Ferrara, l'incubo dell'incendio nel grattacielo e l'accoglienza al Palapalestre
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Redazione Interno
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Le fiamme, divampate alle tre di domenica alla base della Torre B del grattacielo di via Felisatti, hanno lasciato dietro di sé una scia di smarrimento e un'operazione di soccorso che, nella notte più critica, ha costretto all'evacuazione numerosi residenti. Coloro che non hanno potuto contare su reti familiari o amicali – una sessantina di persone, per la precisione – hanno trovato un rifugio temporaneo nel Palapalestre della città, dove sono stati allestiti e utilizzati sessantacinque posti letto. Una risposta immediata a un'emergenza che ha strappato dalle proprie case chi, come Imran Akhtar, pachistano naturalizzato italiano che vive al decimo piano con la moglie e quattro figli – uno dei quali con disabilità –, si è ritrovato da un momento all'altro a fronteggiare paure angosciose e un futuro improvvisamente opaco.
Il presidio delle forze dell'ordine e lo spettro dello sciacallaggio
Mentre la macchina dell'accoglienza d'emergenza veniva attivata, un'altra esigenza primaria si imponeva alle autorità: la sicurezza dell'immobile devastato. La Polizia di Stato, così come le altre forze dell'ordine, ha dispiegato un presidio continuo attorno alla struttura, la cui presenza si è resa indispensabile non solo per garantire i controlli di sicurezza ma, come comunicato dalla Questura di Ferrara, per prevenire il rischio concreto di fenomeni di sciacallaggio. Un timore purtroppo non infondato in simili circostanze, che ha reso necessaria una vigilanza costante sull'edificio vulnerabile e sui beni delle famiglie sfollate.
La task force in Prefettura e il coordinamento degli aiuti
Parallelamente, in Prefettura, il Centro coordinamento soccorsi si è riunito più volte a stretto giro, in una serie di incontri presieduti dal prefetto Massimo Marchesiello. Al tavolo tecnico, finalizzato a tracciare una linea d'azione coordinata, hanno partecipato tutti i soggetti istituzionali e militari coinvolti: dal Comune alle forze dell'ordine, dai vigili del fuoco alla Protezione Civile, dalla Polizia Locale alla Croce Rossa e all'Azienda sanitaria locale, senza tralasciare l'amministratore dell'immobile. Un lavoro di squadra, quello avviato, per gestire le conseguenze immediate del disastro e organizzare la risposta alle necessità crescenti degli sfollati.
La seconda struttura pronta e un futuro da scrivere
Sebbene il Palapalestre abbia funzionato da primo ammortizzatore dell'urgenza, la città mantiene operativa e predisposta anche la struttura della Rivana, inizialmente allestita ma non utilizzata nella prima, concitata notte. La sua disponibilità rappresenta una risorsa cruciale per far fronte a una situazione dai tempi ancora indefiniti, dove l'incertezza sul domani è il sentimento più palpabile tra coloro che abitano da sempre nella torre. Il viavai continuo di famiglie sotto al grattacielo, ieri, era la testimonianza silenziosa di un dramma personale e collettivo che va ben oltre i danni materiali, e per il quale le istituzioni stanno ora cercando, faticosamente, una traccia di percorso.




