Poste lancia l’Opas su Tim, Farina: “Così si costruisce un polo nazionale integrato”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si tratta, stando a chi quella realtà l’ha guidata per anni, di una semplice operazione industriale. Maria Bianca Farina, già presidente di Poste Italiane, intervistata dall’Adnkronos, ha voluto sottolineare come l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio lanciata nei giorni scorsi dall’ex monopolista postale sul gruppo telefonico rappresenti piuttosto “una scelta di visione strategica per il Paese”. Un’iniziativa, questa, che mira alla costruizione di un “polo nazionale integrato”, un soggetto unico che, nelle sue intenzioni, sarebbe capace di mettere insieme infrastrutture fisiche, servizi digitali avanzati e competenze diffuse secondo una logica orientata al futuro, superando la frammentazione che ha caratterizzato per decenni il settore. Il percorso, ha aggiunto Farina, non nasce con l’annuncio di domenica sera, ma affonda le radici in un’evoluzione iniziata circa un anno fa con un primo investimento, che ha già permesso a Tim di beneficiare di un sostegno stabile. Dal canto suo, l’amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, ha utilizzato una metafora familiare per descrivere il rapporto tra le due società: “Abbiamo fatto il primo investimento un anno fa, quindi possiamo dire di esserci fidanzati con Tim. Adesso siamo fermamente convinti che il matrimonio sia il prossimo passo”.

Numeri e struttura dell’offerta: premi, sinergie e il ruolo della finanza

La prima reazione del mercato, complice anche una giornata particolarmente movimentata per le borse mondiali con le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico sullo sfondo, ha sostanzialmente azzerato il premio inizialmente previsto. I termini economici dell’Opas, articolati in una componente azionaria e una in contanti, prevedono il corrispettivo di 0,0218 azioni Poste di nuova emissione per ogni azione Tim portata in adesione, cui si aggiunge un pagamento cash di 16,70 centesimi. Sulla base delle chiusure di venerdì 20 marzo – che vedevano il Titolo Poste a 21,45 euro e Tim a 0,58 euro – l’operazione valorizzava la compagnia telefonica a circa 63,46 centesimi, inrando un premio superiore al 9%. L’offerta, totalitaria, è condizionata al raggiungimento di una soglia critica: il 66,67% del capitale di Tim, una percentuale che consentirebbe a Poste di procedere con il delisting del titolo da Borsa Italiana. Il perimetro industriale che ne deriverebbe, in caso di successo, è imponente: quasi 13 mila uffici postali, oltre 4 mila punti vendita Tim, più di 49 mila partner terzi e una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi, con l’app “P” di Poste destinata a fungere da piattaforma scalabile su cui innestare nuovi servizi.

Un’evoluzione lunga cinque anni e il perimetro industriale

L’operazione, ha tenuto a precisare Del Fante in una conference call con gli investitori, non è un fulmine a ciel sereno, ma rappresenta “una naturale evoluzione di un dossier avviato cinque anni fa insieme al Direttore Generale Giuseppe Lasco”. Un aspetto centrale della strategia industriale è la volontà di preservare l’identità operativa di Tim, che “rimarrà stand alone company”. Questa scelta, spiegano dal gruppo, mira a valorizzare la complementarietà senza snaturare la struttura di un’azienda che, sotto la guida di Pietro Labriola, ha portato a termine l’eccellente esecuzione dello spin-off della rete. L’integrazione, invece, punta a far lavorare in sinergia la capillarità della rete postale con le infrastrutture tecnologiche di Tim, creando un abilitatore della trasformazione digitale per famiglie, imprese e pubblica amministrazione. Sul fronte dell’occupazione, Giuseppe Lasco ha ricordato come Poste abbia già avviato un importante ricambio generazionale, con l’assunzione di circa 40 mila persone – di cui il 60% under 30 – e ha assicurato che l’integrazione con i dipendenti Tim sarà gestita in continuità con questo percorso di investimento sul capitale umano.

Le reazioni del mercato e i nodi da sciogliere

La seduta successiva all’annuncio ha offerto un quadro contrastante. Tim ha registrato un deciso rialzo, superando il 5% in apertura, mentre Poste Italiane ha subito una flessione, segno che il mercato stava elaborando la portata finanziaria dell’acquisizione. Il premio iniziale, calcolato sulla base dei valori pre-annuncio, è stato rapidamente eroso dalle contrattazioni, spostando l’attenzione sui fondamentali industriali dell’operazione. Non mancano, tuttavia, le voci critiche tra gli azionisti di minoranza. Asati, l’Associazione degli Azionisti di Tim, pur giudicando positivamente l’idea di un grande polo nazionale, ha definito “indispensabile” che l’operazione sia accompagnata da “condizioni chiare, trasparenti e correttamente remunerative”. Nel mirino dell’associazione è finita in particolare la componente azionaria dell’offerta – 0,0218 azioni Poste per ogni azione Tim – ritenuta poco trasparente per i piccoli azionisti, con la richiesta di un aumento “sostanziale” del premio in denaro per rendere il trattamento più equo. Il piano, ora, dovrà superare il vaglio delle autorità di regolamentazione e dell’Antitrust, con la tabella di marcia che prevede il deposito dei documenti a metà aprile, l’assemblea per l’aumento di capitale a giugno e l’avvio delle adesioni non prima di luglio, con l’obiettivo di chiudere l’intera operazione entro la fine del 2026.

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