Wall Street zavorrata dai tech, tornano i timori per una bolla

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Wall Street ha chiuso ieri un’altra giornata di forte tensione, zavorrata da una pesante correzione del settore tecnologico che, mostrando segnali di estrema volatilità, ripropone con insistenza l’eventualità di una bolla speculativa. Sebbene analisti di Goldman Sachs sostengano che il mercato statunitense non avrebbe ancora raggiunto quel punto critico, le valutazioni delle big tech e altri indicatori finanziari, i quali fluttuano in maniera preoccupante, suggeriscono che ci si sta avvicinando con passo rapido. La ragnatela di OpenAI, per riuscire a fare investimenti colossali, si intreccia con quella di molti altri colossi, creando un ecosistema iperconnesso e potenzialmente fragile.

Un ecosistema troppo interconnesso

“Too big to deflate”, ovvero “troppo grande da sgonfiare”, è il mantra del momento e fa riferimento non solo al titolo Nvidia ma a tutto il comparto dell’intelligenza artificiale, che non pochi osservatori considerano ormai in piena bolla. I protagonisti di questo settore, i quali hanno visto le loro quotazioni salire alle stelle, sono sempre più legati fra di loro da una fitta rete di investimenti e collaborazioni. C’è il rischio concreto, quindi, che la caduta di uno di essi, magari per un risultato trimestrale deludente o per un rallentamento negli sviluppi, possa trascinare nel gorgo tutti gli altri, in una reazione a catena difficile da controllare.

I "circular deals" e le perplessità degli analisti

Qualcuno la definisce, non senza una punta di malignità, l’idea finanziaria più creativa di ChatGpt. Nelle settimane scorse, gli annunci di accordi miliardari tra OpenAI e altre Big Tech dell’AI hanno sollevato più di un dubbio nella testa degli analisti. La perplessità principale non nasce tanto dal fatto che Sam Altman si sia messo in affari con soggetti in competizione tra loro, quanto piuttosto dal meccanismo finanziario dietro a queste operazioni, definite come “circular deals”. Questi accordi, che vedono capitali muoversi in modo circolare tra le varie entità, creano una interdipendenza che, se da un lato alimenta la crescita, dall’altro potrebbe mascherare il reale stato di salute e la sostenibilità degli investimenti stessi.

Il punto di vista dei pionieri

Il Financial Times ha recentemente riunito sei figure iconiche del mondo dell’intelligenza artificiale per una discussione informale, toccando, tra momenti di nostalgia, anche i grandi temi attuali. Il confronto tra questi pionieri, i quali hanno contribuito a plasmare il settore, offre uno sguardo privilegiato sulle dinamiche in atto, sebbene le loro opinioni rimangano distanti dal fornire certezze assolute sulla direzione che sta prendendo questa corsa tecnologica e finanziaria. Le loro riflessioni, sebbene eterogenee, contribuiscono a delineare un quadro complesso, dove l’entusiasmo per il potenziale dell’AI si scontra con la cruda razionalità dei numeri e dei modelli di business.

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