«Il Diavolo veste Prada 2» e quel conto alla rovescia di vent’anni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono passati vent’anni, e il conto alla rovescia per ritrovare Miranda Priestly – con il suo caschetto argento e quel sussurro capace di gelare il sangue di qualsiasi redattore – è finalmente agli sgoccioli. Il 29 aprile, nelle sale italiane, arriva «Il Diavolo veste Prada 2», sequel di quel film del 2006 che, con un budget di 35 milioni di dollari, ne incassò oltre 326, trasformandosi in un fenomeno pop senza tempo. La regia, anche per questo secondo capitolo, è affidata a David Frankel, mentre il nucleo duro del cast originale ha risposto presente: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci tornano a popolare gli uffici di Runway, la rivista di moda che da sempre respira l’aria – talvolta gelida, talvolta elettrica – del mondo patinato newyorkese.

Giornalismo virtuale e reale, la redazione vent’anni dopo

Se nel primo film Andy Sachs – la Hathaway, si ricordi – imparava a sopravvivere ai capricci di una direttrice leggendaria, in questo sequel la ritroviamo tornata a lavorare proprio lì, nella redazione che l’aveva plasmata e ferita. La trama, stando a quanto emerge dai trailer e dalle anticipazioni ufficiali, mette in scena un editoriale che fa i conti con le trasformazioni del giornalismo contemporaneo, tra digitale e carta stampata, tra etica e click. Emily Blint e Stanley Tucci riprendono i loro ruoli, aggiungendo quella patina di sarcasmo e lealtà professionale che aveva reso il primo film una macchina perfetta di dialoghi memorabili.

Anteprima europea a Milano, tra rooftop e beauty office

Milano, va detto, ha avuto un ruolo centrale nella promozione del film. Il 23 aprile, la città ha ospitato l’unica première europea presso La Rinascente: una serata iniziata con un aperitivo sul rooftop, proseguita con la proiezione e chiusa da un after party pensato per celebrare l’intreccio fra moda, intrattenimento e bellezza. Ma l’operazione non si è fermata all’evento. Fino al 4 maggio, sempre negli spazi della Rinascente, L’Oréal Paris anima al piano -1 uno spazio immersivo – un vero beauty office aperto al pubblico – dove make-up artist del brand si rendono disponibili per touch-up esclusivi. Un modo, questo, per trasformare il film in un’esperienza tangibile, quasi abitabile.

L’Italia diventa set, e New York si sposta sul Tevere

Se il primo «Diavolo veste Prada» si muoveva tra Manhattan e Parigi, il secondo capitolo – come ampiamente mostrato nei trailer – porta la vicenda in Italia. Diverse le location italiane apparse nei materiali promozionali, e Milano torna a essere non solo vetrina dell’anteprima, ma anche parte integrante della narrazione. Le icone del guardaroba, le vertigini gerarchiche della redazione, i giochi di potere tra firme e firme: tutto questo ora si contamina con luci e paesaggi italiani. Frankel, del resto, non ha mai nascosto l’importanza di cambiare aria a una storia che, senza un nuovo respiro geografico, rischiava di restare prigioniera dei propri stessi aforismi.

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