L'Italia del curling cede lo scettro mondiale agli Stati Uniti, ma è argento a Taarnby
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Redazione Sport
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Sul ghiaccio del Taarnby Curling Club, nell’omonima cittadina danese che sorge alle porte di Copenhagen, si è chiuso con il velo dell’amaro in bocca il Mondiale junior 2026 per la Nazionale maschile di curling. Gli azzurri, che erano saliti sul tetto del mondo l’anno precedente a Cortina, non sono riusciti a bissare il Titolo iridato, dovendo questa volta accontentarsi della medaglia d’argento dopo una finale combattuta e persa per 8-6 contro la selezione statunitense. Un risultato, va detto, che non offusca la crescita esponenziale di un movimento capace di piazzare una propria rappresentativa tra le prime due del pianeta per il secondo anno consecutivo.
Il cammino della squadra italiana, composta da Stefano Spiller, Stefano Gilli, Andrea Gilli, Cesare Spiller e Francesco Vigliani, non era cominciato sotto i migliori auspici nella fase a gironi. Un percorso a tratti altalenante, chiuso con sei vittorie e tre sconfitte, aveva consegnato agli azzurri il quarto posto in classifica, un piazzamento che costringeva ad affrontare subito una corazzata come la Scozia in semifinale. E proprio contro gli scozzesi, in un match dai nervi tesi e dalle traiettorie millimetriche, gli italiani hanno tirato fuori una prestazione di carattere, riuscendo a strappare il pass per l’atto conclusivo e guadagnandosi la possibilità di difendere il titolo.
Dall’altra parte della house, però, c’erano gli Stati Uniti, una squadra che già nel round robin aveva inflitto un pesante 8-1 agli azzurri e che, forte anche di quel precedente, aveva poi eliminato il temuto Canada. La finale si è giocata punto a punto, con gli italiani costretti a rincorrere dopo un avvio shock che li vedeva sotto 4-1 al termine del terzo end. La reazione c’è stata, eccome, tanto che nel quarto parziale gli azzurri hanno accorciato le distanze portandosi sul 4-3, riaprendo di fatto i giochi e facendo sperare in una rimonta che avrebbe avuto del clamoroso. La svolta, però, è arrivata nel sesto end, quando gli statunitensi sono riusciti a rubare la mano agli avversari, segnando un punto fondamentale senza avere il vantaggio dell’ultimo tiro e scavando un solco difficile da colmare.
La rimonta nel finale e il valore di un gruppo che resta d’oro
Nonostante il colpo, la squadra guidata in campo da Stefano Spiller non ha mai smesso di crederci, arrivando a conquistare un prezioso punto nel nono end che riaccendeva flebili speranze. Nell’ultima frazione, con il cosiddetto martello a favore, gli statunitensi hanno gestito con freddezza il vantaggio, ripulendo la casa da ogni pietra avversaria e fissando il punteggio sull’8-6 che ha consegnato loro l’oro iridato. Una sconfitta netta, ma che stride con la prestazione maiuscola offerta dagli azzurri per larghi tratti dell’incontro.
Se è vero che il sogno del bis mondiale si è infranto proprio sul più bello, è altrettanto vero che questa spedizione danese consegna al curling italiano la certezza di avere un vivaio di livello assoluto. I fratelli Spiller e i fratelli Gilli, assieme a Vigliani, rappresentano il presente e il futuro di una disciplina che in Italia sta vivendo una stagione d’oro. La capacità di arrivare al dunque in due edizioni consecutive della rassegna iridata giovanile, vincendo una volta e perdendo l’altra con onore, testimonia la solidità di un progetto tecnico e la crescita di un gruppo di giocatori che, in ottica futura, potrà dare filo da torcere anche nel circuito senior. Gli Stati Uniti, guidati in finale con perizia, hanno semplicemente dimostrato di avere qualcosa in più in questo preciso momento storico, approfittando anche di qualche sbavatura di troppo nei momenti clou dell’incontro.




