Crepet critica Meloni sull’educazione: "Già perso", mentre il femminicidio di Martina riaccende il dibattito
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Redazione Interno
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Paolo Crepet, psichiatra e sociologo noto per le sue posizioni spesso controcorrente, ha lanciato un attacco diretto al governo Meloni, sostenendo che la partita sull’educazione delle nuove generazioni sia ormai "già persa". Le sue parole arrivano in un momento in cui il caso di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa ad Afragola dall’ex fidanzato diciannovenne Alessio Tucci, ha riportato alla ribalta la questione della violenza di genere e della formazione emotiva dei giovani.
Il trasferimento di Tucci dal carcere di Poggioreale a un altro istituto campano, deciso per "motivi precauzionali", non placa l’ondata di sdegno. La vicenda, che ha sconvolto l’opinione pubblica, ha spinto anche la leader del Pd Elly Schlein a rivolgere un appello alla premier Giorgia Meloni: «Mettiamo da parte lo scontro politico», ha detto in un video, chiedendo un confronto urgente sul tema della prevenzione. «Non basta la repressione – ha aggiunto –, serve agire nelle scuole».
Massimo Gramellini, nel suo editoriale su La7, ha provato a spostare l’attenzione dalla vittima al carnefice: «Perché parliamo solo dell’età di Martina? Dovremmo interrogarci sul perché un ragazzo reagisca a un rifiuto scagliando pietre». Una riflessione che tocca un nervo scoperto: l’incapacità di fornire ai giovani, soprattutto maschi, gli strumenti per gestire le relazioni senza ricorrere alla violenza.
Crepet, senza mezzi termini, attribuisce alla politica responsabilità precise. «Si è perso tempo, e ora le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti», ha dichiarato, senza citare direttamente il governo ma lasciando poco spazio all’interpretazione. Quello che emerge è un quadro in cui scuola e famiglia appaiono sempre più sole, mentre la cronaca – come nel caso di Afragola – continua a restituire storie che sembrano confermare il fallimento di un sistema educativo incapace di affrontare le fragilità.




