Ex Ilva, sciopero a oltranza e proteste a Genova e Taranto contro il piano governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le principali sigle sindacali hanno proclamato uno sciopero a oltranza, che avrà inizio a partire dalle ore 12 di oggi, per esprimere una ferma opposizione al piano governativo che riguarda il futuro dell'ex Ilva. La decisione, assunta in modo congiunto da Fim, Fiom, Uilm e Usb, si inserisce in un contesto di profonda tensione, poiché le parti sociali ritengono che le misure proposte non tutelino adeguatamente i lavoratori, i cui diritti e la cui sicurezza, stando a quanto denunciano i sindacati, risulterebbero compromessi. La mobilitazione, che non ha una data di conclusione prefissata, rappresenta dunque l'esito di una trattativa rivelatasi infruttuosa e del venir meno di quelle garanzie che, in precedenza, erano state auspicate come fondamento di una transizione sostenibile.

La richiesta di un tavolo a Palazzo Chigi

L'obiettivo primario dello sciopero, come si evince dalla nota diffusa dalle organizzazioni, è di ottenere con urgenza la convocazione di un unico tavolo di trattativa presso Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio. La richiesta avanzata non si limita alla mera discussione, ma contiene una precisa condizione: il ritiro del piano presentato dall'esecutivo, giudicato inadeguato e lesivo. Solo a seguito di questo passo, sottolineano i promotori dell'astensione dal lavoro, si potrebbe aprire uno spazio negoziale "serio e costruttivo", focalizzato sulle reali necessità produttive e, soprattutto, sulla salvaguardia dei posti di lavoro in un'area già fortemente provata sotto il profilo economico e ambientale.

La protesta si allarga a Genova

Parallelamente allo sciopero avviato a Taranto, la protesta ha assunto forme di mobilitazione diretta anche nel capoluogo ligure, dove i lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Genova hanno dato vita a un corteo dopo aver mantenuto un presidio permanente. La manifestazione, a cui hanno partecipato anche operai di altri grandi stabilimenti industriali della zona come Ansaldo Energia e Fincantieri, si è inizialmente diretta verso l'aeroporto Cristoforo Colombo, nel tentativo di occupare l'area delle partenze; gli accessi, tuttavia, erano stati preventivamente sbarrati. Dinanzi all'impossibilità di proseguire, il corteo ha quindi modificato il suo itinerario, spostandosi verso il casello autostradale di Sestri Ponente, in un'azione tesa a massimizzare la visibilità della protesta.

Uno scenario industriale complesso

Le proteste di queste ore illuminano, al di là della contingenza, la complessità di uno scenario industriale nazionale dove le scelte di politica economica si intersecano con drammatiche questioni sociali e con un passato, in alcuni casi, segnato da vicende giudiziarie di ampia portata. La gestione dei siti siderurgici, infatti, è stata al centro di indagini approfondite che hanno riguardato profili di responsabilità per disastro ambientale e sanitario, fatti che hanno inevitabilmente segnato il rapporto tra i luoghi di produzione e il territorio circostante. L'attuale confronto, perciò, si svolge su un terreno delicatissimo, dove alle legittime esigenze di rilancio produttivo si sommano irrinunciabili diritti di chi in quegli stabilimenti ha lavorato e continua a lavorare.

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