Ferrara, paura e smarrimento nel grattacielo ferito dal fuoco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Stanchi, disorientati, con gli occhi ancora velati dallo spavento per quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica: sono i volti dei residenti della torre B del grattacielo di via Felisatti, a Ferrara, costretti a lasciare le proprie case dopo l’incendio che ha reso inagibile l’intera struttura. La paura per le fiamme, divampate poco prima delle quattro del mattino e domate dopo ore di lavoro dei vigili del fuoco, si è ormai trasformata in angoscia per un futuro improvvisamente sospeso, come testimoniano le domande che molti si pongono mentre osservano, da lontano, l’edificio che fino a pochi giorni fa era la loro dimora. Alcuni di loro, una sessantina, hanno trovato un riparo temporaneo al Palapalestre, allestito dalla Protezione Civile, mentre altri sono ospiti di parenti o amici, in attesa di capire quale sarà la prossima destinazione. Tra le storie di chi vive in quel complesso, costruito nel quartiere Gad a pochi passi dalla stazione, c’è quella di Imran Akhtar, pachistano d’origine con la cittadinanza italiana, il quale abita al decimo piano con la moglie e i quattro figli, uno dei quali affetto da una disabilità: per lui e la sua famiglia, come per tutti gli altri duecento sfollati, l’incertezza è l’unica certezza.

Il coordinamento negli uffici della Prefettura

Mentre la vita dei residenti è stata sconvolta, nelle sale della Prefettura il lavoro per gestire l’emergenza prosegue senza sosta, attraverso una serie di incontri ravvicinati del Centro coordinamento soccorsi. Presieduto dal prefetto Massimo Marchesiello, il tavolo tecnico – che riunisce Comune, forze dell’ordine, vigili del fuoco, Protezione civile, Polizia locale, Croce Rossa e Azienda sanitaria locale, oltre all’amministratore dell’immobile – si è riunito più volte per fare il punto sulla situazione, coordinare gli sforzi e pianificare le prossime mosse, concentrandosi in particolare sull’assistenza agli sfollati e sulla valutazione della sicurezza dell’edificio.

La macchina delle indagini della Procura

Parallelamente all’azione di soccorso e di prima assistenza, ha preso il via l’iter giudiziario volto ad accertare le cause e le eventuali responsabilità del rogo. La Procura di Ferrara ha infatti aperto un’inchiesta per il reato di incendio colposo, al momento contro ignoti, affidando le indagini ai carabinieri. Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la dinamica dell’evento, che ha portato anche al trasporto in ospedale di diciannove persone, tutte intossicate a causa della grande quantità di fumo inalato durante l’evacuazione. L’attenzione degli inquirenti, che stanno esaminando la scena e raccogliendo testimonianze, si concentra sulle possibili fonti d’innesco, sulla conformità degli impianti e, più in generale, sulle condizioni di sicurezza della struttura, un capitolo – quest’ultimo – che potrebbe rivelarsi centrale nell’ambito del procedimento.

Il nodo degli alloggi e la sistemazione dei residenti

Il problema più immediato, tuttavia, rimane quello della sistemazione delle oltre duecento persone che non possono fare ritorno nelle proprie abitazioni, dato che i danni provocati dalle fiamme e soprattutto dal fumo rendono la torre B inagibile per un periodo di tempo ancora non quantificabile. Se il Palapalestre continua a fornire un primo riparo, si sta già valutando l’apertura di altre strutture, come la cosiddetta “Rivana”, per garantire soluzioni più stabili e dignitose nel medio periodo. La macchina della solidarietà istituzionale e del volontariato è in movimento, ma la strada da percorrere appare lunga, sia per la complessità delle verifiche tecniche sull’edificio, sia per la necessità di trovare risposte concrete a famiglie che, improvvisamente, si sono ritrovate senza un tetto.

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