Scuola, il progetto contro i femminicidi: educazione affettiva e digitale in classe

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'Università Magna Graecia di Catanzaro, il Corecom Calabria e il Consiglio regionale hanno scelto di portare nelle scuole un modello nel quale educazione affettiva, responsabilità relazionale, media education e cittadinanza digitale diventano parti di un unico percorso di formazione della persona. Non si tratta di un intervento episodico, ma di una progettualità strutturata che muove da un principio tanto semplice quanto radicale: prima ancora di insegnare a un adolescente come usare uno smartphone, occorre aiutarlo a comprendere come si vive una relazione.

Il protocollo e la genesi del percorso

L'accordo istituzionale per lo sviluppo del progetto è stato sottoscritto il 9 aprile 2025, segnando l'avvio di una collaborazione che ha portato nelle aule non soltanto conoscenze e strumenti tecnici, ma una diversa cultura delle relazioni. Il professor Antonio Viscomi e la professoressa Francesca Felicia Operto, neuropsichiatra infantile dell'ateneo catanzarese, hanno curato sotto il profilo scientifico un itinerario che si svolge direttamente nelle scuole, attraverso incontri con gli studenti e attività guidate, accompagnate da un lavoro di osservazione e approfondimento scientifico.

L'obiettivo di quest'ultimo è comprendere il modo in cui i ragazzi vivono le relazioni, il rifiuto, la gelosia, il controllo e il rispetto della libertà dell'altro.

Prevenire prima che il controllo diventi normalità

La logica che sostiene l'iniziativa è quella dell'intervento precoce. Bisogna agire prima che il controllo venga normalizzato, prima che la gelosia venga scambiata per attenzione, prima che la prevaricazione venga interpretata come amore, prima che la dipendenza venga confusa con il legame affettivo. E ancora: prima che un rifiuto venga vissuto come un'offesa, prima che qualcuno possa pensare che perdere una relazione significhi perdere il controllo sulla propria vita o acquisire il diritto di decidere su quella dell'altro.

Educare, in questa prospettiva, significa insegnare che un "no" è un no, che una relazione può finire e che la sua conclusione non attribuisce alcun diritto sull'altra persona. Significa chiarire che conoscere password, posizione, pretendere una risposta immediata, verificare messaggi, amicizie e spostamenti non sono forme più intense di amore.

Il patentino digitale e il modello pilota

Il percorso si intreccia con il Corecom Academy Tour, il progetto promosso dal Comitato regionale per le comunicazioni che ha già portato alla consegna dei primi patentini digitali agli studenti coinvolti. A Pizzo, nel Palazzo della Cultura, sono stati consegnati i primi 150 attestati, al termine di un cammino educativo costruito con la scuola, l'Università, le famiglie e le istituzioni.

Il presidente del Corecom Calabria, Fulvio Scarpino, ha indicato il senso dell'operazione: il patentino digitale non è un punto di arrivo burocratico, ma il segno di una maturazione personale, culturale e civile. "Non abbiamo consegnato soltanto un patentino - ha detto - abbiamo accompagnato questi ragazzi in un cammino che li ha resi protagonisti, più consapevoli nell'uso dei social media, più attenti al rispetto di sé stessi e della dignità degli altri".

La sperimentazione nelle aule e i numeri del fenomeno

Il progetto pilota, che parte dalla Calabria per poi estendersi al resto del territorio nazionale, mira a creare un modello replicabile di educazione integrata sui temi della prevenzione del cybercrime tra i giovani. Le attività di ricerca e formazione coinvolgono gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado in workshop interattivi, sessioni di formazione mirate e discussioni guidate.

Il percorso prevede anche una valutazione continua attraverso questionari di gradimento e analisi dei risultati, condividendo metodologie e obiettivi legati al percorso del Patentino Digitale elaborato da Agcom. Il quadro in cui si inserisce l'iniziativa resta quello di una drammatica cronaca ordinaria. Secondo il dossier del Viminale, nel primo semestre del 2026 il totale dei reati di omicidio volontario con vittime di sesso femminile e di femminicidio è stato pari a 34, contro i 54 del corrispondente semestre del 2025, con una diminuzione del 37 per cento.

Il reato di femminicidio, previsto dall'articolo 577 bis del codice penale, è in vigore dal 17 dicembre 2025: nel primo semestre di quest'anno sono state 26 le vittime di omicidio volontario e 8 quelle di femminicidio.

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