Il cuore pulsante di Milano Cortina 2026: i diciotto mila volontari che hanno reso possibile il sogno olimpico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre l'eco delle ultime medaglie e lo stupore per le cerimonie, inclusa quella di chiusura all'Arena di Verona che ha visto Gabry Ponte omaggiare proprio loro con un set sulle note di Blue - Da Ba Dee -1, si affievoliscono gradualmente, resta la struttura portante di un evento che vive di ingranaggi umani oltre che sportivi. Diciotto mila persone, un esercito silenzioso composto da studenti, pensionati, professionisti e lavoratori di ogni settore, hanno messo a disposizione tempo ed energie per il buon funzionamento della macchina organizzativa dei Giochi Invernali, operando lontano dai riflettori ma restando il primo e l'ultimo volto che atleti e pubblico hanno incontrato -4. Non si è trattato soltanto di un supporto logistico, bensì di un mosaico di storie personali che hanno trovato nelle Olimpiadi di casa un palcoscenico inedito per esprimere passione e spirito di servizio. Tra questi, alcuni provengono da contesti insospettabili come la riviera romagnola, altri da comitati territoriali della Croce Rossa o da atenei del centro Italia, e tutti hanno contribuito a tessere quella rete di accoglienza che il Comitato Organizzatore, per bocca di Diana Bianchedi, aveva individuato come obiettivo primario già in fase di pianificazione, ovvero garantire che l'atleta, appena sceso dall'aereo, si sentisse a casa grazie al calore di un sorriso -4.

Dalla pala della pizza ai vialetti olimpici, il viaggio di un riminese nel cuore dell'organizzazione

C'è chi la pizza la sforna di professione e chi, invece, per qualche settimana ha cambiato farina per mescolarsi a quella degli ospiti internazionali. È il caso di Mirko Moretti, 56 anni, titolare della pizzeria al taglio “Pizza al Quadrato” nel centro storico di Rimini, che ha indossato i panni di autista ufficiale per Milano Cortina 2026. La sua esperienza, racchiusa nel racconto di chi ha trasportato personalità e addetti ai lavori tra le vette innevate, parla di un contatto diretto con quell'universo parallelo che vive attorno alle competizioni, fatto di tempistiche serrate e di una umanità varia e composita. Moretti, come tanti altri, ha rappresentato quel collegamento tra la quotidianità della sua professione e la straordinarietà dell'evento, trovandosi a condividere spazi e storie con chi, di solito, osserva solo da casa o dagli spalti. La sua divisa, indossata con la stessa naturalezza con cui impasta la farina, è diventata il simbolo di una partecipazione attiva che prescinde dal ruolo sociale o dalla provenienza geografica.

L'organizzazione paramedica e la formazione accademica al servizio dei Giochi

Parallelamente all'esercito dei non professionisti, si è mossa una componente altamente specializzata e altrettanto fondamentale. La Croce Rossa Italiana, con un dispiegamento di forze che ha superato le mille unità tra volontari e dipendenti, ha garantito la sicurezza sanitaria e logistica in particolare nei cluster montani della Valtellina, dove le condizioni climatiche e la conformazione del terreno hanno richiesto l'impiego di mezzi abilitati al soccorso alpino come MSB e CMR, coordinati dalla centrale operativa di Valdidentro -2-6. Figure come quelle di Sem Rusconi, delegato provinciale per Lecco, hanno tracciato bilanci operativi sottolineando l'impegno costante di 40 operatori al giorno nei momenti di picco, un impegno che ha coinvolto non solo il soccorso ma anche la logistica più minuta, dalla preparazione dei pasti alla gestione dei trasferimenti del personale -2. A questa dedizione si è aggiunto anche il contributo del mondo accademico: un gruppo di studenti e laureati dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale ha vissuto l'esperienza "dietro le quinte", portando competenze e freschezza in un contesto che richiedeva flessibilità e prontezza. Per loro, come per Elena, un'altra volontaria che ha raccontato ai media di aver "vinto le proprie Olimpiadi" prestando servizio, l'emozione è stata proporzionale alla consapevolezza di far parte di qualcosa di più grande, un sentimento condiviso anche da chi, come Dario o Orietta incontrati al centro di distribuzione divise di Milano, ha ritrovato dopo la pensione o per semplice curiosità un nuovo scopo -3.

Diciottomila anime, un'unica divisa: il profilo variegato del team26

Chi erano, dunque, questi diciotto mila volontari? La selezione, partita da un bando globale che ha raccolto oltre centotrentacinquemila candidature da novantotto nazioni differenti, ha portato a trentacinquemila colloqui, un'operazione imponente che ha scandagliato profili professionali i più disparati -4-8. Ingegneri meccanici in ferie come Laura e suo marito, giunti da Pinerolo per stare a contatto con la neve che amano; coppie di pensionati britannici per i quali il volontariato olimpico è diventato un modus vivendi, un pretesto per viaggiare e conoscere il mondo dopo Rio, Tokyo e Parigi; giovani cinesi come Qi, che dopo l'esperienza parigina ha voluto ripetere l'ebbrezza di vivere i Giochi da dentro -8. C'è chi ha condiviso questa avventura con l'intera famiglia, come Erika, ingegnere aeronautico di Bellano, che ogni giorno raggiungeva Bormio insieme al fidanzato e ai genitori, tutti volontari, spinti dal desiderio di "restituire qualcosa alla propria terra" -8. E poi c'erano loro, i duemila volontari giunti dall'estero appositamente per l'evento, con il passaporto e un sogno nel bagaglio, a testimoniare come il richiamo dei cinque cerchi sia un linguaggio universale che trascende confini e lingue -4. Ognuno di loro, nell'assegnazione dei settanta ruoli e trenta aree operative in cui erano distribuiti, ha messo a disposizione non solo competenze ma anche una parte di sé.

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