La memoria del 7 ottobre e il peso delle macerie
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Redazione Esteri
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Quello che provai il 7 ottobre di due anni fa, alla notizia dell’assalto sferrato dai miliziani di Hamas contro inermi cittadini israeliani, rimane per me, vecchio pensionato, indelebilmente intrecciato all’incanto di alcuni paesaggi marini che andavo allora scoprendo. Una situazione, questa, che non fece che amplificare il contrasto interiore, acuendo sentimenti di orrore e di una tragica impotenza di fronte a un’idea divenuta insopportabile: che, in nome di una causa pur ritenuta da molti giusta, si potessero massacrare civili innocenti, molti dei quali pacifisti e vicini alle istanze palestinesi.
Una memoria sepolta dalle macerie
La memoria di quel sanguinoso pogrom, che suscitò all’indomani una vasta ondata di solidarietà verso Israele, sembra oggi aver subito una sorte precisa. È finito sepolto sotto decine di migliaia di vittime e un’immensa montagna di rovine, una coltre di oblio fatta di distruzione che ha offuscato il ricordo iniziale.
La profezia dalle macerie di Betlemme
In questo panorama di annichilimento risuonano con forza particolare le parole del reverendo palestinese Munther Isaac, pronunciate la scorsa vigilia di Natale nella Chiesa della Natività a Betlemme. Di fronte a un presepe avvolto da macerie simboliche, lanciò un monito: «Noi palestinesi ci riprenderemo. Ci rialzeremo di nuovo dalla distruzione come abbiamo sempre fatto», aggiungendo una riflessione per i complici del conflitto: «Mi dispiace per voi. Vi riprenderete mai da tutto questo?».
La caduta di una finzione e lo scivolamento israeliano
Orly Noy, giornalista e attivista israeliana, offre una chiave di lettura penetrante di questi due anni. Ha più volte indagato le reazioni dei suoi connazionali all’attacco, descrivendo lo scivolamento di una parte significativa di essi verso ciò che non esita a definire fascismo. Ha osservato come «un genocidio non nasce dal nulla», sottolineando come proprio con il 7 ottobre sia caduta una certa finzione che fino ad allora aveva permeato la percezione del conflitto, un punto di non ritorno per la coscienza collettiva.




