Il castello delle cerimonie perde le licenze, i Polese annunciano battaglia al Consiglio di Stato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è ancora calato il sipario, ma la scenografia – quella del Grand Hotel La Sonrisa, reso celebre dalle telecamere di un reality – trema sulle sue fondamenta giudiziarie. La sindaca di Sant’Antonio Abate, Ilaria Abagnale, ha preso atto della pronuncia della settima sezione del Tar Campania, che ha respinto le istanze della famiglia Polese, proprietaria della struttura, e ha quindi revocato in via definitiva le licenze per le attività alberghiera e di ristorazione. Un verdetto, quest’ultimo, che affonda le radici in una vicenda urbanistica ben più antica e complessa: quella di una vasta lottizzazione abusiva che avrebbe consentito, anni addietro, la costruzione del complesso. Da oggi, almeno sulla carta, niente più banchetti, né pernottamenti, né quelle cerimonie da milioni di telespettatori che hanno trasformato il luogo in un simbolo della tv italiana.

La “guerra” legale si sposta sul piano occupazionale

Ma la famiglia Polese non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia. Anzi, l’avvocato Dario Vannetiello, che ne cura le ragioni, ha già annunciato un immediato appello dinanzi al Consiglio di Stato. «Abbiamo conferito mandato – ha dichiarato il legale – perché a rischio c’è una grave crisi occupazionale, economica e sociale». Nessuna cedevolezza, dunque, nonostante il verdetto sfavorevole: i cancelli del “castello” restano aperti, anche se nessuna cerimonia viene più officiata. All’interno, al momento, si annota il via vai consueto di fornitori e manovali, qualche curioso che si affaccia per ammirare da vicino il celebre set, e dipendenti in silenzio, molti dei quali temono per il proprio posto.

Il Tar conferma la revoca, l’amministrazione comunale esulta con cautela

La decisione dei giudici amministrativi campani non lascia spazi a interpretazioni: le licenze per l’hotel e il ristorante vanno revocate, e l’amministrazione guidata da Abagnale si è limitata a prendere atto della pronuncia, senza inutili trionfalismi. La querelle, che da tempo oppone il Comune di Sant’Antonio Abate alla famiglia proprietaria, trae origine proprio dall’abusivismo edilizio che avrebbe caratterizzato la nascita della struttura. Una ferita giudiziaria mai rimarginata, che ora rischia di trasformarsi in un caso esemplare per l’intera provincia di Napoli. I Polese, dal canto loro, puntano tutto sulla centralità della vertenza lavorativa: una settantina di dipendenti, tra sala, cucina e gestione alberghiera, guardano con apprensione ai prossimi passaggi processuali.

Niente feste né ricevimenti, ma la struttura è ancora in piedi

All’indomani della sentenza, il Grand Hotel La Sonrisa appare così sospeso tra la realtà e la sua celebrità mediatica. Le telecamere del famoso programma di Real Time non girano più, ma l’immagine del maniero – con le sue torri e i suoi saloni – resta impressa nell’immaginario collettivo. I Polese hanno scelto di non rimuovere un solo arredo, né di allontanare il personale, in attesa di un pronunciamento del Consiglio di Stato che possa ribaltare l’esito del Tar. Nel frattempo, la sindaca Abagnale ha già disposto l’esecuzione della revoca, mentre gli avvocati della famiglia lavorano a un ricorso che si preannuncia complesso e ricco di capitoli. Sul piatto, infatti, non ci sono solo le sorti di una struttura ricettiva, ma l’intero equilibrio di un’area – quella di Sant’Antonio Abate – dove il confine tra legittimità edilizia e abusivismo ha segnato per decenni le scelte politiche e imprenditoriali.

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