Roma traina il mercato degli investimenti alberghieri, nel 2025 volumi per 2,5 miliardi
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Redazione Economia
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L’anno appena trascorso ha consegnato al settore ricettivo italiano una performance che, per dimensioni e consistenza, non si vedeva dall’inizio del decennio. Secondo i dati elaborati dall’EY Italy Hotel investment report 2025, il volume complessivo delle transazioni ha toccato quota 2,5 miliardi di euro, segnando un incremento del 19% rispetto al 2024 e posizionandosi addirittura del 35% al di sopra della media dell’ultimo decennio. Un risultato che, al di là del dato numerico, fotografa la struttura profonda di un mercato in piena trasformazione, dove la liquidità disponibile – e si tratta di capitali per oltre la metà di provenienza internazionale – incontra una pipeline di offerta composta sempre più da asset di pregio e da progetti di riconversione immobiliare. Gli investitori cross-border, in particolare quelli europei e statunitensi, hanno rappresentato il 53% del totale, confermando come l’Italia continui a esercitare un fascino notevole sul capitale straniero, un interesse che non accenna a diminuire nonostante lo scenario economico globale presenti ancora diverse incognite -1-5.
Se si analizza la natura degli operatori, emerge un quadro piuttosto variegato: gli operatori alberghieri puri si confermano la categoria prevalente con il 30% del mercato, ma colpisce la crescita dei family office, la cui incidenza è salita al 22% grazie a un incremento del 18% sull’anno precedente. Accanto a loro, gli investitori istituzionali hanno fatto segnare un balzo del 77%, a testimonianza di come il mattone alberghiero venga ormai considerato una classe di attivo matura e in grado di offrire rendimenti stabili e rivalutazione del capitale nel medio periodo -1-3.
La capitale del lusso e il predominio delle grandi destinazioni
È però nella distribuzione geografica dei flussi che si leggono le gerarchie del settore. Roma, e non è certo una sorpresa, si conferma la piazza più ambita, totalizzando investimenti per 630 milioni di euro, una cifra che rappresenta da sola un quarto dell’intero mercato nazionale -1-5. La città, che già nei primi sei mesi dell’anno aveva attirato quasi 400 milioni spinti anche dall’effetto Giubileo, ha visto concentrarsi l’interesse dei grandi gruppi internazionali su operazioni di rilievo nel segmento luxury e sui cosiddetti trophy asset, quegli immobili di pregio architettonico e storico che richiedono ingenti capitali ma garantiscono visibilità e ritorni economici di lungo respiro -2-4. D’altronde, il prezzo medio per camera nelle transazioni capitoline ha toccato picchi record, con incrementi percentuali a tripla cifra che dimostrano quanto la competizione per aggiudicarsi spazi nel centro storico o in aree ad alta vocazione turistica sia diventata serrata -4.
Seguono, con quote rispettivamente del 16% e del 10%, Milano e Venezia, due realtà che continuano a esercitare una forte attrattività, seppur con motivazioni diverse: il capoluogo lombardo legato alla componente business e fieristica, la città lagunare saldamente ancorata a un turismo culturale e di altissimo profilo -1-5. Insieme a Firenze, queste quattro destinazioni concentrano il 55% del totale investito, a riprova di un mercato che premia i grandi hub turistici ma che, contestualmente, comincia a mostrare segnali di maturazione anche in aree tradizionalmente considerate di nicchia -3.
Il fascino dei resort e la geografia dell'eccellenza
Parallelamente alle città d'arte, il comparto dei resort ha fatto registrare numeri di tutto rispetto, assestandosi su 822 milioni di euro, una cifra che equivale al 33% del volume complessivo e che si mantiene sostanzialmente in linea con i valori dell'anno precedente -1-5. Se il dato aggregato non stupisce, è la concentrazione geografica a raccontare una storia precisa: destinazioni d'élite come Capri, il lago di Como e Forte dei Marmi si sono ritagliate la fetta più sostanziosa di questi investimenti, attirando capitali orientati a riposizionare strutture esistenti o a svilupparne di nuove nell’alta fascia di mercato -5-8. Nel caso specifico di Forte dei Marmi, la sua menzione nel report EY accanto a località del calibro di Capri non fa che certificare un trend già in atto, quello che vede la località versiliese non più soltanto come meta balneare esclusiva, ma come vero e proprio polo d’investimento immobiliare a vocazione turistica, capace di offrire rendimenti e prospettive di sviluppo nel segmento lifestyle e di lusso -8.
Il dato, del resto, si inserisce in un contesto dove le operazioni a profilo value-add – quelle cioè che puntano sullo sviluppo, la conversione o il rilancio di strutture esistenti – hanno rappresentato il 62% del totale, in netto aumento rispetto all'anno precedente -1. Significa che gli investitori, nazionali e stranieri che siano, non si limitano ad acquistare rendita, ma scommettono sulla capacità del mercato italiano di assorbire nuova offerta di qualità, riqualificando il patrimonio edilizio esistente o riconvertendo immobili non più utilizzati per altri scopi. Un approccio che, a leggere le dichiarazioni dei professionisti del settore, trova fondamento nella solidità delle performance operative e nella crescente capacità del sistema di adattarsi a uno scenario economico mondiale in continua evoluzione -5.




