Crollo alla Torre dei Conti, muore l'operaio Octay Stroici dopo undici ore tra le macerie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un boato, simile a un’esplosione, ha squarciato la mattinata di largo Corrado Ricci, nei pressi dei Fori Imperiali, dove una porzione della medievale Torre dei Conti è improvvisamente venuta giù, seppellendo sotto una massa di detriti Octay Stroici, un operaio di 66 anni che, nonostante i soccorsi immediati, non è sopravvissuto. Le sue condizioni, già gravissime al momento dell’estrazione dopo undici interminabili ore di lavoro ininterrotto dei vigili del fuoco – circa centoquaranta unità impegnate nelle operazioni –, sono precipitate rapidamente: un arresto cardiaco lo ha colto appena salito sull’ambulanza e, sebbene fosse stato stabilizzato dal personale medico, un secondo infarto ne ha spento la vita poco dopo l’arrivo all’ospedale Umberto I.

Le reazioni politiche e lo sfruttamento della tragedia

La tragedia, che ha ferito altresì tre persone – una delle quali è stata già dimessa dall’ospedale –, ha inevitabilmente occupato le prime pagine dei quotidiani, diventando, suo malgrado, un tema di scontro internazionale. Mosca, infatti, ha strumentalizzato l’accaduto per lanciare un attacco verbale all’Italia, affermando che “finché il governo italiano manda soldi a Kiev, crollerà tutto”, un’affermazione che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha immediatamente bollato come “vergognosa”, aggiungendo che non si deve speculare su una disgrazia.

La fragilità del patrimonio e i progetti di restauro

A gettare una luce cruda sulla condizione del patrimonio storico romano sono le parole di Adriano La Regina, ex soprintendente alle antichità della capitale, il quale ha definito “fragilissimo” non solo la Torre dei Conti ma anche il Parco lineare delle Mura Aureliane, entrambi inseriti nel programma “Caput Mundi” finanziato dai fondi Next Generation EU, che prevede il loro restauro e consolidamento entro il giugno 2026. Secondo l’accademico dei Lincei, “periodi di incuria così lunghi” sono alla base di dissesti che, purtroppo, possono manifestarsi in modo drammatico. Il restauro della torre, del resto, figura tra i duecento interventi previsti dal piano.

I racconti dei testimoni e la sicurezza dell’area

Chi lavora o vive nella zona ha descritto momenti di pura apprensione. Claudio Barbato, dipendente di una libreria, ha raccontato di non aver mai percepito “rumori particolari o sospetti”, se non quelli abituali del cantiere, fino a quando, quella mattina, le mura hanno iniziato a vibrare in modo inquietante, “quasi un terremoto”. Una sensazione confermata da Fernando Pinheito, cameriere in un ristorante limitrofo, che al fragore del crollo ha paragonato un botto fortissimo. Considerata la pericolosità della struttura, seriamente compromessa, le autorità stanno valutando di istituire una zona rossa attorno all’edificio, la quale rimarrebbe in vigore finché la torre non verrà messa in sicurezza, per scongiurare ulteriori, possibili crolli.

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