L'Italia del rugby davanti all'Inghilterra tra le coppie di fratelli e la tensione per l'impresa mai riuscita
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Redazione Sport
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C'è un filo rosso che lega la formazione scelta da Gonzalo Quesada per sabato all'Olimpico, e quel filo è fatto di legami di sangue e di una chiara volontà di continuità. Per la sfida contro l'Inghilterra, quarto turno del Sei Nazioni 2026, il commissario tecnico argentino ha deciso di riproporre due coppie di fratelli nel XV titolare, un segnale non solo tecnico ma anche identitario che la Nazionale lancia in una partita dal peso specifico enorme. Si rivedono infatti i fratelli Garbisi, con Paolo all'apertura e Alessandro in mediana, e i fratelli Cannone, con Lorenzo in terza linea e Niccolò in seconda, a formare quella spina dorsale che dovrà reggere l'urto con il XV della Rosa.
Se nelle precedenti uscite contro Irlanda e Francia c'erano state delle assenze, per sabato Quesada recupera però un altro pezzo pregiato del suo scacchiere: Juan Ignacio Brex. Il centro, tornato disponibile dopo aver saltato le partite per motivi familiari che lo avevano portato a volare in Argentina, riprende il suo posto al fianco di Tommaso Menoncello, ricostituendo una coppia di centri che aveva funzionato bene all'esordio contro la Scozia. Una assenza, quella di Brex, che si era fatta sentire, e il suo ritorno è tra le novità più rilevanti di questa formazione annunciata dopo la visita del presidente del Coni Luciano Buonfiglio al raduno dell'Acquacetosa.
E poi c'è un'assenza, quella di Ange Capuozzo, che obbliga a una rivoluzione nel pacchetto arretrato. L'infortunio del trequartista italo-francese, che non è stato tenuto in considerazione per questo match, apre le porte a Lorenzo Pani, il quale torna titolare nel ruolo di estremo come già era accaduto nella trasferta di Dublino. Una staffetta che Quesada aveva preannunciato, avendo detto al giocatore che sarebbe stato in corsa per una maglia in queste ultime due giornate, e che ora diventa effettiva. Il resto della linea arretrata vede Louis Lynagh e Monty Ioane sulle ali, pronti a sfruttare gli spazi che la difesa inglese potrebbe concedere.
Tra le riserve, e questo è un altro dato da non sottovalutare, torna a disposizione Tommaso Allan. I suoi 87 caps di esperienza in panchina rappresentano una opzione di peso per la seconda metà della partita, così come il ritrovato Stephen Varney, che dopo il recupero si allena al cento per cento e può dare soluzioni diverse in mediana. La scelta del 5+3 in panchina, con cinque avanti e tre trequarti, indica una precisa strategia: tenere alta l'intensità fisica fino all'ottantesimo minuto, cercando di rimanere in partita per poi giocarsi le carte nella fase calda dell'incontro. Quesada e la lettura di un'avversaria in difficoltà ma sempre pericolosa
Nelle dichiarazioni alla vigilia, Gonzalo Quesada non si è nascosto, ma ha anche messo in guardia i suoi da facili entusiasmi. Parlando della situazione inglese, ha ammesso di non conoscere le ragioni profonde delle difficoltà che stanno attraversando, sottolineando però come, nonostante i risultati non siano quelli che ci si aspettava, gli inglesi abbiano comunque fatto molte cose buone fin qui. È un punto su cui il ct azzurro ha insistito: la consapevolezza della forza e delle qualità tecniche dell'avversario deve essere massima, perché loro vengono a Roma con l'intenzione di mostrare al mondo chi sono veramente, di riscattare cioè quelle due sconfitte consecutive che hanno minato il loro cammino nel torneo.
L'analisi del tecnico italo-argentino si è spinta anche nel dettaglio tattico, osservando come l'Inghilterra arrivi all'Olimpico con una formazione molto diversa rispetto alle ultime uscite, anche a causa di infortuni pesanti come quelli di Mitchell e Lawrence. La nuova coppia di mediani, composta da Spencer e Fin Smith, cambia la natura del gioco inglese: meno iniziative dalla base del primo e più propensione all'attacco alla mano del secondo, il quale tende a calciare poco lungo e a cercare invece soluzioni di rottura sulla linea. Questo, secondo Quesada, porterà a una partita con tanto possesso e meno gioco al piede, almeno nella prima fase, con l'Inghilterra che proverà a tenere il pallone per attaccare la linea difensiva azzurra.
Un altro punto sul quale il ct ha messo in guardia i suoi è la pericolosità inglese nelle fasi statiche, in particolare nel drive. Ricordando le tre mete subite l'anno scorso proprio da questa situazione, ha sottolineato la necessità di essere preparati e concentrati su ogni dettaglio, perché squadre di quel livello sanno sfruttare anche la più piccola disattenzione. La tensione che si respira nel gruppo, quella che Quesada stesso ha definito come "stress" positivo, è il segnale che la squadra sta crescendo e che percepisce l'importanza del momento, ma deve essere incanalata nella giusta direzione senza farsi distrarre da altro. Un Olimpico esaurito per scrivere una pagina nuova
Sarà uno Stadio Olimpico tutto esaurito a fare da cornice a questo trentatreesimo capitolo della sfida tra Italia e Inghilterra nel Sei Nazioni, un capitolo che gli azzurri sperano di poter scrivere in modo diverso da tutti i precedenti. La statistica è impietosa: trentadue incontri ufficiali e altrettante vittorie inglesi, con l'Italia che non è mai riuscita a battere il XV della Rosa nella storia del torneo. Ci sono state sconfitte onorevoli, partite lottate fino all'ultimo minuto come quella del 2024 proprio all'Olimpico, quando finì 24-27 con gli inglesi costretti a rimontare e a tremare fino alla fine dopo la meta di Monty Ioane, ma mai la gioia della vittoria.
Eppure, qualcosa nell'aria sembra diverso quest'anno. L'Italia arriva a questo appuntamento dopo aver disputato tre partite di alto livello: la vittoria all'esordio contro la Scozia, la prestazione più che dignitosa a Dublino contro l'Irlanda, e una prova di carattere a Lilla contro i campioni in carica della Francia, nonostante la sconfitta. Una continuità di rendimento che mancava da tempo e che ha fatto guadagnare alla squadra di Quesada il rispetto degli avversari, come testimoniato anche dalle parole di Fabien Galthié, il quale recentemente ha dichiarato che l'Italia può battere chiunque nel Top 10 mondiale.




