Grattacielo in fumo a Ferrara, duecento sfollati e la procura indaga

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La paura, quella vera, non si è ancora dissipata, nemmeno dopo che le fiamme sono state domate dai vigili del fuoco. Resta nello sguardo smarrito dei residenti del grattacielo di via Felisatti, costretti a lasciare in fretta e furia le proprie case nella notte tra sabato e domenica, quando un violento incendio è divampato nella torre B dell’imponente struttura nel quartiere Gad. L’odore acre del fumo, che ha intossicato diciannove persone poi portate al pronto soccorso dell’Sant’Anna, sembra essersi ormai attaccato alle loro vite, portando con sé, oltre al ricordo del caos di quelle ore, un’angosciante domanda sul futuro. “Viviamo nella torre da sempre”, dicono alcuni di loro, mentre si aggirano incerti ai piedi del palazzo ormai sigillato e inagibile, “cosa sarà di noi adesso?”. Un interrogativo che pesa come un macigno, soprattutto per chi, come Imran Akhtar, cittadino italiano di origini pachistane, abita al decimo piano con la moglie e i quattro figli, uno dei quali affetto da invalidità, e si ritrova oggi a dover ricostruire una quotidianità già di per sé complessa.

L'emergenza abitativa e il coordinamento delle istituzioni

Mentre la vita dei duecento sfollati prosegue tra la precaria sistemazione al Palapalestre, dove ne sono alloggiati sessantacinque, e l’ospitalità offerta da parenti e amici, le istituzioni cercano di coordinare la risposta all’emergenza. In Prefettura, il centro di coordinamento soccorsi si è riunito più volte, in un susseguirsi di incontri presieduti dal prefetto Massimo Marchesiello, per fare il punto su una situazione che resta delicata. Al tavolo tecnico, oltre all’amministratore dell’immobile, hanno preso parte i rappresentanti del Comune, delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, della Protezione civile, della Polizia locale, della Croce rossa e dell’Azienda sanitaria locale, in uno sforzo congiunto per gestire le immediate necessità logistiche e sanitarie. La macchina dei soccorsi, insomma, è in moto, e si prepara a spostare una parte delle persone attualmente al Palapalestre verso la struttura della Rivana, nella consapevolezza che il ritorno in via Felisatti non sarà questione di giorni.

Le indagini della procura sul rogo

A rendere ancor più cupo lo scenario, e a gettare un’ombra sulle cause del disastro, è l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Ferrara. I magistrati, che si sono insediati poco dopo l’allarme scattato verso le quattro di domenica mattina, hanno formalmente avviato un fascicolo per il reato di incendio colposo, al momento contro ignoti. Un passaggio giudiziario, questo, che segna inevitabilmente la transizione dalla pura gestione dell’emergenza alla ricerca delle responsabilità, se ve ne sono, per quanto accaduto. Le indagini, che procedono parallelamente alle operazioni di soccorso e di assistenza, dovranno ora accertare le dinamiche precise dell’origine delle fiamme, esaminando ogni ipotesi e vagliando le risultanze dei rilievi tecnici effettuati sul posto.

Il nodo della sicurezza e il destino dell'edificio

Quello che resta, a parte la cenere e i danni, è un profondo senso di vulnerabilità. Il grattacielo, simbolo di un’epoca e punto di riferimento abitativo per tanti, oggi si staglia contro il cielo come un gigante ferito e pericoloso, la cui agibilità è totalmente compromessa. Il viavai continuo di famiglie che ieri si aggiravano sotto la struttura, quasi a cercare con lo sguardo la propria finestra o a misurare l’entità del danno, racconta più di ogni cronaca la frattura improvvisa che si è creata. La loro esistenza, fatta di abitudini, ricordi e oggetti quotidiani, è sospesa in attesa non solo di poter rientrare, ma di comprendere come un evento del genere abbia potuto verificarsi, mettendo a repentaglio la sicurezza di un intero condominio. La strada della normalità, per loro, è ancora lunga e piena di incognite, mentre la città intera osserva e si interroga sulla solidità dei propri spazi di vita.

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