La morte improvvisa di Lindsey Graham, il senatore falco che da nemico divenne alleato di Trump

La morte improvvisa di Lindsey Graham, il senatore falco che da nemico divenne alleato di Trump
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La bandiera americana è stata esposta a mezz'asta sulla Casa Bianca, un segno di lutto che raramente si vede per un membro del Congresso ancora in carica. Lindsey Graham, il senatore repubblicano della Carolina del Sud, è morto sabato sera all'età di 71 anni a causa di quella che il suo ufficio ha definito una "breve e improvvisa malattia", con i referti medici che indicherebbero un arresto cardiaco avvenuto nella sua residenza di Capitol Hill.

La notizia ha colto di sorpresa l'intera classe politica americana, e non solo: il senatore era rientrato a Washington da poche ore, dopo un viaggio che lo aveva portato al vertice Nato di Ankara con il presidente Trump e, subito dopo, per la decima volta nella Kiev devastata dalla guerra, dove aveva incontrato Volodymyr Zelensky per discutere di nuove, durissime sanzioni contro la Russia.

Da "stella polare" a figura chiave del Senato

A febbraio, in un'intervista alla rete televisiva NBC, Graham si era definito senza mezzi termini la "stella polare" di Donald Trump, un'affermazione che solo un politico della sua statura poteva permettersi. E in effetti, la sua parabola politica rappresenta in modo emblematico le trasformazioni del Partito Repubblicano nell'era Trump.

Un tempo feroce critico del tycoon – durante le primarie del 2016 lo definì un "bigotto xenofobo" e un "bugiardo" – Graham ha saputo operare un clamoroso voltafaccia, diventando in seguito uno dei suoi più fedeli consiglieri e alleati al Senato, specialmente sulle delicate questioni di politica estera e difesa.

La sua morte, come osservato da molti analisti, non rappresenta solo la scomparsa di un protagonista della scena politica americana, ma rischia di creare un vuoto incolmabile nella continuità istituzionale del Senato degli Stati Uniti, un'assemblea che, a differenza di altre, ha sempre fatto della memoria e delle relazioni personali la sua forza, ben oltre i singoli mandati presidenziali.

Il falco dell'Ucraina e il "monumentale" accordo sulle sanzioni

La sua influenza si estendeva ben oltre i confini nazionali. Graham era considerato uno degli architetti del sostegno bipartisan all'Ucraina, un interventista convinto che credeva fermamente nell'uso della potenza militare americana come strumento di difesa della libertà nel mondo.

Durante il suo ultimo viaggio a Kiev, avvenuto appena il giorno prima della morte, aveva annunciato un accordo di portata "monumentale" con l'amministrazione Trump per un pacchetto di sanzioni "schiaccianti" contro la Russia, che includeva l'ipotesi di dazi fino al 500% per i paesi che continuavano a commerciare con Mosca.

Questo suo attivismo gli era valso non solo le lodi di Zelensky, che lo ha definito un "vero difensore della libertà", ma anche un mandato di cattura da parte delle autorità russe, oltre a innumerevoli minacce e teorie del complotto che, nelle ore successive alla sua scomparsa, hanno cominciato a circolare sui canali più estremisti del web.

Reazioni e conseguenze politiche

Il presidente Trump, in un messaggio su Truth Social, ha espresso il suo cordoglio definendo Graham "una delle più grandi persone e senatori che abbia mai conosciuto" e un "vero patriota americano". Ma il tributo più significativo è forse arrivato da Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, che ha dichiarato che Israele ha perso "uno dei suoi più grandi amici" e che la sua morte rappresenta una perdita diplomatica e strategica in un momento particolarmente delicato per lo Stato ebraico.

La scomparsa di Graham, che era in corsa per un quinto mandato alle elezioni di metà mandato, apre ora una complessa partita politica in South Carolina, dove il governatore repubblicano Henry McMaster potrà nominare un successore temporaneo, mentre si dovranno tenere elezioni primarie speciali per scegliere il candidato per le elezioni di novembre.

Un'incognita che potrebbe rivelarsi decisiva per i già risicati margini di maggioranza dei Repubblicani al Senato, proprio mentre l'agenda legislativa si infittisce di scadenze cruciali, dalla prevenzione di uno shutdown governativo alla nomina del nuovo procuratore generale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.