Marco Giampaolo riparte dalla sua Cremonese: al Tardini finisce 0-2, decidono Maleh e Vandeputte

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’effetto è stato immediato, quasi chirurgico, e si è visto tutto nella sostanza prima ancora che nel risultato. La Cremonese che si è presentata al Tardini per la trentesima giornata di Serie A non era la stessa che nelle settimane precedenti sembrava aver smarrito punti, identità e forse anche quella scorta di cinismo necessaria a chi lotta per non affondare. Marco Giampaolo, richiamato sulla panchina dei grigiorossi il 18 marzo in sostituzione di Davide Nicola, ha impiegato pochissimo per imprimere la propria cifra: una vittoria per 2-0 in trasferta, contro un Parma che fino a quel momento aveva costruito la propria salvezza tra le mura amiche, vale più di tre punti, perché restituisce compattezza e riaccende certezze.

I gol portano le firme di Youssef Maleh e Jari Vandeputte, due giocate che nel finale hanno spezzato l’equilibrio di una partita per lunghi tratti nervosa, giocata sul filo degli errori e delle ripartenze. Eppure l’avvio aveva fatto temere il peggio per gli ospiti, quando un disimpegno sbagliato nella propria area aveva messo Ondrejka nelle condizioni di colpire. La pronta chiusura di Grassi ha evitato conseguenze più gravi, ma quella frazione iniziale raccontava bene lo stato di una squadra chiamata a ricostruire la propria solidità mentale in pochi giorni. La svolta, semmai, è arrivata con la capacità di restare in partita senza scomporsi, aspettando il momento per colpire.

La cura Giampaolo, insomma, si è tradotta in una reazione emotiva immediata. Le parole del tecnico al termine della gara hanno confermato un approccio che ha messo al centro lo spirito più che i dettagli tattici: “Bravi i ragazzi perché tante cose le abbiamo solamente simulate, il tempo era poco. Ci voleva spirito, attaccamento alla maglia e una reazione, al di là degli aspetti tattici”. Un concetto ribadito con una metafora che è suonata come una dichiarazione d’intenti, quella del “richiamo della foresta”, per spiegare la scelta di tornare in panchina dopo un periodo trascorso a osservare le partite da fuori: “Sul divano si stava comodi, ma mancava adrenalina, mancava il rischio, perché se credi in qualcosa devi rischiare per quel qualcosa”.

I tre punti che valgono una riaggancio in classifica

Il successo al Tardini interrompe un digiuno che per la Cremonese durava da inizio dicembre, e la classifica adesso racconta un’altra storia. Con i tre punti conquistati in trasferta, i grigiorossi agganciano il Lecce a quota 27, portandosi a ridosso di Fiorentina e Cagliari nella zona calda che conduce verso la salvezza. Non è solo questione aritmetica, perché in questo momento della stagione agganciare un gruppo di squadre significa uscire dall’isolamento degli ultimi posti e ricominciare a credere che la rimonta sia possibile. La reazione dei giocatori al fischio finale ha confermato quanto il risultato pesasse non solo sulla classifica, ma anche sull’umore di un ambiente che aveva accusato il cambio improvviso in panchina.

Le reti e la lettura della partita

Decidono due episodi, ma a fare la differenza è stata la capacità di gestire i momenti. Maleh e Vandeputte hanno trovato la via del gol con due conclusioni che hanno messo in evidenza qualità individuali preziose per una squadra che spesso, nelle ultime uscite, aveva faticato a concretizzare. Dall’altra parte, il Parma ha dovuto incassare un risultato pesante nel proprio stadio, con il direttore dell’area tecnica Cherubini che non ha usato giri di parole nel commentare la prestazione: “Fischi giusti”, ha tuonato, riferendosi al malcontento manifestato dai tifosi al termine del match. Una bocciatura netta, quella espressa dal dirigente, che ha messo in luce le difficoltà di una squadra incapace di reagire dopo il momentaneo vantaggio psicologico dell’avversario.

La scommessa di Giampaolo e l’identità ritrovata

Per Giampaolo, tornare sulla panchina della Cremonese ha rappresentato molto più di un semplice ritorno professionale. L’allenatore ha parlato apertamente del rischio come componente imprescindibile di una scelta: “Mancava il rischio, perché se credi in qualcosa devi rischiare per quel qualcosa”. E quel rischio, per la prima giornata, è stato ampiamente ripagato. Non tanto per la perfezione della prestazione – nei primi minuti si sono viste le incertezze di un gruppo in fase di riadattamento – quanto per la capacità di trasformare la necessità di una reazione in un risultato concreto. La squadra ha dimostrato di aver recepito il messaggio principale: anteporre lo spirito di appartenenza alla perfezione tattica, almeno in questa fase di transizione. E il Tardini, da sempre terreno ostico per chi arriva da fuori, è diventato il palcoscenico ideale per lanciare un segnale chiaro a tutto il campionato.

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