Ovovia precipita a Engelberg, la morsa non ha retto al vento: vittima una sciatrice svizzera di 61 anni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fune che si tende, poi uno strattone secco, innaturale. Il rumore del metallo che cede, quello della cabina che si stacca, e infine il silenzio, rotto solo dal vento che continua a fischiare nella vallata. È questa la sequenza, ricostruita dai primi rilievi, di quanto accaduto mercoledì mattina, poco prima delle undici, nella stazione sciistica di Engelberg, nel cantone del Nidvaldo. Una telecabina a otto posti, con a bordo una sola persona – una sciatrice svizzera di 61 anni – si è improvvisamente sganciata dal cavo d’acciaio, precipitando in un burrone e schiantandosi sulle rocce sottostanti.

La dinamica dell’incidente e il racconto di un testimone

Il mezzo faceva parte dell’impianto Titlis Xpress Trübsee-Stand, un collegamento fondamentale per il comprensorio. A bordo della cabina che precedeva quella poi precipitata viaggiava Dennis Rickli, 35 anni, seduto accanto al padre. «All’improvviso, c’è stata una specie di strattonata al cavo – ha raccontato – e la cabina dietro di noi è precipitata». Lo sguardo del testimone ha quindi seguito la traiettoria della cabina, che dopo lo schianto al suolo ha continuato a rotolare lungo il pendio innevato fino a fermarsi tra gli alberi. Un episodio che solleva immediatamente un interrogativo, destinato a diventare centrale nelle indagini: come è possibile che una cabina, agganciata a una fune, si stacchi mentre è in movimento?

Venti forti e il nodo della sicurezza: il ruolo della morsa

Al momento dell’incidente la regione era sferzata da raffiche di vento particolarmente intense. I dati forniti da MeteoSwiss parlano chiaro: nella zona si registravano venti con velocità sostenuta intorno agli 80 chilometri orari, con punte che nelle aree più esposte raggiungevano i 130. Sebbene gli impianti di risalita siano progettati per operare entro determinati parametri, l’ipotesi più accreditata dalla procura – che ha aperto un’inchiesta coordinata con la polizia cantonale – punta al malfunzionamento della morsa, il dispositivo che blocca la cabina alla fune portante o traente. Un cedimento che, probabilmente, non è stato improvviso ma favorito dalle condizioni atmosferiche: il vento, esercitando una pressione anomala sull’intera struttura, potrebbe aver sollecitato oltre misura il sistema di aggancio, fino a provocarne il disinnesco o la rottura.

L’inchiesta e le domande sulla gestione dell’impianto

Il quadro che emerge è dunque quello di una concatenazione di fattori, al centro del quale resta un nodo investigativo preciso: perché l’impianto era aperto e in funzione con raffiche di quella intensità? Le procedure di sicurezza, in stazioni sciistiche di questo livello, prevedono generalmente la sospensione del servizio al superamento di determinate soglie di vento, misurate non solo a terra ma anche in quota, lungo il tracciato della funivia. La procura sta ora acquisendo i dati di esercizio della giornata, i registri di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre alle registrazioni delle centraline anemometriche, per verificare se ci siano state valutazioni errate o negligenze nella gestione dell’impianto prima del disastro.

Non si esclude, parallelamente, un’analisi approfondita del componente meccanico: la morsa, che in condizioni normali deve garantire una presa costante e sicura, potrebbe aver presentato un vizio occulto o un cedimento strutturale non rilevabile a occhio nudo. L’inchiesta dovrà stabilire se si sia trattato di un evento eccezionale, legato a un’improvvisa raffica fuori scala, o del risultato di un concorso di circostanze che avrebbe dovuto suggerire la chiusura anticipata dell’impianto.

Le verifiche tecniche e il contesto normativo

Mentre la procura generale del canton Nidvaldo coordina i rilievi della polizia scientifica, la vicenda riaccende inevitabilmente il dibattito sui protocolli di sicurezza negli impianti a fune, anche al di là del confine svizzero. La salma della vittima, una sciatrice di 61 anni che si trovava sola all’interno della cabina, è stata recuperata dai soccorsi; a lei si aggiunge la drammaticità di un evento che ha dell’inspiegabile proprio nella modalità con cui si è consumato. L’attenzione si concentra ora sull’analisi dei dettagli tecnici: il cavo, le pulegge, il sistema di ammortizzazione e soprattutto la morsa, di cui si sta cercando di ricostruire l’esatto comportamento nei secondi precedenti lo sgancio. Ogni elemento raccolto sulla neve del pendio, ogni frammento recuperato dal fondovalle, diventerà un tassello fondamentale per capire se si sia trattato di un evento inevitabile o, al contrario, di un incidente che la corretta applicazione delle procedure avrebbe potuto evitare.

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