Incendio al grattacielo di Ferrara, si valuta l’uso della forza per gli appartamenti inaccessibili

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’emergenza al complesso residenziale di via Felisatti, dopo le fiamme divampate dal vano contatori nella notte tra sabato e domenica, si è trasformata in una complessa operazione di soccorso e verifica. Le autoscale dei vigili del fuoco hanno permesso l’evacuazione di circa duecento persone, molte delle quali, intossicate dal fumo denso che ha invaso i piani alti, sono state trasportate d’urgenza all’ospedale di Cona per gli accertamenti del caso. Sebbene nessuno versi in condizioni gravi, il bilancio dell’incidente – con diciassette intossicati – resta pesante, segnando una notte che i residenti descrivono come apocalittica, con il fumo che si infilava ovunque, costringendo chiunque a una fuga precipitosa, spesso con in mano solo un trolley o pochi effetti personali recuperati in fretta.

L’ordinanza di inagibilità e la macchina degli aiuti

A seguito dei gravissimi danni strutturali e impiantistici accertati, il sindaco Alan Fabbri ha firmato nella serata di domenica l’ordinanza che dichiara inagibile l’intera torre B, sancendo così l’impossibilità per chiunque di rientrare nell’edificio. La macchina della protezione civile, intanto, si è messa in moto all’alba, predisponendo come sede alternativa per gli sfollati il Palapalestre, dove sono state allestite aree di accoglienza differenziate. Sotto una tenda, infatti, sono state radunate le persone più fragili – famiglie con bambini piccoli, anziani e disabili – mentre un gazebo distribuisce i pasti caldi e un camion attrezzato fornisce coperte e primo riparo. Tra di loro si aggirano anche alcuni operai egiziani, alloggiati grazie a un affitto breve, che come molti altri fruiscono tra i pochi beni recuperati, tentando un amaro e provvisorio inventario.

La questione degli appartamenti irraggiungibili

Proprio mentre prosegue lo sforzo di assistere coloro che hanno perso temporaneamente la casa, emerge un nodo cruciale per la sicurezza pubblica: mancano all’appello, infatti, circa trenta proprietari di appartamenti per i quali nessuno si è ancora presentato al Centro Coordinamento Soccorsi per dichiarare il numero degli occupanti. Questo vuoto informativo, in un edificio dichiarato pericolante e dopo un evento di tale portata, solleva il fondato timore che qualcuno possa essere rimasto intrappolato all’interno o, comunque, necessiti di aiuto. Una situazione di assoluta incertezza che le autorità non possono ignorare, costringendo a valutare ogni opzione pur di escludere ogni evenienza.

Il possibile ricorso alla forza per gli accessi

Allo stato attuale, di fronte alla persistente irreperibilità di alcuni condomini e all’impossibilità di accertare da remoto lo stato degli alloggi, le forze dell’ordine si trovano nella necessità di considerare l’ipotesi estrema di usare la forza per entrare negli appartamenti non ancora ispezionati. Si tratterebbe di un atto eccezionale, dettato esclusivamente da ragioni di pubblica incolumità e dalla volontà di scongiurare il pericolo che qualcuno, magari inerme o impossibilitato a muoversi, sia ancora all’interno della struttura fatiscente. Una decisione che non si prende alla leggera, ma che diventa via via più probabile con il passare delle ore e il persistere del silenzio da parte di quei nuclei famigliari di cui, semplicemente, si sono perse le tracce dopo il caos della notte dell’incendio.

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