Schlein attacca Meloni alla Camera: “Posi la clava e dica no a Trump sull’uso delle basi”
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Redazione Interno
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Il confronto alla Camera sulle comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio Europeo, e sullo sfondo la crisi in Medio Oriente dopo gli attacchi contro l’Iran, è degenerato in un botta e risposta che ha visto Elly Schlein utilizzare parole durissime nei confronti di Giorgia Meloni. La segretaria del Partito Democratico, intervenendo in dichiarazione di voto, ha esordito con un invito perentorio rivolto alla premier: “Presidente, posi la clava”, ha dichiarato, motivando quell’esortazione con il riferimento a una situazione internazionale che definisce incandescente e tale da non consentire “la lotta nel fango” a cui, a suo dire, la presidente del Consiglio vorrebbe trascinare l’aula.
Secondo la ricostruzione della leader dem, l’appello all’unità nazionale lanciato dalla premier, e in particolare quel tentativo di ricucire un fronte comune sulla politica estera, sarebbe stato non solo tardivo ma anche di breve durata. “Il suo appello all’unità è durato un paio d’ore, poi è tornata in lei”, ha rincarato la dose Schlein, criticando quella che percepisce come una sostanziale ambiguità di fondo nell’approccio del governo alle sollecitazioni che arrivano dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Al centro dello scontro, infatti, non c’è solo una differente visione sulla crisi iraniana, ma il merito delle decisioni che l’esecutivo sarebbe chiamato a prendere, specialmente per quanto riguarda il sostegno logistico-militare a eventuali operazioni.
La richiesta di escludere già ora l’uso delle basi militari
Il nodo politico sollevato dall’opposizione, e in particolare dalla segretaria dem, riguarda la posizione italiana rispetto alla possibilità, ventilata da Trump, di utilizzare le basi militari presenti sul territorio nazionale per condurre attacchi contro l’Iran. “Oggi vogliamo sentire cosa risponde a Trump che dice che l’Italia è sempre disponibile ad aiutare”, ha incalzato Schlein intervenendo a Omnibus su La7, chiedendo un chiarimento immediato e inequivocabile: se il presidente americano dovesse formalizzare una richiesta in tal senso, il governo intende escluderla già ora?. Per la segretaria, non si tratterebbe di un semplice atto di opportunità politica, ma di una scelta vincolata dalla Costituzione italiana, e in particolare dall’articolo 11 che ripudia la guerra, rendendo di fatto illegittimo qualunque supporto a quelli che definisce “attacchi unilaterali” in violazione del diritto internazionale.
La critica di Schlein si è appuntata sulla tempistica e sulla sostanza delle dichiarazioni della presidente del Consiglio. “Ci ha messo 12 giorni a dire che questi attacchi sono fuori dal diritto internazionale”, ha sottolineato la deputata dem, sostenendo che Meloni si sia inizialmente limitata a “prendere atto” delle azioni militari di Trump e Netanyahu senza una chiara presa di distanza. Ora che quel riconoscimento è arrivato, seppur tardivamente, la segretaria del Pd ne pretende le conseguenze pratiche: un’esclusione formale e preventiva di qualsiasi supporto logistico, che andrebbe, nelle sue parole, a violare i princìpi fondamentali dell’ordinamento italiano. Un passaggio, questo, che collega il diritto interno alla dimensione internazionale, provando a costruire un argomento giuridico oltre che politico.
Il confronto con la Spagna di Sanchez e le altre richieste dell’opposizione
Nel suo intervento, la leader dem ha utilizzato più volte l’esempio spagnolo come termine di paragone per sollecitare una linea più netta da parte dell’Italia. “La premier Meloni ha chiarito che per la Spagna al di fuori degli accordi non ci sarà nessuna autorizzazione all’uso delle proprie basi. Perché non lo dice anche lei già da ora?”, si è chiesta Schlein, citando la posizione pubblica assunta dal presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez. L’invito implicito era a seguire quella strada, a uscire da una posizione che il Pd giudica troppo attendista e subalterna alle richieste americane, per assumere invece un profilo più autonomo e in linea con altri partner europei. “Lavorate per difendere il diritto internazionale, lavorate per l’integrazione europea, lavorate per la pace”, è stato l’appello rivolto dalla segretaria alla maggioranza.
Non solo la questione delle basi, però. Nel suo intervento in aula, Schlein ha allargato il fronte delle critiche ad altri aspetti della politica estera e di sicurezza del governo. Ha ricordato la disponibilità del Pd al confronto su proposte concrete come quelle delle “accise mobili”, ma ha ribadito la netta contrarietà a votare una risoluzione che non contenga una condanna esplicita degli attacchi e che, anzi, lasci aperta la porta a future forme di supporto militare. La segretaria ha toccato anche il tema del cosiddetto “Board of peace”, definendo incostituzionale la partecipazione italiana, e ha contestato l’atteggiamento del governo sugli aumenti della spesa militare richiesti da Trump e sulla tassa minima globale per le multinazionali. Un elenco, quello elencato da Schlein, volto a dimostrare una presunta linea di continuità nell’adesione alle richieste americane. “Presidente, non può dire a Trump sempre di sì”, ha concluso, sintetizzando così il cuore dell’attacco politico all’operato della presidente del Consiglio in questa delicata fase internazionale.




