Tragedia sull'Urbinate, lo schianto e l'amara attesa: «L'ambulanza è arrivata mezz'ora dopo, lui era ancora vivo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'asfalto bagnato di quella pioggia improvvisa, una curva presa forse con troppa fiducia, e il destino che si compie in una frazione di secondo lungo la strada statale 423, all'altezza di Ponte Armellina. Giovedì scorso, intorno alle 15.30, la vita di Karim El Azzouzi, 33enne di origini marocchine residente a Petriano e operaio con un sogno nel cassetto, si è spezzata nell'impatto frontale della sua Daewoo contro un autobus dell'Ami che, rientrando vuoto in deposito, procedeva in direzione opposta verso Urbino. Un impatto violentissimo, una di quelle collisioni che non lasciano scampo, e che hanno costretto i vigili del fuoco a lavorare a lungo per estrarre il giovane dalle lamiere. Illeso, fortunatamente, l'autista del mezzo pubblico, rimasto solo a bordo e testimone diretto di una scena che difficilmente dimenticherà.

Eppure, a rendere il racconto di questo pomeriggio di fine inverno ancora più amaro è la sequenza dei minuti successivi allo schianto. Perché se la dinamica dell'incidente, con la perdita di controllo in quella semicurva in discesa da Trasanni e l'invasione della corsia opposta, è ancora al vaglio dei carabinieri per accertare le cause precise, sui soccorsi si è già aperto un fronte di interrogativi. Un testimone, Luca Baldarelli, un corriere di Poste Italiane rimasto bloccato nel traffico, ha raccontato ai cronisti presenti di essersi avvicinato e di aver trovato una scena sconcertante: accanto all'auto distrutta, una neurochirurga, capitata lì per caso, parlava al telefono con la centrale operativa, cercando di fornire indicazioni e, probabilmente, di tenere un contatto con il ragazzo ancora cosciente. L'orario, secondo la sua testimonianza, era circa le 15.50. L'autista del bus, dal canto suo, gli avrebbe detto che lo schianto risaliva a venti minuti prima.

L'ambulanza del 118, quando è infine giunta sul luogo della tragedia, aveva già superato la soglia delle 16.00. «Da Urbino in auto bastano poco più di 10 minuti per arrivare a Gallo», ha sottolineato il testimone, evidenziando un ritardo di circa mezz'ora che appare, sulla carta, difficilmente giustificabile. Un lasso di tempo, quei minuti preziosi, in cui la dottoressa presente aveva percepito e riferito segni vitali nel giovane conducente, accendendo un barlume di speranza prontamente spentosi all'arrivo dei sanitari. Solo a quel punto, insieme ai vigili del fuoco sopraggiunti, sono iniziate le manovre per estrarre il dalle lamiere, ma per Karim El Azzouzi non c'era ormai più nulla da fare.

Chi lo conosceva lo descrive come un uomo silenzioso e dedito al lavoro. Michele Casoli, uno dei titolari della Imar srl di Canavaccio, l'azienda dove il 33enne lavorava come operatore generico da settembre, ha voluto ricordarlo con poche, commosse parole: «Un bravo ragazzo che lavorava a testa china, tranquillo e sereno». Assunto con il decreto flussi, Karim era arrivato in Italia la scorsa estate, lasciando in Marocco la moglie e due bambini piccoli, uno dei quali in tenerissima età. Il suo era uno di quei progetti di vita fatti di sacrifici, nella speranza di poterseli presto ricongiungere, quei familiari, una volta ottenuti i documenti necessari. Un sogno infranto su una strada bagnata, mentre i parenti stretti, in patria, apprendevano la notizia dalla telefonata di un connazionale, e nella comunità si inizia già a ragionare su una raccolta fondi per sostenere le spese del rimpatrio della salma e aiutare economicamente la famiglia che lascia.

I soccorsi in ritardo e la rabbia dei presenti

Il ritardo dell'ambulanza, se confermato nelle sue esatte proporzioni e motivazioni, rischia di aggiungere un ulteriore strato di dolore a una vicenda già di per sé segnata dalla fatalità. La presenza casuale di un medico sul posto, capace di valutare la gravità della situazione e di mantenere un contatto con il ferito, rende ancora più stridente il contrasto con l'attesa. Perché in questi casi, la tempistica è tutto, e la differenza tra la vita e la morte può davvero misurarsi in una manciata di minuti. I carabinieri, che hanno effettuato i rilievi di rito, avranno il compito di fare piena luce anche su questo aspetto, acquisendo eventuali comunicazioni e verificando i protocolli operativi della centrale del 118.

La dinamica dell'incidente e le indagini in corso

Resta, sullo sfondo, la ricostruzione tecnica di quanto accaduto pochi istanti prima dell'impatto. La pioggia aveva reso scivoloso il manto stradale, e la Daewoo del 33enne, scendendo da Trasanni, ha improvvisamente sbandato. Un'azione, quella del conducente, che potrebbe essere stata istintiva o dovuta a una banale distrazione, ma che è costata cara. L'autobus che saliva, senza passeggeri a bordo, non ha potuto evitare lo scontro, data la probabile rapidità con cui l'auto gli si è parata davanti in una strada statale che, in quel tratto, non concede ampi margini di manovra. Le indagini dovranno stabilire l'esatta dinamica, ma intanto la comunità locale si stringe attorno al ricordo di un uomo venuto in Italia per lavorare e costruirsi un futuro.

Il ritratto di una vita spezzata

L'arrivo in Italia lo scorso anno, l'assunzione in fabbrica, la residenza a Petriano. La vita di Karim El Azzouzi sembrava aver finalmente imboccato la strada giusta, quella di un'integrazione fatta di impegno quotidiano e prospettive. Celibe anagraficamente, come riportato da alcuni verbali, ma in realtà sposato e padre, lascia una famiglia in Marocco che ora si trova a dover fare i conti non solo con un lutto improvviso, ma anche con le difficoltà pratiche legate alla distanza e alle procedure per la salma. Un'esistenza, la sua, che incrociava quelle di tanti altri lavoratori stranieri, e che si è tragicamente interrotta in un pomeriggio qualunque, mentre probabilmente stava semplicemente facendo ritorno a casa dopo l'ennesimo turno di lavoro.

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