Il cortocircuito di Mondello: il Cga sospende la revoca alla Italo Belga, Cracolici parla di “decisione discutibile”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il colpo di scena, a dir poco, è arrivato a sorpresa, quando ormai l’estate è dietro l’angolo e la macchina organizzativa del Comune di Palermo aveva già cambiato marcia. Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana ha infatti accolto il ricorso della società Italo Belga, congelando di fatto il decreto di decadenza che le aveva sottratto la concessione della spiaggia di Mondello. Una decisione che, come un fulmine a ciel sereno, rischia di mandare all’aria i piani dell’assessorato al Territorio, i quali avevano già suddiviso quell’arenile in tredici micro-lotti, pronti per essere affidati con bandi trimestrali. L’effetto immediato di questa sospensione, però, è soprattutto pratico: in attesa dell’udienza collegiale fissata per il 14 maggio, la storica società immobiliare rientra in possesso della porzione di demanio che aveva gestito per oltre centosette anni, gettando nello sconcerto chi, nelle scorse settimane, aveva lavorato per archiviare definitivamente quel modello di gestione.

La motivazione del giudice e la “clausola” dell’ordine pubblico

Ciò che lascia perplessi gli addetti ai lavori, e in particolare i vertici della commissione regionale Antimafia, non è tanto la natura cautelare del provvedimento, quanto la singolare motivazione addotta per giustificarlo. Il presidente del Cga, nell’accogliere l’istanza della Italo Belga, ha infatti richiamato il rischio concreto per l’ordine e la sicurezza pubblica, un argomento che – come ha sottolineato con una punta di sarcasmo Antonello Cracolici – non era stato nemmeno evocato dalla stessa società privata a tutela dei propri interessi. “Sono sorpreso e stupito”, ha dichiarato il presidente della commissione, definendo la scrittura dei giudici amministrativi come “poco comprensibile e molto discutibile”. Si teme, in sostanza, che l’enorme massa di persone destinata a riversarsi sulla spiaggia nei mesi caldi possa creare situazioni di caos se non affidata a un gestore unico; una sorta di “male minore” giuridico che, nelle intenzioni del tribunale, dovrebbe prevalere persino sul cosiddetto *fumus boni iuris*, ovvero sulla fondatezza apparente della pretesa della Regione di aver revocato la concessione per infiltrazioni mafiose.

Il siluro del presidente Cracolici: “Neppure il privato ci aveva pensato”

Cracolici, in queste ore, non ha usato mezzi termini per stigmatizzare una decisione che definisce “con pochi precedenti” nella storia amministrativa dell’isola. Il suo ragionamento, serrato e tecnico, parte da un presupposto preciso: la tutela dell’ordine pubblico non può diventare una clausola di stile per aggirare il merito della vicenda, né tantomeno un alibi per restituire un bene conteso a chi, secondo gli atti della prefettura, avrebbe avuto legami commerciali con soggetti vicini a Cosa Nostra. “Credo che neanche lo stesso privato abbia utilizzato questo argomento per il suo ricorso”, ha tuonato il presidente, lasciando intendere che l’iniziativa d’ufficio del giudice rappresenti un’anomalia procedurale non da poco. Al di là del linguaggio istituzionale, trapela una certa amarezza tra i commissari dell’Antimafia, i quali vedono vanificati (almeno per i prossimi mesi) gli sforzi per restituire alla libera concorrenza un litorale storicamente considerato una “sacca di privilegi”.

Il realismo del sindaco Lagalla e il rinvio al 14 maggio

Dall’altra parte della barricata, il sindaco Roberto Lagalla ha scelto una linea prudente, quella del “preso atto” e del massimo rispetto per la magistratura amministrativa. Pur ribadendo che la legalità resta una priorità per l’amministrazione comunale, il primo cittadino ha preferito non alimentare polemiche, limitandosi a garantire che il Comune farà la sua parte – qualsiasi cosa accada – per assicurare decoro e sicurezza durante la stagione balneare. In sostanza, se il prossimo 14 maggio il collegio del Cga dovesse confermare la sospensiva, la Italo Belga sarà legittimata a montare ombrelloni e lettini come se nulla fosse stato; in caso contrario, scatterà il caos organizzativo, con la Regione costretta a correre ai ripari per assegnare i lotti in extremis. Una situazione di stallo, insomma, che trasforma la storica borgata marinara in un campo di battaglia legale, dove la certezza dei diritti e la lotta alla mafia rischiano di soccombere all’urgenza di un’estate che, puntuale, sta per bussare alla porta.

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