«Catherine e Nathan? Due brave persone»: Pillon e la svolta nella saga della famiglia nel bosco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La quiete apparente del caseggiato isolato tra gli alberi, quella che per mesi aveva alimentato titoli e ipotesi, è stata nuovamente scossa da un nome che nel dibattito pubblico – specie quello intriso di valori tradizionali e scontri identitari – pesa come un macigno. Simone Pillon, l’ex senatore leghista dalla cravatta «papillon» sempre salda sotto il mento, è il nuovo avvocato della cosiddetta famiglia nel bosco. Lui, che non è mai stato soltanto un politico di sistema ma piuttosto un agitatore culturale in toga, ha raccolto l’eredità di un caso giudiziario e mediatico ormai trasformato in saga: quella di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori finiti al centro di un allontanamento dai figli e di una complessa procedura che, passo dopo passo, continua a scrivere capitoli imprevedibili.

Un innesto che sembra cucito su misura

In realtà, qualcuno avrebbe potuto prevederlo. I frequenti post sui social, le prese di posizione pubbliche contro il sistema giudiziario “amico delle famiglie tradizionali” e, al contempo, la difesa a oltranza di un certo modello educativo – tutto questo faceva pensare a un incastro perfetto. Pillon ha incarnato per anni la saldatura tra il populismo salviniano dei comizi con rosario esposto e l’ala più rigida del tradizionalismo cattolico; da qui a diventare il volto legale di una coppia accusata (nei fatti, seppur senza una condanna definitiva) di gestione “selvaggia” della prole, il passo è stato breve. Nessuno, tra i cronisti che seguono la vicenda, può dire di essere rimasto sbalordito. Il caso sembra fatto apposta per lui, e lui non ha esitato a raccoglierne la sfida.

Le prime parole del nuovo difensore

«Nessuno qui è ingestibile: Catherine e Nathan sono persone per bene e di gran cuore, preoccupate per i loro figli esattamente come lo sarebbe ciascuno di noi nelle medesime circostanze». Con questa dichiarazione, rilasciata ai margini di un primo contatto con i suoi assistiti, Pillon ha rotto il silenzio che seguiva l’affidamento dell’incarico. I due genitori, ha spiegato l’avvocato, avrebbero cercato un professionista «più vicino a loro» dopo un precedente rapporto di fiducia evidentemente incrinato. Dalla sua lunga esperienza di battaglie in aula e in piazza – dalle crociate contro la legge sull’omofobia ai ricorsi contro la cosiddetta ideologia gender – l’ex senatore porta ora un approccio che mescola strategia giuridica e comunicazione d’impatto. Nessuna dichiarazione, invece, sui dettagli del procedimento che ha portato all’allontanamento dei tre minori, né sulle specifiche accuse che gravano (senza che siano state rese pubbliche nella loro interezza) sulla coppia.

Un personaggio che non ama i ruoli di sistema

Lo si è visto, negli anni, passare da un’aula parlamentare a un palco di piazza con la stessa disinvoltura. Pillon non è mai stato un politico di mestiere, nel senso stretto del termine; piuttosto, ha sfruttato il seggio a Palazzo Madama come una tribuna per amplificare cause culturali che, molto spesso, trovavano il loro naturale epilogo in un tribunale. La nomina a difensore della famiglia nel bosco arriva in un momento in cui la sua carriera forense – mai interrotta – tornava a galla con più vigore di quella politica. L’uomo dal papillon, del resto, ha sempre rivendicato l’indipendenza da correnti e apparati. «Cerchiamo qualcuno più vicino a noi», avrebbero detto i coniugi Trevallion-Birmingham secondo fonti vicine all’inchiesta; e Pillon, con il suo lessico netto e le sue certezze granitiche, è probabilmente il profilo meno lontano possibile dal loro universo valoriale.

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