Bologna, una folla silenziosa e il ricordo di Giovanni Tamburi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Fuori dalla chiesa di Sant’Isaia, un mazzetto di stelle di Natale, quasi un gesto spontaneo e disarmante, segna l’ingresso a una veglia che nessuno avrebbe voluto celebrare. È lì, appeso al portone, mentre attorno giovani e meno giovani, molti dei quali compagni di scuola del liceo Righi, cercano confuso riparo in una chiacchiera o nel vapore di una sigaretta elettronica, incapaci di trovare parole adeguate per quella che, unanimi, definiscono una “terribile perdita”. La città, ancora scossa, si è radunata in un pomeriggio di gennaio per Giovanni Tamburi, il sedicenne bolognese la cui vita è stata stroncata nell’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera, durante la notte di Capodanno. Un evento che, come ha ricordato qualcuno presente, ha “sporcato per sempre” il clima di quelle feste, trasformando il brindisi in un lutto collettivo che ha varcato i confini nazionali.
Il dolore dei familiari e il ricordo degli amici
All’interno della chiesa, organizzata da don Vincenzo Passarelli, ex insegnante di religione di Giovanni al Righi, la folla – si stimano oltre cinquecento persone – si è stretta in un abbraccio fatto di lacrime e di silenzi eloquenti. Tra loro, il nucleo familiare provato ma presente, che ha offerto un ritratto intimo del giovane. La sorella Valentina lo ha descritto senza esitazione come “un ragazzo d’oro che porterò sempre con me”, evocando, con parole misurate ma cariche di angoscia, le scene vissute nella località svizzera, paragonandole a qualcosa di simile a una guerra, un inferno dal quale avrebbe potuto non fare ritorno neppure l’altra sorella. Per la nonna, poi, Giovanni “era come un figlio”, una frase che racchiude tutta la profondità di un affetto spezzato. Dagli amici e dai compagni di classe, tutti ancora increduli, emerge l’immagine di un adolescente “molto affabile”, per usare le loro parole, sempre pronto a regalare un sorriso e a tessere legami, una normalità luminosa che rende la sua assenza ancor più inaccettabile.
Le richieste che sorgono dal dramma
Proprio dalla brutalità dell’accaduto, mentre la macchina giudiziaria svizzera e italiana avvia le sue indagini per fare piena luce sulle dinamiche dell’incendio e sulle eventuali responsabilità, sorgono appelli precisi e concreti. A esprimerne uno, con la fermezza di chi ha visto la tragedia entrare direttamente nella propria vita, è stato uno zio di Giovanni. La sua richiesta, durante i momenti di raccoglimento, è stata netta e chiara: l’abolizione dei fuochi pirotecnici all’interno dei locali notturni e delle discoteche, ritenuti un pericolo intollerabile dopo quanto accaduto. Una proposta che non è una semplice reazione emotiva, ma che punta a innescare una riflessione più ampia sulle norme di sicurezza in contesti di pubblico divertimento, affinché simili tragedie non si ripetano.
L’ultimo saluto e una città unita nel cordoglio
Il percorso del lutto, per Bologna, si concluderà simbolicamente con le esequie solenni fissate per il 7 gennaio nella cattedrale metropolitana di San Pietro, luogo che sottolinea la dimensione cittadina del dolore. Quella che si è vista a Sant’Isaia, infatti, non è stata solo la comunità di un quartiere o di una scuola, ma il volto di un’intera città che, di fronte alla morte assurda di un giovane, ha scelto di stringersi attorno alla sua famiglia, condividendone il peso. Un’onda di cordoglio che ha mostrato, al di là di ogni retorica, come certi eventi tragici sappiano travalicare ogni confine, lasciando un segno indelebile e ponendo interrogativi urgenti sulla prevenzione e sulla sicurezza, mentre il ricordo di Giovanni, del suo sorriso e della sua affabilità, resta affidato alle parole di chi lo ha amato.




