salva, anche se la matematica certezza manca ancora all’appello, con cinque giornate ancora da disputare.
L’illusione di Canestrelli e l’errore che pesa come un macigno
La partita, come spesso accade in questi delicatissimi scontri salvezza, si era messa subito in salita per gli ospiti. A sbloccare il punteggio, al 19’ del primo tempo, era stata una provvidenziale incornata di Canestrelli – il suo primo sigillo in Serie A – sugli sviluppi di un corner battuto da Angori, un colpo che per un attimo aveva fatto sognare l’intero stadio toscano. La rete subita, tuttavia, non ha disunito il Genoa, anzi. La svolta psicologica del match, però, è arrivata solo tre minuti più tardi, quando il solito Angori si è letteralmente divorato il raddoppio: a tu per tu con un attento Bijlow, l’esterno nerazzurro ha fallito l’occasione che avrebbe potuto chiudere la contesa. Un errore, quest’ultimo, che i liguri hanno sfruttato con la freddezza che contraddistingue le grandi squadre, riorganizzando le idee e trovando il pareggio poco prima dell’intervallo.
La zampata di Ekhator e il gelo dal dischetto
Il pari porta la firma di Ekhator, vero jolly offensivo a disposizione di De Rossi, il quale al 41’ ha concluso una pregevole triangolazione Colombo-Baldanzi con un diagonale preciso che ha beffato Semper. Un’azione, questa, che ha dimostrato come il Grifone, anche nei momenti di difficoltà, abbia ritrovato quella freschezza mentale e quella qualità tecnica che erano mancate per larghi tratti della stagione. Nella ripresa, poi, il copione non è cambiato: il Genoa è tornato in campo con il coltello tra i denti, e al 55’ l’episodio decisivo. Un tocco di braccio – involontario ma punibile – dello stesso Canestrelli su un tiro di Baldanzi è costato il calcio di rigore ai padroni di casa. Sul dischetto si è presentato Colombo, che dopo aver fallito il gol del possibile vantaggio poco prima dell’intervallo, non ha tremato: spiazzato il portiere, rete del definitivo 1-2 e liberazione totale per la panchina genoana.
La diga Bijlow e la gestione “sporca” del finale
La partita, naturalmente, non era ancora finita. Il Pisa di Hiljemark, spinto dalla disperazione e dall’orgoglio, ha provato a riversarsi in avanti con la forza della disperazione, inserendo forze fresche come Cuadrado e Meister per aumentare il volume di gioco. Tuttavia, si sono dovuti scontrare contro un muro chiamato Bijlow. Il portiere olandese, già decisivo nella prima frazione, ha compiuto un intervento prodigioso al 71’ deviando in corner una conclusione insidiosa di Aebischer, neutralizzando di fatto l’ultimo vero sussulto dei nerazzurri. Da quel momento, il Genoa ha amministrato con intelligenza, sporcando il gioco quando necessario e dimostrando una maturità che mancava da tempo; una gestione “sporca” del vantaggio, fatta di falli tattici e cambi che hanno spezzato il ritmo avversario, ha permesso ai liguri di portare a casa un risultato pesantissimo.
De Rossi e l’alchimia di un gruppo ritrovato
Al triplice fischio, la festa è stata totale. De Rossi, intervistato a caldo, ha voluto sottolineare come questo risultato fosse il frutto di un percorso iniziato settimane fa, elogiando la forza mentale di un gruppo che non ha mai mollato nonostante i momenti bui. Il tecnico romano, consapevole che probabilmente la salvezza era già stata ipotecata nei turni precedenti, ha comunque sottolineato l’importanza di “farcela con le proprie gambe”, ribadendo il concetto che questa è una squadra di “grandi uomini” oltre che di grandi giocatori. Ora, con la pressione della retrocessione definitivamente alle spalle, il Genoa potrà giocare le ultime giornate con una libertà mentale che potrebbe persino regalare ulteriori soddisfazioni, anche se l’obiettivo primario, quello più importante, è già stato centrato sul campo del Pisa.




