Chiara Mazzel, l’oro paralimpico e il glaucoma che l’ha colpita a 18 anni. Quali controlli fare, la prevenzione, i sintomi del “ladro silenzioso della vista”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Azzurra, trentina di Moena, classe 1996, e portabandiera dell’Italia insieme a René De Silvestro per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, Chiara Mazzel ha già regalato al Paese una medaglia d’argento nella discesa libera e un oro nel supergigante femminile vision impaired. Il suo nome, da domenica 8 marzo, è sulla bocca di tutti, e la sua storia – raccontata più volte ai microfoni della Rai – è diventata il simbolo della Settimana mondiale del glaucoma che si celebra fino al 14 marzo. Perché Chiara, che oggi scia con la guida Fabrizio Casal, ha dovuto affrontare una diagnosi arrivata a diciotto anni, quel glaucoma che in poco tempo, come ha dichiarato lei stessa, l’ha privata quasi totalmente della vista. Fu proprio guardare un altro atleta, Giacomo Bertagnolli, a farle capire che “anche chi non vede può sciare”, e quella consapevolezza rappresentò la svolta per riprendere in mano la propria vita, trasformando lo sport nell’inizio di una seconda esistenza.
Il glaucoma, del resto, è una patologia subdola, spesso definita “il ladro silenzioso della vista” perché nelle sue forme più comuni – come il glaucoma cronico ad angolo aperto – avanza senza dolore e senza sintomi evidenti, erodendo gradualmente il campo visivo periferico fino a lasciare, nei casi più gravi e non trattati, solo una stretta visione centrale a tunnel. Si stima che nel mondo siano oltre 80 milioni le persone colpite, mentre in Italia si parla di circa un milione di pazienti, con un dato allarmante: almeno la metà di questi non sa di avere la malattia, e proprio questa mancata consapevolezza rende la prevenzione l’unica arma davvero efficace per evitare danni irreversibili. Quando la diagnosi arriva tardiva, la vista persa non può più essere recuperata, e l’impatto sulla qualità della vita – come testimoniato non solo dagli atleti ma anche dai racconti di pazienti comuni raccolti nelle campagne di screening – è devastante: si perde l’autonomia, la capacità di riconoscere i volti amati, la possibilità di muoversi in sicurezza.
L’aumento della pressione intraoculare rappresenta il principale fattore di rischio, ma la malattia è complessa e multifattoriale: può svilupparsi anche con valori pressori nella norma e dipende da fattori genetici, vascolari, dall’età, da condizioni come la miopia elevata, il diabete, l’ipertensione e l’uso prolungato di cortisonici. Per questo gli specialisti raccomandano un primo controllo oculistico completo intorno ai quarant’anni, o anche prima in presenza di familiarità, ripetendolo poi con cadenza biennale o triennale, che diventa annuale dopo i sessanta. La diagnosi precoce si basa su una serie di esami specifici che vanno oltre la semplice misurazione della pressione: la tonometria, l’oftalmoscopia per osservare il nervo ottico, la perimetria per valutare il campo visivo, la gonioscopia per esaminare l’angolo irido-corneale, e la tomografia a coerenza ottica (OCT) che fornisce immagini ad alta risoluzione delle strutture oculari.
La prevenzione scende in piazza, screening gratuiti in ottanta città italiane
In occasione della Settimana mondiale del glaucoma, l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB) e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) hanno moltiplicato gli sforzi, portando la prevenzione direttamente tra la gente con controlli gratuiti e attività divulgative in circa ottanta città italiane. L’iniziativa, che quest’anno si avvale di una partnership potenziata, mira a intercettare quella fetta silenziosa di popolazione ignara di convivere con la malattia: un messaggio chiaro, riassunto nello slogan scelto per il 2026, “Prima che la luce si spenga, ferma il glaucoma”, che invita i cittadini a diventare “agenti attivi” della propria salute visiva. A Ferrara, l’Unità Operativa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cona ha posizionato un’unità oftalmica mobile nel cortile della Cittadella della Salute San Rocco, offrendo visite con strumenti all’avanguardia e indirizzando ai centri di diagnostica avanzata i soggetti a rischio. A Rimini, l’appuntamento è per mercoledì 11 marzo al Museo della Città con una conferenza pubblica, mentre a Sassari lo screening gratuito si terrà il 13 marzo presso il Centro Oculistico Sociale, con un focus sui cittadini dai trent’anni in su.
I sintomi da non ignorare e la ricerca di una diagnosi tempestiva
Se il glaucoma cronico ad angolo aperto è subdolo e silente, esistono forme più rare ma acute, come il glaucoma ad angolo chiuso, che si manifestano con segnali inequivocabili e improvvisi: dolore oculare intenso, visione offuscata, nausea, comparsa di aloni colorati attorno alle luci. In quei casi, come racconta la testimonianza di Giovanna raccolta da IAPB, la diagnosi è immediata e l’intervento tempestivo può fare la differenza, anche se il trauma visivo resta profondo e la vita cambia per sempre. Giovanna, che perse la vista a quarantacinque anni a causa di un glaucoma acuto con pressione oculare a cinquanta, oggi dedica il suo tempo alla prevenzione, ricordando che “arrivare presto fa la differenza” e che il sole e il mare, anche se non li vede più, continua a sentirli con altri sensi, abbracciando la vita con una forza che lascia senza fiato.
La stessa forza, declinata nello sport e nella competizione, è quella che anima Chiara Mazzel in questi giorni di gloria paralimpica. La sua medaglia d’oro, conquistata dopo aver accettato la disabilità e aver trasformato il buio in una sfida, diventa così non solo un trionfo personale ma anche un potente messaggio di sensibilizzazione: il glaucoma si può fermare, a patto di non sottovalutarne l’insidiosità e di sottoporsi con regolarità ai controlli.




