L’amarezza di Guardiola dopo l’ennesima eliminazione: «Ci sarebbe piaciuto giocarcela in undici contro undici»
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Redazione Sport
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Il tecnico del Manchester City, Pep Guardiola, non ha nascosto la frustrazione al termine della sfida di ritorno degli ottavi di finale di Champions League persa contro il Real Madrid per 2-1, risultato che ha sancito l’eliminazione dei campioni d’Inghilterra con un pesante punteggio aggregato di 5. L’episodio che ha segnato in modo indelebile la contesa, e sul quale l’allenatore catalano è tornato con amarezza nel post-partita, è avvenuto al ventesimo minuto del primo tempo: la deviazione con il braccio di Bernardo Silva sulla linea di porta, un intervento che il direttore di gara francese Clément Turpin, dopo la revisione al monitor, ha giudicato da calcio di rigore e, contestualmente, da espulsione diretta per il centrocampista portoghese, capitano in quella circostanza. Da quel momento in poi, la scalata per la squadra di casa, già resa impervia dal 3-0 subito al Bernabéu, è divenuta un’impresa titanica. «Già la partita d’andata era stata dura – ha spiegato Guardiola ai microfoni –, ed era molto difficile ribaltarla anche in undici contro undici. Ci sarebbe piaciuto giocarcela in parità numerica, ma la situazione è stata quella. L’espulsione l’abbiamo vista. È andata così». Una dichiarazione che sottolinea come, al di là della sconfitta, a pesare sia stata la sensazione di non aver potuto disputare la partita su un piano di effettiva parità, con la superiorità numerica degli ospiti che ha inevitabilmente condizionato l’intera gestione della gara da parte dei citizens.
La partita, in ogni caso, ha offerto spunti di grande interesse anche al di là dell’episodio arbitrale che ne ha deviato il corso. Nonostante l’inferiorità numerica, il Manchester City ha provato a reagire, trovando il gol del momentaneo pareggio con Erling Haaland al quarantunesimo minuto, abile a ribadire in rete una corta respinta dell’estremo difensore belga Thibaut Courtois, ancora una volta protagonista di interventi decisivi. Dall’altra parte, Vinicius Junior è stato l’assoluto mattatore: dopo essersi procurato il rigore e averlo trasformato con freddezza – a differenza dell'errore dal dischetto commesso all'andata – ha poi chiuso i conti in pieno recupero, approfittando di una disattenzione della difesa di casa per siglare la sua doppietta personale e spegnere ogni residua speranza di rimonta. L’atteggiamento del brasiliano, peraltro, ha alimentato la tensione: dopo il gol del vantaggio, ha prima mimato il gesto di zittire il pubblico di casa portando il dito alla bocca, per poi avvicinarsi al settore dei tifosi del City e simulare un pianto con le mani sulle guance, un chiaro riferimento alle provocazioni subite in passato nello stesso stadio. Una reazione che, seppur comprensibile nel clima incandescente della competizione, ha aggiunto ulteriore benzina sul fuoco di una serata già tesa.
Al di là della delusione immediata per l’eliminazione, che rappresenta l’ennesima interruzione del cammino europeo per mano dei blancos – la quarta negli ultimi cinque anni –, Guardiola ha voluto comunque lodare il gruppo a sua disposizione, definendolo «straordinario» e ribadendo l’affetto profondo che lo lega ai suoi giocatori. Una presa di posizione che, a pochi giorni da un'altra finale importante come quella di domenica in Coppa di Lega contro l'Arsenal, mira a tenere alta la concentrazione e lo spirito di sacrificio di una squadra che, nonostante l'ennesima battuta d'arresto in Europa, ha dimostrato di avere carattere e personalità, lottando fino all'ultimo anche in dieci uomini. Resta ora da capire come la squadra reagirà a questo ennesimo ko contro gli spagnoli e se riuscirà a trovare le energie per centrare l'obiettivo interno, mentre a Madrid si gioisce per il passaggio del turno e la conferma di un dominio europeo che sembra non conoscere crisi.
La moviola e l’amarezza di un capitolo che si ripete
L’analisi dell’incontro non può prescindere dall’episodio chiave che ne ha determinato l’esito. L’intervento di Bernardo Silva, istintivo nel tentativo di salvare sulla linea la conclusione a botta sicura di Vinicius, è stato giudicato dall’arbitro Turpin, dopo l’on-field review sollecitata dalla sala Var, come un fallo da punire con il massimo della sanzione: rigore ed espulsione per aver negato un gol con un tocco volontario del braccio. Una decisione che, sebbene conforme al regolamento, ha lasciato l’amaro in bocca a Guardiola e ai suoi, i quali hanno dovuto affrontare oltre settanta minuti in inferiorità numerica, un divario incolmabile contro un avversario della caratura del Real Madrid, capace di gestire il vantaggio e colpire negli spazi. L’espulsione del portoghese, peraltro, ha inevitabilmente condizionato le scelte tattiche del tecnico, costretto a ridisegnare un assetto offensivo che nelle prime fasi aveva messo in difficoltà la retroguardia spagnola, come dimostrato dalle parate di Courtois su Cherki e Haaland nei minuti precedenti il rosso. Una partita, insomma, che lascia più di un rimpianto per come si era messa, e che aggiunge un nuovo capitolo alla lunga serie di confronti europei vinti dai madrileni.
Vinicius show e la risposta del campo
Se da un lato c’è la delusione di chi perde, dall’altro c’è la consacrazione di chi vince, e la serata all’Etihad Stadium porta inequivocabilmente la firma di Vinicius Junior. L’attaccante brasiliano, spesso criticato per il suo carattere fumantino, ha dimostrato di essere l’uomo copertina, trascinando la squadra con una prestazione maiuscola condita da una doppietta pesantissima. Il primo gol, dal dischetto, ha rappresentato una prova di carattere dopo l’errore dell’andata; il secondo, in pieno recupero, ha chiuso la pratica con una conclusione precisa su assist di Tchouaméni. La sua esultanza, quella dei gesti rivolti alla curva di casa, è diventata immediatamente virale, un atto di sfida verso un ambiente che in passato lo aveva preso di mira. Una risposta secca, da campione, che conferma il suo status di giocatore in grado di accendere la micella e risolvere le partite nei momenti cruciali, trascinando il Real Madrid verso i quarti di finale e alimentando il sogno di una nuova notte magica in quella competizione che da sempre è di casa a Madrid.
Il futuro è già domani
Per Guardiola e i suoi uomini, ora, è già tempo di voltare pagina. L’eliminazione dalla Champions, per quanto dolorosa, lascia comunque la consapevolezza di aver dato tutto e la certezza che, come dichiarato dallo stesso allenatore, «torneremo l’anno prossimo». Una promessa che guarda al futuro e che passa anche dalla necessità di ritrovare subito la concentrazione in vista dell’impegno di domenica, la finale di Coppa di Lega contro l’Arsenal, un trofeo che può addolcire una stagione fin qui altalenante. La sconfitta contro i blancos, inoltre, riaccende i riflettori sul valore di una rosa profonda e di qualità, capace di reggere l’urto anche in situazioni di emergenza, e sulla necessità di imparare dagli errori per costruire un percorso europeo che riporti il City ai fasti del 2023. Nel calcio, del resto, le occasioni perse sono solo il preludio a nuove sfide, e la mentalità vincente di questo gruppo è la miglior garanzia per riprovarci con ancora più determinazione.




