La prima ostensione pubblica delle spoglie di San Francesco, un fiume di 20mila pellegrini ha invaso Assisi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’ondata di devozione popolare, silenziosa e ordinata, si è riversata ieri nelle strade di Assisi, facendo registrare numeri che non si vedevano da tempo. Per la prima volta negli ottocento anni trascorsi dalla morte del Poverello, le sue spoglie mortali sono state esposte alla venerazione pubblica in maniera prolungata, e la risposta dei fedeli è andata ben oltre ogni più ottimistica previsione della complessa macchina organizzativa messa a punto dal Sacro Convento. Già dalle prime luci dell’alba, quando le temperature erano ancora rigide, un flusso ininterrotto di pellegrini ha cominciato a snodarsi verso la Basilica inferiore, dove una teca trasparente, blindata e anti-sfondamento, custodisce ora i resti del santo patrono d’Italia -1-2.

Si parla di circa ventimila persone solo nella giornata inaugurale di domenica 22 febbraio, un’affluenza che ha trasformato la città umbra in un immenso e raccolto luogo di preghiera, lontano però dal caos che simili numeri potrebbero far immaginare -1. Il clima, dentro e fuori la chiesa, è stato infatti descritto da tutti i presenti come ovattato, quasi sospeso, dominato da un religioso silenzio che amplificava il battito dei passi e il peso dell’emozione. I volontari, oltre quattrocento provenienti da una sessantina di associazioni, hanno gestito le code con efficienza, indirizzando i visitatori verso l’ingresso dove, dopo un percorso delimitato da transenne, ci si trova infine al cospetto dell’altare maggiore e della teca che racchiude le ossa del Santo, un’immagine di forte impatto per la loro evidente consumzione -2-4-6.

Quelle ossa, come hanno spiegato i frati del convento, portano i segni del tempo e delle varie riesumazioni subite nei secoli, ma per i credenti raccontano soprattutto una storia di dono totale di sé. “Francesco non si è risparmiato”, ha commentato fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento, sottolineando come il cranio appaia particolarmente rovinato, quasi a voler testimoniare una vita spesa senza riserve fino alla fine -6. L’accesso alla venerazione, che si protrarrà fino al 22 marzo con orario continuato (dalle 7.30 nei feriali e dalle 7 nei festivi), è consentito esclusivamente su prenotazione, unico sistema per garantire un flusso ordinato e la possibilità per ciascuno di sostare quei pochi secondi davanti al sepolcro, un lasso di tempo sufficiente, per molti, per tracciare un segno di croce, inginocchiarsi o semplicemente fermarsi in contemplazione -1.

L’eco dell’evento, nel frattempo, ha già varcato i confini nazionali, come dimostrano le statistiche relative alle prenotazioni, che hanno già superato quota quattrocentomila. Se l’ottanta per cento dei pellegrini è italiano, colpisce la provenienza degli altri: oltre cinquemila arriveranno dagli Stati Uniti, dove Donald Trump siede nuovamente alla Casa Bianca, e milleseicento dal Giappone, a testimoniare come il messaggio del Santo di Assisi continui ad attrarre fedeli e curiosi da ogni angolo del pianeta -1-8. Una folla variegata, quella attesa, che comprende anche gruppi organizzati, come i bergamaschi guidati da fra Andrea del convento dei Cappuccini, giunti tra i primi per vivere quella che hanno definito un’esperienza capace di allargare il cuore di fronte al mistero della santità che si fa carne e ossa.

Numeri da record e una logistica da evento mondiale

La macchina organizzativa allestita per l’occasione non ha precedenti nella storia recente della cittadina umbra. I quattrocentosedici volontari, che spaziano dai sedici agli ottant’anni e per il sessantatré per cento sono donne, sono il cuore pulsante di un’accoglienza che si prefigge di gestire fino a quindicimila pellegrini al giorno, con un picco previsto di settecentomila presenze nell’arco dell’intero mese -4-5. Per coordinare l’afflusso, i frati hanno predisposto un grande tendone in piazza inferiore, punto di raccolta e smistamento prima dei controlli di sicurezza e dell’ingresso in basilica, dove un percorso studiato nei minimi dettagli conduce i visitatori fino alla teca posizionata ai piedi dell’altare papale -1-5.

L’estumulazione dei resti, avvenuta sabato mattina alla presenza della comunità francescana, è stato il primo atto di questo lungo mese di grazie, come lo ha definito il custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, visibilmente commosso nel rivedere le spoglie del Santo dopo secoli di chiusura nel sarcofago della cripta -2-8. Il trasferimento nella teca di vetro, avvenuto nel pomeriggio durante una solenne celebrazione, ha suggellato l’inizio di un evento che i frati stessi faticano a definire nei suoi contorni spirituali. “Ritroviamo la presenza di Francesco ancora più vicino a noi”, ha dichiarato fra Marco, “la fede cristiana è una fede rea, il Signore si è incarnato e la carne fa parte della nostra vita” -5.

Un pellegrinaggio tra fede e memoria storica

Per molti dei presenti, la fila sotto la pioggia o nel freddo dell’alba è stata vissuta non come un sacrificio, ma come parte integrante di un cammino interiore. All’ingresso della basilica, ai pellegrini viene consegnato un libretto con una preghiera, un invito a trasformare la semplice visita in un momento di raccoglimento personale: “Francesco, fratello, ti guardo in questa gloria e capisco che chi dona tutto per amore, non finisce mai” -1. Un invito a superare la dimensione puramente estetica o turistica dell’evento per coglierne la portata esistenziale, in un percorso che si conclude con la possibilità di accostarsi ai confessionali posizionati al termine della visita.

La storia stessa delle spoglie di Francesco, del resto, è segnata da vicende rocambolesche che aggiungono fascino e mistero a questa ostensione. Dopo la morte, avvenuta la sera del 3 ottobre 1226, la salma fu sepolta nella chiesa di San Giorgio, per poi essere nascosta per secoli quando, nel Quattrocento, i frati ne murarono l’accesso per timore che i perugini potessero trafugarla. Solo nel 1818, dopo cinquantadue notti di scavi condotti in gran segreto per non allarmare i fedeli, la cassa di pietra fu ritrovata intatta sotto l’altare maggiore della basilica inferiore -1. Da allora, i resti non erano mai stati esposti in maniera continuativa al pubblico, rendendo questo mese del centenario un unicum nella storia della Chiesa.

Il messaggio del Poverello letto attraverso le sue ossa

Davanti a quelle ossa, “consumate” come ha ripetuto più volte fra Giulio Cesareo, il pensiero dei fedeli corre inevitabilmente alla fragilità della vita e alla potenza di un messaggio che ottocento anni non sono riusciti a scalfire. La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione, ha voluto sottolineare come “quelle ossa, proprio perché consumate, ci dicono che quella di Francesco è una santità alla portata di tutti” -2. Un concerto, questo, che richiama alla semplicità e all’umanità del Santo, lontano da ogni astrattezza agiografica e calato nella concretezza di una vita spesa per gli ultimi e per il creato.

E mentre i primi pellegrini tornano a casa con negli occhi l’immagine di quella teca e di quelle ossa, ad Assisi ci si prepara ad accogliere nei prossimi giorni non solo i fedeli comuni, ma anche rappresentanti delle istituzioni e parlamentari, previsti per una veglia speciale il 12 marzo, a testimonianza di quanto la figura di Francesco continui a essere un punto di riferimento universale, capace di parlare a credenti e non credenti, a italiani e stranieri, in un momento storico segnato da conflitti e divisioni -8-9. Il mese di ostensione si concluderà il 22 marzo con una solenne celebrazione nella chiesa superiore presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei -5.

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