“Uno sbirro in Appennino”, la terza serata tra un serial killer e il coraggio di Amaranta

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La fiction di Rai 1 continua a macinare consensi, forte di un debutto che – va ricordato – ha sfiorato i 4 milioni di spettatori con un picco del 24% di share, e si prepara ad alzare ulteriormente il tiro narrativo giovedì 23 aprile, quando andranno in onda il quinto e il sesto episodio. Dopo aver risolto i casi legati al mondo rurale e al traffico di reperti nel secondo appuntamento, la sceneggiatura di Fabio Bonifacci spinge il commissario Vasco Benassi (Claudio Bisio) verso un abisso più oscuro, quello della “giustizia alternativa”. Non si tratta più di omicidi passionali o di errori giovanili: il paese immaginario di Muntagò, avvolto nebbie e silenzi appenninici, diventa il teatro di un killer metodico che colpisce secondo una logica spietata.

Un’aragosta nella rete: la caccia al “giustiziere”

Nel corso del quinto episodio, infatti, la quiete della stazione locale viene sconvolta dall’arrivo di un assassino seriale che i media, o forse la stessa paura popolare, hanno ribattezzato “L’Aragosta”. La particolarità di questo soggetto – che lo rende un unicum nel panorama crime italiano – è il suo modus operandi selettivo: non uccide innocenti, ma prende di mira specificamente ladri e malviventi ritenuti pericolosi per la collettività. Accanto ai cadaveri, lascia messaggi inquietanti che fungono da monito, quasi a voler istruire il pubblico su una morale distorta, mentre le indagini rivelano l’esistenza di una lista nera, un dossier soprannominato “I Magnifici 10”, dove sarebbero elencati i prossimi obiettivi.

Per Benassi, abituato a destreggiarsi tra le regole non scritte del paese e la rigidità del codice penale, questa sfida rappresenta un cortocircuito professionale. Da un lato, deve fermare un omicida; dall’altro, si trova a indagare su un fenomeno che, in qualche modo, solleva il disagiante interrogativo sulla fallibilità dello Stato nel proteggere i cittadini onesti. Il regista Renato De Maria costruisce la tensione usando il paesaggio come contraltare: le montagne che dovrebbero rappresentare un rifugio si trasformano in una gabbia claustrofobica, piena di anfratti dove il killer può colpire e sparire.

Amaranta in prima linea e il fantasma di un tradimento

Se il caso è intricato, la gestione dello stesso si fa ancora più complessa quando i riflettori si spostano sulla giovane collega di Benassi, l’agente Amaranta. In un tentativo – forse troppo temerario – di dimostrare il proprio valore sul campo e di non restare all’ombra del commissario, la donna decide di infiltrare il giro dello spaccio locale, una mossa che la pone direttamente sulla traiettoria del killer. La sua scelta, sebbene dettata dal coraggio, scatena l’istinto protettivo di Benassi, il quale si trova costretto a seguirla a distanza, rischiando di compromettere l’intera operazione di copertura.

Le anticipazioni suggeriscono che l’epilogo della terza serata sarà segnato da una tensione altissima e da un colpo di scena che investe la sfera privata del protagonista. Ne “La resa dei conti” (questo il titolo del sesto episodio), i sospetti degli inquirenti iniziano infatti a convergere verso una figura insospettabile, un individuo che conosce fin troppo bene le abitudini di Vasco e che, per questo, riesce a rimanere sempre un passo avanti. L’ombra del tradimento, quindi, si allunga non solo sul commissariato ma anche sulla vita intima del commissario, costringendolo a chiedersi se il nemico non sia nascosto tra le pieghe dei suoi stessi affetti.

Resta, sullo sfondo, la lezione di stile di Claudio Bisio. L’attore, noto al grande pubblico per la vena comica, dimostra qui – come del resto aveva già fatto in altre miniserie passate – di sapersi calare perfettamente nei panni del poliziotto malinconico e scontroso. Il suo Benassi è un uomo segnato da un errore passato che gli è costato un trasferimento punitivo, ma è proprio questa imperfezione a renderlo umano: suona la batteria nel tempo libero, forse per scaricare la frustrazione, e possiede una cintura nera di karatè, un’abilità fisica che, in queste puntate, potrebbe rivelarsi letale per chiunque minacci il suo territorio.

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