Putin sposta i missili ipersonici Oreshnik in Bielorussia, mentre la tensione con Kiev resta altissima

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto, attraverso un video diffuso nelle ultime ore, di aver messo in servizio di combattimento in territorio bielorusso i sistemi missilistici ipersonici Oreshnik, capaci di trasportare testate nucleari. Le immagini, che mostrano lanciatori mobili procedere lungo strade innevate per poi essere mimetizzati con apposite reti, non specificano quanti esemplari siano stati dispiegati né la loro collocazione precisa, lasciando intendere una volontà di mantenere un margine di ambiguità operativa. Questa mossa, annunciata in un momento di fine anno già segnato da un conflitto prolungato, costituisce un significativo innalzamento del livello di deterrenza da parte russa, la quale aveva già precedentemente schierato armamenti tattici nello stato alleato. L’Oreshnik, con una gittata stimata fino a cinquemila chilometri, proietta infatti la minaccia ben oltre il teatro ucraino, raggiungendo potenzialmente obiettivi in tutta l’Europa centro-occidentale e riducendo in modo drastico i tempi di allerta e reazione per i sistemi difensivi della NATO.

Lo spiegamento, presentato come una normale rotazione delle forze, non può essere disgiunto dal recente episodio – ribadito con forza dai media russi – del presunto tentativo di colpire con droni il Cremlino. Il ministero degli Esteri di Mosca ha diffuso un filmato in cui, come riportano le agenzie, si mostrerebbero i rottami di uno di questi velivoli, definiti “diretti alla residenza di Putin”. Sebbene Kiev abbia categoricamente smentito ogni coinvolgimento, attribuendo l’accaduto a una provocazione interna russa, il posizionamento degli Oreshnik in Bielorussia viene interpretato da molti osservatori come una risposta calibrata e dimostrativa a quello che il Cremlino dipinge come un attacco terroristico. La scelta della Bielorussia, paese confinante sia con l’Ucraina che con membri dell’Alleanza Atlantica, amplifica notevolmente l’effetto strategico dell’operazione, creando un nuovo e avanzato punto di pressione militare.

La percezione della minaccia, del resto, è già tangibile nei paesi limitrofi, i quali stanno intensificando le misure difensive lungo i propri confini. Le forze armate lituane, ad esempio, hanno avviato l’installazione di dispositivi esplosivi sui ponti che collegano il paese alla Bielorussia, un’opera ingegneristica finalizzata a farli saltare in caso di una possibile invasione armata. A questa misura estrema si affianca la costruzione di depositi appositamente dedicati allo stoccaggio di barriere mobili anticarro, destinate a ostacrare un’eventuale avanzata di mezzi corazzati. Tali preparativi, sebbene definiti precauzionali, riflettono una valutazione concreta dei rischi associati alla permanente instabilità della regione e alla presenza ormai consolidata di forze russe e di sistemi d’arma sempre più sofisticati nel territorio bielorusso, il cui governo svolge un ruolo sempre più integrato nelle operazioni militari di Mosca.

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