Morte di Alice Ferrari, due indagati e un’autopsia per capire se quella morte poteva essere evitata
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Ora il dolore ha anche la forma fredda degli atti giudiziari, delle notifiche, dei verbali e di un esame autoptico che, nelle intenzioni della Procura, dovrà provare a ricostruire con esattezza la dinamica di una tragedia che per una famiglia non potrà mai trovare una giustificazione plausibile.
Perché se è vero che nessun accertamento potrà mai restituire la vita alla piccola Alice Ferrari, l'undicenne di Suisio morta mercoledì pomeriggio dopo essere stata risucchiata, con i capelli, nel sistema di aspirazione della piscina dei Bagni Segesta di Sestri Levante, è altrettanto vero che soltanto un'indagine approfondita potrà stabilire se quella morte poteva essere evitata e se esistono responsabilità precise nella gestione della sicurezza della struttura balneare.
Gli avvisi di garanzia e gli indagati
La Procura della Repubblica di Genova, con il pm Fabrizio Givri, ha compiuto il primo passo formale nell'inchiesta, notificando gli avvisi di garanzia ai titolari della storica struttura sul lungomare di Sestri Levante, un'attività aperta fin dal 1917 e gestita da una famiglia di origine svizzera.
Si tratta del titolare e di sua sorella, quest'ultima nella veste di legale rappresentante dell'azienda: entrambi risultano ora formalmente indagati per la morte della bambina, un atto dovuto che consente loro di nominare propri consulenti tecnici in vista degli accertamenti autoptici e delle successive fasi processuali.
La decisione della magistratura, come sempre accade in casi di questa gravità, non implica un giudizio anticipato di colpevolezza, ma rappresenta un passaggio obbligato per garantire il diritto alla difesa e per consentire il regolare svolgimento delle indagini, che si preannunciano complesse e articolate.
L'autopsia disposta per martedì
Il cuore dell'inchiesta, al momento, è rappresentato dall'esame autoptico che il pm Givri affiderà ufficialmente martedì alla dottoressa Sara Lo Pinto, il medico legale incaricato di eseguire l'esame sul corpo della bambina, deceduta venerdì all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova dopo due giorni di agonia, durante i quali i medici hanno tentato invano di strapparla alla morsa di un destino già segnato dal gravissimo trauma riportato.
L'autopsia, che rappresenta l'atto centrale di questa prima fase dell'inchiesta, dovrà chiarire con esattezza la causa del decesso e, cosa ancora più importante dal punto di vista giudiziario, accertare se la dinamica dell'incidente possa essere messa in relazione con eventuali carenze nella manutenzione o nella progettazione degli impianti di filtraggio e aspirazione della piscina, un aspetto che la Procura intende approfondire con la massima meticolosità.
Il quadro normativo e la polemica politica
La tragedia di Sestri Levante, che ha scosso profondamente l'opinione pubblica, si inserisce in un quadro più ampio di preoccupante recidività, dal momento che si tratta dell'ennesimo caso di bambino rimasto vittima di sistemi di aspirazione delle piscine, una tipologia di incidente che la normativa di sicurezza conosce e che in molti paesi è stata affrontata con prescrizioni tecniche molto severe.
In Italia, però, nonostante i ripetuti appelli e le numerose proposte di legge presentate in Parlamento, il vuoto normativo in materia di sicurezza degli impianti di aspirazione nelle piscine pubbliche e private persiste da anni, e la legge attualmente in discussione nelle commissioni competenti giace ferma da oltre un anno, vittima, secondo le accuse del governo, delle pressioni esercitate dalle lobby di categoria che avrebbero ostacolato l'approvazione di un testo ritenuto troppo oneroso per le strutture ricettive.
Il caso di Alice, insieme a quello analogo accaduto a Milano Marittima poche ore dopo, ha riacceso il dibattito politico e l'indignazione popolare, con molte voci che chiedono interventi immediati per impedire che simili sciagure possano ripetersi.
Due tragedie in poche ore e una sicurezza da ripensare
La coincidenza temporale con l'altro grave incidente occorso a una bambina di quattro anni in una piscina di Milano Marittima ha reso ancora più evidente la portata di un problema che non è circoscritto a un singolo episodio di cronaca, ma che riguarda l'intero sistema di controllo e manutenzione degli impianti di balneazione e di svago, sia in contesti privati che in strutture aperte al pubblico.
La Procura di Genova, dal canto suo, procede con il rigoroso protocollo previsto per i casi di omicidio colposo, affidandosi alle consulenze tecniche e alle verifiche sugli impianti della piscina dei Bagni Segesta, sequestrati immediatamente dopo l'incidente per consentire agli investigatori di effettuare tutti i rilievi del caso.
Solo al termine della lunga e minuziosa catena di accertamenti, che comprenderà le analisi sul sistema di aspirazione e la verifica della documentazione relativa alla manutenzione ordinaria e straordinaria, si potrà tentare di tracciare un confine tra la fatalità e l'eventuale negligenza, un confine che la famiglia di Alice, immersa in un dolore insondabile, aspetta con l'angoscia di chi cerca una verità che non potrà mai lenire la ferita, ma che forse potrà servire a evitare che altre famiglie debbano vivere lo stesso calvario.




