Tragedia a Engelberg, precipita una cabina dell'ovovia: muore una sciatrice di 61 anni. Il vento soffiava a raffiche di 130 all'ora, indagini aperte sulla decisione di tenere l'impianto in funzione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il dramma si è consumato in pochi, lunghissimi secondi, sotto gli occhi di altri sciatori che, impotenti, hanno assistito alla scena ripresa anche da alcuni video amatoriali destinati a diventare parte integrante del fascicolo dell'inchiesta. Era da poco passate le undici di mercoledì mattina quando, nel comprensorio sciistico di Engelberg, sulle Alpi svizzere centrali, una cabina della telecabina Xpress Trübsee-Stand, una di quelle che compongono la funivia che porta gli sciatori in quota sul monte Titlis, si è improvvisamente staccata dal cavo portante. A bordo, viaggiava da sola una sciatrice svizzera di 61 anni, residente nel Canton Nidvaldo, la cui identità non è stata ancora ufficialmente divulgata dalle autorità nel rispetto del dolore dei familiari. La dinamica, violenta e immediata, ha visto il piccolo abitacolo, della capienza di otto posti, perdere contatto con il sostegno e iniziare a rotolare lungo il pendio innevato, ribaltandosi più volte su sé stesso in una folle corsa terminata solo contro le rocce di un burrone. I soccorritori, giunti sul posto con un elicottero del servizio di salvataggio Rega, hanno tentato a lungo di rianimare la donna, ma per lei non c'è stato nulla da fare: l'impatto, fatale, non le ha lasciato scampo.
Il nodo delle raffiche di vento e il "giallo" sulla mancata chiusura
Mentre la procura generale, in coordinamento con la polizia cantonale del Nidvaldo e il Servizio svizzero d'inchiesta sulla sicurezza, ha aperto un fascicolo per chiarire le cause del disastro, un interrogativo centrale domina le prime fasi dell'indagine: perché l'impianto era ancora in funzione, nonostante le condizioni meteorologiche proibitive? I dati forniti da MeteoSvizzera parlano chiaro: nella zona, al momento dell'incidente, si registravano raffiche di vento che oscillavano tra gli 80 e i 130 chilometri orari, una intensità ben superiore ai parametri di sicurezza solitamente adottati per questi tipi di collegamenti. Il protocollo standard prevede, infatti, che un allarme scatti già al raggiungimento dei 40 km/h e che l'esercizio venga obbligatoriamente sospeso quando si superano i 60 km/h. Una soglia, quest'ultima, ampiamente superata dai rilevamenti effettuati. Non solo: diverse piste del comprensorio risultavano già chiuse e una gara giovanile di sci prevista per la mattinata era stata annullata proprio a causa del maltempo, un particolare che rende ancora più spinoso il nodo su cui gli inquirenti sono chiamati a fare luce.
La posizione della società di gestione e le prime testimonianze
Di fronte all'evidenza dei fatti, i vertici della Titlis Bergbahnen, la società che gestisce gli impianti, hanno parlato di un evento "straordinario" e "difficilmente spiegabile". L'amministratore delegato, Norbert Patt, ha sottolineato come l'impianto in questione, costruito tra il 2014 e il 2015, fosse stato sottoposto a una revisione completa nel settembre del 2025 e fosse considerato "tecnicamente allo stato più moderno". «Non posso dire se si tratti di un errore tecnico», ha dichiarato Patt, «posso solo affermare che si tratta di un sistema utilizzato in tutto il mondo. È inimmaginabile che le forze necessarie a staccare una cabina dal cavo possano essere così enormi. Eppure è successo». Nel frattempo, emergono racconti agghiaccianti di chi era lì: Dennis Rickli, testimone oculare, ha raccontato ai media elvetici di aver visto la cabina dietro la sua staccarsi dopo "una specie di strattonata al cavo", mentre la giovane Beren Akkaya, una quattordicenne in gita scolastica, ha parlato dello shock provato nel vedere la scena e della paura, condivisa con i compagni, di dover riscendere a valle con le stesse funivie.
L'evacuazione e i rilievi tecnici sulla dinamica
Subito dopo lo schianto, la linea Xpress Trübsee-Stand è stata chiusa e l'intero comprensorio del Titlis ha visto la sospensione di quasi tutti gli altri impianti di risalita. Le operazioni di soccorso si sono concentrate non solo sul recupero della salma, reso complesso dalla posizione impervia del luogo dell'impatto, ma anche sull'evacuazione delle persone rimaste bloccate nelle altre cabine. Tra le 100 e le 200 persone sono state tratte in salvo e, per gestire lo choc psicologico subito da molti sciatori, è stato attivato un team di supporto. Gli investigatori, nei prossimi giorni, analizzeranno i dati registrati dai computer di bordo dell'impianto e le immagini delle telecamere di sorveglianza per capire se il distacco sia stato causato da una raffica improvvisa di vento o da un cedimento meccanico dei morsetti che ancorano le cabine al cavo. Un aspetto, quello della tenuta dei morsetti, su cui si concentrano molti dei rilievi tecnici, dal momento che la loro funzione dovrebbe garantire l'aggancio anche in condizioni di forte sollecitazione.




