Debito Usa declassato da Moody's, mentre l'Italia consolida la sua posizione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre l’Italia raccoglie conferme e promozioni da parte delle principali agenzie di rating, con DBRS e Fitch che ne riconoscono la stabilità e S&P che ne migliora il giudizio, gli Stati Uniti subiscono un colpo simbolico e finanziario. Moody’s, infatti, ha deciso di privare Washington della tripla A, abbassando il rating del debito sovrano americano da Aaa ad Aa1. Una mossa che, seppur attesa dopo i precedenti declassamenti di S&P nel 2011 e di Fitch due anni fa, segna un momento storico: per la prima volta in un secolo, il paese non gode più del massimo punteggio presso tutte e tre le principali agenzie.

Il downgrade, annunciato venerdì scorso, ha immediatamente scosso i mercati, facendo scivolare il dollaro e i titoli di Stato, mentre i rendimenti continuano a salire. Le motivazioni dietro la decisione di Moody’s sono chiare: deficit fiscali persistentemente elevati, una spesa per interessi in rapida crescita e una flessibilità di bilancio sempre più limitata rendono insostenibile la traiettoria del debito pubblico statunitense, che supera i 36 trilioni di dollari. Scope Ratings, pur confermando il rating AA degli Usa con outlook negativo lo scorso 9 maggio, aveva già evidenziato questi rischi, sottolineando come l’aumento del debito rispetto al Pil rappresenti un problema strutturale.

La risposta dell’amministrazione Trump, però, è stata sprezzante. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha liquidato il declassamento con un secco "e a chi importa?", riflettendo una linea già adottata dal presidente, che negli ultimi mesi ha sistematicamente sminuito ogni segnale di instabilità finanziaria, dal crollo delle borse all’inflazione galoppante. Un atteggiamento che, se da un lato rassicura i mercati sulla determinazione a proseguire con politiche espansive, dall’altro alimenta timori sulla capacità di stabilizzare il debito.

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