Tragedia a Engelberg, precipita una cabina dell'ovovia: un morto accertato. Il vento soffiava a 130 chilometri orari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una mattinata di ordinaria routine sugli sci, quella di mercoledì 18 marzo nel comprensorio del Titlis, in Svizzera centrale, si è trasformata in pochi, interminabili secondi in una scena di drammatica e inaspettata violenza. Poco dopo le undici, sulla tratta che collega la stazione intermedia di Trübsee a quella di Schlächtismatt, una cabina della funivia, un impianto moderno inaugurato nel 2015 e conosciuto come Titlis Xpress, si è misteriosamente staccata dal cavo portante, precipitando per decine di metri lungo il pendio innevato e rimbalzando più volte, in un rotolare fuori controllo che ha gelato il sangue ai pochi testimoni presenti. Le raffiche di vento, che nella zona avevano già raggiunto e superato gli ottanta chilometri orari con punte fino a centotrenta nelle aree più esposte, rappresentano al momento la causa primaria verso cui convergono le prime ipotesi, sebbene gli inquirenti non escludano altre concause tecniche.

Una dinamica impressionante e i soccorsi immediati

Le immagini, diffuse rapidamente dalla testata Blick e riprese da un lettore che si trovava nei pressi, documentano con cruda efficacia la fase clou dell'incidente: si vede l'ovetto, la cabina di colore rosso, oscillare paurosamente, quindi staccarsi e cominciare la sua corsa fatale, ribaltandosi più volte sulla neve come un giocattolo rotto fino a fermarsi, sollevando un piccolo alone di polvere bianca. Immediato è scattato l'allarme, con i soccorritori che si sono precipitati sul posto e il personale della Rega, il servizio svizzero di salvataggio aereo, che ha tentato di raggiungere l'area nonostante le proibitive condizioni meteorologiche. Un testimone oculare ha riferito al quotidiano 20 Minuten di aver visto i sanitari praticare a lungo, per almeno mezz'ora, manovre di rianimazione su una persona, purtroppo rivelatesi vane. La vittima, come confermato dalla polizia cantonale di Nidvaldo nel corso di una successiva conferenza stampa, viaggiava sola all'interno della cabina precipitata, un dettaglio che, se da un lato ha evitato una strage, dall'altro rende ancora più lancinante il senso di solitudine di quel volo nel vuoto.

Indagini in corso e la questione della sicurezza

Mentre le operazioni di evacuazione delle altre cabine, rimaste sospese per ore con i passeggeri a bordo, procedevano con la massima cautela, gli inquirenti hanno iniziato a delineare il perimetro dell'inchiesta. Il nodo centrale, come spesso accade in queste circostanze, riguarda la decisione di tenere in funzione l'impianto nonostante le avverse condizioni meteo e le allerte di grado 2 emesse da MeteoSvizzera per "pericolo moderato". Norbert Patt, amministratore delegato della Titlis Bergbahnen, la società che gestisce gli impianti, ha definito l'evento come "straordinario" e, a prima vista, "difficilmente spiegabile", sottolineando come il sistema di aggancio delle cabine sia progettato per sopportare sollecitazioni enormi e come l'intera struttura, revisionata completamente solo pochi mesi prima, nel settembre del 2025, fosse considerata all'avanguardia dal punto di vista tecnologico.

La domanda, pertanto, non è solo se il vento abbia raggiunto intensità tali da superare i parametri di sicurezza, ma anche come sia stato possibile che raffiche così violente, fino a centotrenta chilometri orari, non abbiano indotto i responsabili a bloccare preventivamente la linea. Il protocollo standard, come emerge dalle prime ricostruzioni, prevede solitamente l'attivazione di allarmi già a velocità molto inferiori, nell'ordine dei quaranta chilometri orari, e la conseguente sospensione del servizio una volta superata la soglia dei sessanta. I tecnici del Servizio svizzero d'inchiesta sulla sicurezza (SISI) sono al lavoro per accertare se si sia trattato di una raffica improvvisa, di un'anomalia meccanica o di una combinazione di fattori, e dovranno verificare la posizione e le procedure adottate dal personale dell'impianto in quelle concitate fasi della mattinata.

L'esclusione di italiani tra le persone coinvolte

Parallelamente alle verifiche tecniche, gli accertamenti si sono concentrati anche sulla nazionalità e sull'identità della vittima, un dato che le autorità hanno preferito non divulgare in attesa della comunicazione ufficiale ai familiari. Un primo elemento, tuttavia, è stato chiarito già nel primo pomeriggio: la polizia federale elvetica, interpellata dall'ambasciata italiana a Berna, ha ufficialmente escluso il coinvolgimento di cittadini italiani nell'incidente, né tra i feriti, né tantomeno tra la persona deceduta. Una notizia che ha attraversato rapidamente le redazioni e che ha fornito un parziale, seppur magro, sollievo in un contesto altrimenti segnato da una tragedia che lascia senza parole. L'area dell'incidente, con l'impianto che collega Trübsee a Stand portando gli sciatori a un'altitudine di circa duemilaquattrocento metri, è stata posta sotto sequestro e rimarrà inaccessibile fino al termine dei rilievi, mentre l'intero comprensorio del Titlis, il più vasto della Svizzera centrale con i suoi ottantadue chilometri di piste, ha dovuto fare i conti con una giornata di lutto e di interrogativi.

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