L’Uefa apre un’inchiesta per razzismo dopo Benfica-Real Madrid: Prestianni accusato da Vinicius
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Redazione Sport
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La notte di Lisbona, quella dello stadio Da Luz in cui il Real Madrid ha strappato la vittoria per uno a zero contro il Benfica nello spareggio d’andata di Champions League, si è chiusa con un boato per il gol di Vinicius, ma ha lasciato sul terreno di gioco una scia ben più tossica di un semplice risultato sportivo. L’attaccante brasiliano, autore della rete decisiva, ha infatti riferito all’arbitro, il francese François Letexier, di aver ricevuto un insulto razzista da un calciatore avversario. Secondo la denuncia del giocatore del Real Madrid, a chiamarlo «scimmia» sarebbe stato Gianluca Prestianni, l’esterno argentino del Benfica, in un confronto diretto subito dopo la celebrazione del gol. Una frazione di secondo, un gesto — Prestianni si era coperto la bocca con la maglia mentre parlava — e poi il caos.
A quel punto, Letexier ha attivato il protocollo antirazzismo dell’Uefa, fermando la partita per una decina di minuti mentre i giocatori del Real Madrid, con Vinicius in prima fila, si consultavano a bordo campo e valutavano persino l’ipotesi di abbandonare il terreno di gioco. Una pausa lunga, tesa, che ha gelato l’atmosfera del Da Luz e che ha spostato l’attenzione dal calcio giocato a quanto accaduto fuori dalle dinamiche del match. La ripresa del gioco, di fatto, non ha placato la polemica, che si è riversata nelle interviste post-partita e, inevitabilmente, negli uffici disciplinari della federazione europea.
Ispettori Uefa al lavoro, la macchina disciplinare si mette in moto
Il giorno dopo, mercoledì 18 febbraio, la Uefa ha rotto il silenzio con una nota ufficiale che certifica l’apertura di un fascicolo. L’organismo di Nyon ha nominato un Ispettore Etico e Disciplinare con il compito specifico di far luce su quanto accaduto, raccogliendo elementi e ascoltando le parti in causa. La macchina disciplinare, insomma, è ufficialmente in moto per accertare se vi sia stata una violazione del regolamento, in particolare dell’articolo 14 che punisce ogni comportamento discriminatorio. L’indagine dovrà stabilire la dinamica esatta, valutare le dichiarazioni dei protagonisti e, soprattutto, cercare riscontri oggettivi in un episodio in cui la parola di un giocatore si scontra con quella di un altro.
La posizione di Gianluca Prestianni, va detto, è stata immediata e netta: attraverso i propri canali social, il giocatore argentino ha negato con forza di aver proferito insulti razzisti, parlando di un «malinteso» da parte di Vinicius e lamentando le minacce ricevute da alcuni componenti della squadra avversaria. Una versione, la sua, che ha trovato pieno e incondizionato sostegno da parte del club lusitano. Il Benfica, attraverso un comunicato ufficiale, ha infatti espresso «totale collaborazione» con l’inchiesta, ma ha al contempo ribadito di credere fermamente alla parola del proprio tesserato, definendo l’accaduto come una vera e propria «campagna di diffamazione» nei suoi confronti.
Il nodo delle prove e le versioni a confronto
Centrale, nell’indagine dell’ispettore Uefa, sarà la ricerca di riscontri concreti che possano corroborare l’una o l’altra ricostruzione. Se da un lato l’audio di quanto sussurrato a labbra coperte da Prestianni potrebbe essere di difficile captazione per i microfoni ambientali, dall’altro la testimonianza dei compagni di squadra di Vinicius assume un rilievo particolare. Kylian Mbappé, per esempio, è stato categorico nell’affermare di aver udito chiaramente l’insulto, ripetuto più volte, e ha chiesto pene esemplari, parlando di un comportamento che non dovrebbe avere spazio nel calcio che conta.
Dall’altra parte, il club portoghese ha diffuso una propria lettura delle immagini, sostenendo che la distanza tra i giocatori madrileni e la scena dell’interdizione rendesse di fatto impossibile sentire alcunché. Un braccio di ferro probatorio che si preannuncia complesso, anche alla luce della tempistica serrata: il regolamento Uefa prevede che, in casi di questo tipo, si possa arrivare a una sospensione minima di dieci giornate, ma qualsiasi verdetto dovrà essere emesso in tempi brevi, considerando che la partita di ritorno è in programma al Bernabéu mercoledì prossimo. Una corsa contro il tempo, insomma, per consegnare alla giustizia sportiva una verità processuale che, al momento, rimane avvolta nel silenzio di quel breve, concitato faccia a faccia.




