L'atteso inatteso. Da 54 anni gli Usa chiedono all’Europa di “fare di più”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nessuna sorpresa, davvero, ispira la lettura del documento “National Security Strategy of the United States of America”, il quale, al di là della retorica ufficiale, cristallizza una tendenza in incubazione da decenni. Sono anni, per non dire decenni, che si sperimenta un raffreddamento nei rapporti transatlantici, da quando dopo l’11 settembre si cominciò a parlare di un “transatlantic drift”, di una spaccatura tra le due coste dell’Atlantico, data dal diverso atteggiamento verso le sfide globali. Quella che oggi appare come una svolta epocale, sancita dall’amministrazione Trump, affonda le sue radici in un malessere strutturale: l’America, che pure aveva costruito l’ordine del dopoguerra, da Nixon in poi ha costantemente sollecitato gli alleati europei a un maggiore sforzo nella difesa comune, un monito spesso caduto nel vuoto o ascoltato solo in modo formale.

La fine di un'epoca e il peso delle parole

La nuova strategia, che alcuni hanno già battezzato come “dottrina Trump”, segna pertanto la fine dell’Europa americana, un costrutto geopolitico che ha garantito sicurezza e stabilità, seppure in un quadro di dipendenza strategica. Il messaggio, del resto, non ammette ambiguità: gli Stati Uniti devono concentrarsi prioritariamente su sé stessi e sui competitori diretti, relegando il vecchio continente a un bivio ineludibile. O si adatta, assumendosi oneri e responsabilità finora elusi, oppure rischia una progressiva marginalizzazione dalla lista degli interessi vitali della superpotenza. È una logica che, applicata allo scenario bellico in Ucraina, assume contorni concreti e immediati, come testimoniano le dichiarazioni sul possibile ridimensionamento degli aiuti a Kiev, accolte con favore da Mosca e con preoccupazione nelle capitali europee.

Le reazioni e gli scenari possibili

Lo stupore che ha attraversato le cancellerie europee dopo la pubblicazione del documento appare, in un’analisi più attenta, quasi sorprendente esso stesso, considerata la prevedibilità di un simile esito. La posizione italiana, in questo mosaico complesso, è stata illustrata da chi ha ricoperto ruoli diplomatici di rilievo, sottolineando come Roma, insieme al Vaticano, possa oggi ritrovarsi a esercitare un’inedita influenza morale. Secondo questa visione, le parole del presidente americano non rappresentano necessariamente una minaccia, bensì un’opportunità per assumere una leadership all’interno dell’Alleanza Atlantica, un compito che richiederebbe una coesione e una determinazione finora latitanti. Il supporto al piano americano per Kiev, in tale ottica, diventerebbe un tassello di una più ampia ricalibratura dei pesi e degli equilibri.

Un percorso già tracciato

Il fatto che gli europei, secondo il testo della Strategia, starebbero “cancellando la loro stessa civiltà” attraverso scelte politiche ed energetiche, aggiunge un ulteriore strato di critica ideologica a quella già pesante sul piano militare e finanziario. Si delinea, insomma, un distacco che non è solo tattico o dettato dalle contingenze, ma che tocca il cuore di una divergenza di valori e di priorità. La sensazione, per chi osserva da tempo queste dinamiche, è che il documento abbia semplicemente messo nero su bianco una realtà già esistente, accelerandone la percezione pubblica e le conseguenze operative. Il futuro dell’architettura di sicurezza continentale, di conseguenza, dipenderà dalla capacità di reagire a uno shock che, per quanto annunciato, impone scelte rapide e coraggiose.

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