Omicidio Mattarella, ex prefetto Piritore agli arresti per depistaggio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Quarantatré anni dopo quel sesto gennaio del 1980, quando Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, venne ucciso in un agguato mafioso mentre si trovava in auto con la moglie, un nuovo, significativo tassello si incastra nell'inchiesta giudiziaria. La Dia, Direzione investigativa antimafia, ha notificato la misura degli arresti domiciliari a Filippo Piritore, che all'epoca dei fatti era un funzionario della Squadra Mobile di Palermo e che, nel corso della sua carriera, ricoprì anche l'incarico di questore a Macerata tra il 2001 e il 2003, per poi approdare al ruolo di prefetto. L'accusa, che gli viene contestata dalla procura palermitana, è quella di aver depistato le indagini, un'ipotesi che riporta l'attenzione su uno degli elementi più enigmatici e discussi dell'intera vicenda.
Il mistero del guanto scomparso
Nelle prime ore successive all'omicidio, l'attenzione degli investigatori si concentrò sulla Fiat 127 utilizzata dagli esecutori materiali per la fuga e poi abbandonata. All'interno dell'autovettura, sotto il sedile del passeggero, fu rinvenuto un guanto, subito considerato un reperto di straordinaria importanza. A confermare il valore di quell'indizio, pochi giorni dopo il delitto, fu lo stesso ministro dell'Interno dell'epoca, Virginio Rognoni, il quale, riferendo in parlamento, lo definì un elemento «importantissimo», aggiungendo che rappresentava «l'unico oggetto che potrebbe appartenere ai criminali» e che, di conseguenza, avrebbe potuto condurre alla loro identificazione. Quel guanto, tuttavia, sparì dalla scena del crimine, lasciando un vuoto investigativo che per decenni è rimasto irrisolto.
La difesa dell'ex funzionario
Secondo gli atti dell'attuale procedimento, Piritore sarebbe il principale responsabile della scomparsa di quel reperto decisivo. La ricostruzione dei magistrati gli attribuisce, in sostanza, di aver orchestrato un'azione di depistaggio che di fatto distolse le indagini dalla pista giusta, proteggendo forse mandanti ed esecutori. L'ex prefetto, però, ha respinto in toto ogni addebito durante un recente interrogatorio dinanzi al giudice per le indagini preliminari Antonella Consiglio, la quale aveva convalidato la misura cautelare. Di fronte alle contestazioni, Piritore ha presentato la sua versione dei fatti, cercando di smontare l'accusa che lo vuole artefice di una manipolazione delle prove.
Le reazioni e il contesto internazionale
La notizia dell'arresto domiciliare ha naturalmente occupato le prime pagine dei quotidiani, diventando un caso di cronaca nera che travalica i confini nazionali e si intreccia con un panorama internazionale già di per sé complesso. Mentre a Londra si teneva un vertice della coalizione dei "Volenterosi", durante il quale il presidente ucraino Zelensky ha rinnovato le sue accuse a Putin, sostenendo che il leader russo punti deliberatamente a «un disastro umanitario quest'inverno in Ucraina», l'inviato russo Dmitriev volava a Washington per avviare trattative sulle sanzioni americane alla Russia. In questo quadro globale, la svolta sull'omicidio Mattarella dimostra come le inchieste sulla giustizia, specialmente quando coinvolgono fatti di mafia e depistaggi, continuino a svilupparsi, scavando in verità che il tempo non ha cancellato.




