Assisi, l'ostensione straordinaria delle spoglie di San Francesco tra fede e storia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è aperta ufficialmente ad Assisi, nella chiesa inferiore della Basilica Papale dedicata al santo, l’ostensione pubblica e prolungata delle spoglie mortali di San Francesco d’Assisi, un evento che per la prima volta in otto secoli permette ai fedeli di trovarsi davanti ai resti del Poverello. La teca di vetro, collocata davanti all’altare papale, custodisce le ossa di Francesco, e i primi a percorrere quel tratto di basilica, solitamente riservato alla contemplazione silenziosa, sono stati i giornalisti accreditati, ai quali è stato concesso un accesso esclusivo prima dell’apertura al pubblico. Il percorso per raggiungere quel punto, come hanno potuto constatare i cronisti, si snoda all’interno del Sacro Convento attraverso corridoi e ambienti normalmente inaccessibili, un itinerario che prepara al momento in cui ci si trova davanti alla teca e il silenzio, amplificato dalla sacralità del luogo, avvolge i presenti. L’impatto visivo con i resti, ha raccontato fra Giulio Cesareo, direttore dell’ufficio comunicazioni del Sacro Convento, è quello di ossa consumate, segno evidente di un’esistenza spesa senza risparmio, e il cranio, in particolare, appare rovinato non solo dall’inesorabile scorrere dei secoli – sono 800 quelli trascorsi dalla morte – ma anche, verosimilmente, a causa delle riesumazioni che si sono succedute nel tempo -5.

La decisione di esporre le spoglie, autorizzata e benedetta da papa Leone XIV, si inserisce nel quadro più ampio delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di Francesco, e i numeri, del resto, testimoniano la portata straordinaria dell’evento: le prenotazioni, rese obbligatorie e gratuite attraverso il portale sanfrancescovive.org, hanno già superato le 370.000 unità, con pellegrini attesi da ogni continente -2-4-6. L’afflusso, stando ai dati forniti dalla comunità francescana, vedrà una netta prevalenza italiana, stimata attorno all’ottanta per cento, ma significative sono anche le presenze dall’estero, con migliaia di prenotati da Stati Uniti, Croazia, Slovacchia, Brasile e Francia, e addirittura centinaia dall’Indonesia e decine dal Giappone, a dimostrazione di un richiamo che varca i confini della fede cattolica per farsi universale -2-4. Per gestire un flusso così imponente, che si prevede possa toccare le 15.000 unità al giorno, i frati del Sacro Convento hanno messo in campo un’organizzazione capillare che coinvolge oltre 400 volontari, provenienti da più di sessanta associazioni, dalla Protezione Civile all’Ente Calendimaggio, fino alla Scuola Alberghiera e al Cisom, pronti ad alternarsi per l’intera durata dell’ostensione, che si concluderà il 22 marzo -3-4-6.

Un’eredità di senso che attraversa i secoli

Al di là del dato puramente devozionale, l’ostensione delle spoglie mortali di Francesco d’Assisi si carica di significati che interrogano la contemporaneità, e i frati che custodiscono la basilica hanno voluto offrire una chiave di lettura che affonda le radici nel Vangelo. L’immagine scelta per interpretare questo evento, come ha spiegato fra Giulio Cesareo, è quella del seme che, cadendo in terra e morendo, porta molto frutto, tratta dal capitolo 12 del Vangelo di Giovanni -3-4. In quest’ottica, Francesco non è un personaggio del passato da archiviare, alla stregua di un Napoleone o di un Voltaire, ma una presenza viva proprio perché capace di generare ancora domande e di toccare le coscienze. “Lui continua a essere vivo perché continua a suscitare domande”, ha affermato fra Giulio Cesareo, sottolineando come quelle ossa, esposte alla venerazione, non parlino di morte ma di una vita che si è donata interamente e che, proprio per questo, continua a germogliare nella storia -3. La salma, la cui statura era stimata intorno al metro e cinquantotto, come ha ricordato il nuovo vescovo di Assisi monsignor Felice Accrocca intervenendo alla conferenza stampa di presentazione, apparteneva a un uomo dall’aspetto dimesso, eppure la forza delle sue parole e delle sue scelte ha attraversato i secoli, e oggi, in una società dominata dalla dittatura dell’immagine, quel ridotto all’essenziale continua a parlare e a indicare che l’uomo non è ciò che appare, ma ciò che è capace di amare -2.

La documentazione video e il ruolo dei media nell’evento

Parallelamente al significato spirituale, l’ostensione del 2026 rappresenta una novità anche sotto il profilo della comunicazione, segnando un passaggio epocale nella documentazione della storia francescana. Se in passato, come accadde nel 1978 e successivamente nel 2015 in occasione di interventi sulla tomba, la documentazione era stata esclusivamente fotografica, per la prima volta le riprese ufficiali della teca e del momento in cui le spoglie vengono mostrate ai fedeli sono state affidate a una troupe video, dando vita al primo documento audiovisivo assoluto di questo momento -2. La realizzazione delle riprese ufficiali è stata commissionata in esclusiva alla bergamasca Officina della Comunicazione, a sottolineare l’attenzione dei frati nel consegnare alla storia un racconto per immagini che vada oltre lo scatto fotografico e restituisca la dinamica dell’emozione collettiva. La diretta televisiva su RaiUno, inoltre, ha scandito i momenti salienti del rito, con i commenti di fra Luca Di Pasquale, frate minore della Provincia Serafica, di padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, e dello scrittore e giornalista Aldo Cazzullo, chiamati a spiegare al grande pubblico l’eccezionalità di un appuntamento che, per un mese intero, farà convergere gli occhi del mondo su Assisi -2-4. Tra i presenti all’estumulazione e alla traslazione, avvenute nella mattinata di sabato 21 febbraio alla presenza di circa trecento frati, c’erano fra Ignacio Ceja Jiménez, Vicario Generale dell’Ordine dei Frati Minori, fra Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, e fra Massimo Travascio, Custode della Porziuncola, a simboleggiare l’abbraccio dell’intera famiglia francescana intorno a colui che, morendo, continua a insegnare la via della fraternità -2-4.

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