Tim aumenta le tariffe di telefonia fissa e mobile, dal primo aprile rincari fino a 5 euro per alcuni clienti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ondata di rimodulazioni che sta interessando il mercato delle telecomunicazioni nel primo trimestre del 2026 coinvolge anche Tim, con aumenti differenziati che scatteranno a partire dal prossimo primo aprile per la rete fissa e che sono già partiti a febbraio per diversi piani mobile. L’operatore, che motiva questi interventi con “esigenze economiche di sostenibilità degli investimenti connessi all’incremento del traffico dati”, ha avviato le procedure di notifica nelle scorse settimane, inserendo gli avvisi direttamente nelle fatture o inviando sms personalizzati ai clienti interessati. Non si tratta di una misura generalizzata, va detto, ma di una selezione di offerte – sia per la linea fissa che per la telefonia mobile – per le quali il canone mensile subirà una variazione in aumento. Per quanto riguarda la rete fissa, nello specifico, gli importi aggiuntivi richiesti oscilleranno tra i 2 e i 2,99 euro al mese, Iva inclusa, anche se in alcuni casi, per determinate tipologie di contratto, il rincaro potrebbe arrivare fino a 5 euro mensili -1-3. Una forbice, questa, che riflette la varietà dei piani tariffari ancora attivi e la necessità, dichiarata dall’azienda, di adeguarsi alle mutate condizioni del mercato e di sostenere i cospicui investimenti infrastrutturali, in particolare quelli legati allo sviluppo della fibra ottica e delle reti di nuova generazione -5-6.

Sul versante della telefonia mobile, invece, la manovra dell’operatore nazionale ha cominciato a produrre i suoi effetti già a partire dal 14 febbraio 2026, data dopo la quale, per alcuni clienti con sim ricaricabili, il costo del proprio piano è aumentato di un importo compreso tra 1,99 e 2,99 euro a ogni rinnovo mensile -2-8. In questo caso, l’avviso di modifica unilaterale del contratto è stato recapitato via sms a partire dalla metà di gennaio, dando il via a quei sessanta giorni di preavviso che la normativa impone agli operatori per consentire ai consumatori di valutare serenamente le alternative. Come spesso accade in queste circostanze, l’azienda ha affiancato all’annuncio dei rincari anche alcune proposte alternative, studiate per offrire un quid in più a chi decide di restare: si va dall’attivazione gratuita di 50 gigabyte aggiuntivi al mese, fino alla possibilità di ottenere la navigazione in tecnologia 5G Ultra, un’opzione che promette velocità di connessione superiori a patto di possedere un dispositivo compatibile -2-8. Una sorta di contentino, verrebbe da dire, pensato per addolcire una pillola amara.

Tempistiche e modalità per l’esercizio del recesso senza penali

Di fronte a una modifica contrattuale di questo tipo, il diritto di recesso senza costi rappresenta la principale arma di difesa per l’utente, una possibilità sancita dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche che Tim è tenuta a garantire e a comunicare con chiarezza. Per i clienti della rete fissa che hanno ricevuto la comunicazione di aumento in fattura a febbraio – e che vedranno applicate le nuove tariffe dal primo aprile 2026 – il termine ultimo per esercitare questa opzione è fissato al 30 aprile 2026 -4. Entro questa data, insomma, l’abbonato può decidere di recedere dal contratto senza dover corrispondere penali o costi di disattivazione, e la stessa finestra temporale vale anche per chi, semplicemente, volesse passare a un altro operatore telefonico. La procedura, per essere valida, richiede l’invio di una comunicazione esplicita nella quale si specifichi che la decisione è motivata proprio dalla “modifica delle condizioni contrattuali”: un passaggio burocratico non trascurabile, questo, perché evita che vengano impropriamente addebitati costi di uscita. Le modalità per farlo sono molteplici e vanno dalla classica raccomandata con avviso di ricevimento da inviare alla casella postale di Tim a Fiumicino, all’invio di una Pec all’indirizzo dedicato, passando per la chiamata al servizio clienti o la visita in un negozio Tim -3-4.

Le opzioni per i clienti mobile e la gestione delle rate residue

Per i clienti della telefonia mobile, invece, la tempistica è leggermente diversa e più stringente, considerato che gli aumenti sono già scattati a metà febbraio. Coloro che non intendono accettare il nuovo prezzo del proprio piano ricaricabile hanno tempo fino al 20 marzo 2026 per recedere o cambiare operatore, indicando sempre la medesima causale per non incorrere in penali -2-8. Un aspetto che merita attenzione, in entrambi gli scenari, riguarda la presenza di eventuali pagamenti rateali in corso, magari per l’acquisto di uno smartphone o di un modem: il recesso, in questi casi, non estingue automaticamente il debito residuo, che dovrà essere saldato secondo le modalità concordate, o in un’unica soluzione o continuando a pagare le singole rate fino alla loro naturale scadenza -4-6. Tim, inoltre, a partire dal 22 febbraio 2026, ha modificato l’ordine di priorità con cui propone le tecnologie per le nuove attivazioni di rete fissa, equiparando la fibra Ftth di FiberCop a quella di Open Fiber, mentre l’Adsl, di fatto, esce definitivamente dai radar commerciali per chi sottoscrive un nuovo contratto.

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