Uno sbirro in Appennino, il killer solitario e la resa dei conti nella terza serata

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La fiction di Rai 1 si prepara a virare decisamente verso il crime più duro, abbandonando – almeno in parte – le atmosfere da commedia rurale che ne avevano caratterizzato l’esordio. Giovedì 23 aprile, in prima serata, andranno in onda il quinto e il sesto episodio della serie con protagonista Claudio Bisio, e le anticipazioni rivelano una svolta netta: niente più misteri campanilistici o vecchi segreti di paese, ma l’incubo concreto di un assassino seriale che sembra muoversi secondo una logica spietata e, per certi versi, inquietantemente razionale.

L’ombra de “L’Aragosta” e la caccia ai “Magnifici 10”

Il commissario Vasco Benassi si troverà ad affrontare una sfida che metterà alla prova il suo fiuto investigativo e, soprattutto, il suo rapporto con le regole. A sconvolgere la quiete di Muntagò, infatti, sarà l’opera di un serial killer soprannominato “L’Aragosta”. La peculiarità di questo personaggio, a dir poco inquietante per chi opera nella tutela della legge, è il suo modus operandi: non colpisce vittime innocenti, ma prende di mira esclusivamente altri criminali. Si configura così una sorta di “giustizia alternativa” che, sebbene agli occhi di alcuni possa apparire come una depurazione del male, rappresenta per Benassi un intollerabile sconfinamento nella barbarie. Gli inquirenti, leggendo i messaggi lasciati accanto ai cadaveri, scopriranno l’esistenza di una lista maledetta, conosciuta come “I Magnifici 10”, che contiene i nomi dei prossimi obiettivi. Un meccanismo narrativo che trasforma la caccia all’uomo in una corsa contro il tempo per proteggere persone che, pur essendo dalla parte sbagliata della barricata, hanno comunque diritto a un processo.

La missione solitaria di Amaranta e l’istinto di protezione di Benassi

Se il filone dell’indagine procede su terreni scivolosi, il sesto episodio promette di alzare ulteriormente il tasso di adrenalina, spostando il baricentro sul rapporto tra il commissario e la sua giovane allieva. La tensione diventerà insostenibile quando i primi sospetti degli investigatori cominceranno a gravare su una figura molto vicina allo stesso Benassi, creando una crepa pericolosa nella fiducia del gruppo. In questo clima di paranoia, sarà Amaranta – l’agente determinato e impulsivo – a prendere una decisione estrema: per scovare il killer, deciderà di infiltrarsi personalmente tra le maglie della malavita locale. Una scelta che metterà a repentaglio la sua incolumità e che costringerà Benassi a intervenire di peso. Non più solo il mentore, ma una sorta di tutore ombroso, Benassi si troverà a dover gestire la paura di perdere qualcuno che, forse, è diventato molto più di una semplice collega. L’operazione, rischiosa fin dall’inizio, minaccia di trasformarsi in un bagno di sangue se la squadra non riuscirà a mantenere la lucidità necessaria.

La riconferma degli ascolti e il solido impianto produttivo

Nel frattempo, la macchina organizzativa della fiction continua a macinare consensi. Dopo il debutto record di 4 milioni di spettatori (pari al 23,7% di share) della prima serata, la seconda puntata, andata in onda giovedì 16 aprile, ha mantenuto la barra dritta, attestandosi su una media stabile di circa 3,1 milioni di spettatori e sfiorando il 19% di share. Una tenuta che conferma la solidità di un prodotto firmato Picomedia in collaborazione con Rai Fiction e diretto da Renato De Maria. La serie, che aveva convinto il pubblico mescolando la coralità tipica del racconto popolare con la psicologia di un poliziotto “di frontiera”, sembra aver superato il momento delicato della conferma. Se nei primi episodi il commissario Benassi (Claudio Bisio) lottava contro i fantasmi del passato – rappresentati dal ritorno al paese natale Muntagò e dal rapporto irrisolto con la sindaca Nicole Poli (Valentina Lodovini) – ora il conflitto si fa esteriormente più violento e urgente.

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