L’omicidio di Zoe Trinchero, la confessione di Alex Manna dopo la lite
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Redazione Interno
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La versione costruita dal giovane fermato per l’omicidio di Zoe Trinchero, la diciassettenne trovata senza vita in un corso d’acqua a Nizza Monferrato, non ha retto più di due ore di fronte alle domande del pm Giacomo Ferrando. Alex Manna, diciannovenne reo confesso, ha infatti ceduto durante l’interrogatorio, ammettendo di aver aggredito la ragazza al termine di una discussione, scoppiata dopo una festa tra conoscenti nel centro della cittadina astigiana. «Ho deciso di dire tutto perché la verità prima o poi viene a galla», avrebbe dichiarato il giovane, secondo quanto riportato, fornendo così una prima, lacerante ricostruzione dei fatti che nella notte tra il sei e il sette febbraio hanno portato alla morte violenta di Zoe.
Il ritratto di una giovane vita spezzata
Amici e parenti, nel raccontare i tratti di Zoe Trinchero, la descrivono come una forza della natura, una ragazza piena di vita i cui progetti sono stati brutalmente troncati. Frequentava la scuola per parrucchieri, coltivando però il sogno, ben più ambizioso, di intraprendere in futuro la professione di psicologa. “Era una ragazza meravigliosa”, ripete con dolore straziante la madre Mariangela, mentre la cronaca giudiziaria cerca di ricostruire, pezzo dopo pezzo, la dinamica di una tragedia che ha sconvolto non solo una famiglia ma l’intero contesto sociale in cui i giovani vivevano.
Gli ultimi istanti e il patto tra amiche
Un elemento di particolare drammaticità, che emerge dalle indagini, riguarda i momenti immediatamente precedenti all’aggressione mortale. Zoe, secondo quanto ricostruito, avrebbe tentato di effettuare un’ultima chiamata telefonica alla sua migliore amica, la stessa che in passato aveva avuto una relazione di un anno e mezzo con Alex Manna. Tra le due ragazze, cresciute insieme, esisteva un patto, una sorta di accordo di mutuo soccorso da attivare in caso di pericolo. Una richiesta d’aiuto, quella di Zoe, che purtroppo non giunse in tempo per modificare l’esito di una serata iniziata tra giovani e finita in un delitto.
Il carattere dell’assassino tra rabbia e controllo
Proprio l’ex fidanzata di Manna, Nicole, tratteggiando per gli investigatori il carattere del giovane, ha offerto alcuni tasselli utili a comprendere un profilo psicologico complesso e inquietante. Pur sostenendo che Alex “non è cattivo”, la ragazza ne ha descritto senza mezzi termini la natura aggressiva e la difficoltà nel gestire gli impulsi. “Perde la pazienza facilmente”, ha raccontato, “di punto in bianco diventava oppressivo, geloso”. Pur precisando che con lei non avesse mai alzato le mani, ha ricordato episodi in cui la sua rabbia si riversava sugli oggetti, come quando distrusse i vetri della propria stanza. Un temperamento esplosivo, quello descritto, che sembra trovare una tragica conferma nella dinamica confessata dell’omicidio, scaturito da una lite.




