Bond centenari e titoli perpetui: Alphabet e Intesa Sanpaolo tornano a parlare al mercato con emissioni fuori dal comune

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Due operazioni distinte, seppur accomunate da una strategia finanziaria che guarda a orizzonti temporali lunghissimi, hanno riportato l'attenzione degli investitori sugli strumenti obbligazionari più estremi. Da un lato il colosso tecnologico Alphabet, società madre di Google, ha deciso di battere cassa in vista dei colossali esborsi previsti per l'intelligenza artificiale; dall'altro Intesa Sanpaolo ha optato per un rafforzamento patrimoniale attraverso un'emissione di titoli perpetui, che hanno letteralmente fatto il pieno di ordini sul mercato istituzionale.

La scommessa americana di Alphabet: un bond da cent'anni

La mossa di Alphabet ha del clamoroso, non tanto per l'ammontare complessivo dell'operazione, quanto per la durata di una delle tranche obbligazionarie proposte. Parliamo di un bond con scadenza a cento anni, uno strumento definito “secolare” o “century bond” che nel mondo degli investimenti istituzionali rappresenta una vera e propria rarità, per non dire un'eccezione. L'operazione si inserisce in un piano di finanziamento ben più ampio, volto a coprire investimenti per 1850 miliardi di dollari, una cifra che supera la somma degli esborsi dei tre anni precedenti e che verrà destinata principalmente alla costruzione e al potenziamento dell'infrastruttura dati, cardine dello sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il bond in sterline, destinato a investitori come fondi pensione e compagnie assicurative britanniche – tradizionalmente alla ricerca di attività a lunghissimo termine per bilanciare le proprie passività – ha suscitato un interesse tale da portare la raccolta ordini a cifre da capogiro, con richieste che hanno superato di dieci volte l'offerta. Si tratta, ed è bene sottolinearlo, di un'operazione che comporta rischi non indifferenti: la storia insegna che emittenti di bond centenari, come la catena di grandi magazzini J.C. Penney, sono poi finite in rovina molto prima della naturale scadenza dei propri titoli, lasciando gli obbligazionisti con un pugno di mosche. La scommessa, per chi acquista, è che Alphabet possa mantenere la propria posizione dominante e la propria capacità innovativa per un arco di tempo che va ben oltre la vita professionale di qualsiasi analista, un orizzonte che abbraccia più generazioni e che richiede una fede incrollabile nella capacità dell'azienda di reinventarsi ciclicamente, evitando di subire il sorpasso tecnologico da parte di nuovi competitor.

La strada italiana di Intesa: il richiamo dei titoli perpetui

Se l'orizzonte dei cento anni appare già di per sé dilatato, c'è chi spinge la propria offerta ancora oltre, eliminando del tutto la scadenza. È il caso di Intesa Sanpaolo, che ha recentemente collocato sul mercato istituzionale un'emissione obbligazionaria subordinata di tipo Additional Tier 1, comunemente nota come AT1, per un ammontare complessivo di 1,25 miliardi di euro. L'operazione, suddivisa in due tranche, ha riscosso un successo tale da generare una domanda complessiva superiore ai 6,5 miliardi di euro, costringendo di fatto i coordinatori a rivedere al ribasso le indicazioni iniziali sul rendimento, migliorando le condizioni economiche per l'istituto di credito. Nel dettaglio, la prima tranche da 750 milioni propone una cedola annua del 5,50%, con facoltà per la banca di rimborsare anticipatamente il Titolo a partire dal febbraio del 2032; la seconda, da 500 milioni, offre un interesse del 5,875% e una finestra per il rimborso anticipato fissata al 2036. Nel caso in cui queste opzioni di rimborso non venissero esercitate, le cedole verrebbero ricalcolate applicando uno spread, rispettivamente di 302,80 e 314,40 punti base, al tasso mid swap a cinque anni, un meccanismo di reset che introduce una variabile di incertezza per l'investitore. Si tratta, va detto, di strumenti complessi, pensati per rafforzare il patrimonio di vigilanza della banca, che in caso di difficoltà dell'emittente possono essere soggetti a svalutazioni o conversioni in azioni, un meccanismo, questo, che ne fa dei prodotti adatti solo a investitori professionali capaci di comprendere appieno la struttura del rischio.

Iveco, l'altra faccia della medaglia: utili in calo e operazioni straordinarie

Sul fronte opposto del panorama finanziario, un'altra società italiana, Iveco Group, ha dovuto fare i conti con numeri in netto calo. Il 2025 si è chiuso con un utile operativo rettificato in flessione del 28%, sceso a 645 milioni di euro, e ricavi in contrazione del 7% a 13,43 miliardi, penalizzati dalle minori vendite in Europa, in particolare nel settore dei camion e dei motori. La società, controllata dalla holding Exor, procede comunque secondo la tabella di marcia con le due operazioni straordinarie annunciate: la cessione della divisione Difesa a Leonardo e l'opa da parte del gruppo indiano Tata Motors. Per la vendita a Leonardo, il cui perfezionamento è atteso entro marzo, è stata convocata per il 25 marzo ad Amsterdam un'assemblea straordinaria che dovrà deliberare la distribuzione di un maxi dividendo straordinario, compreso tra 5,5 e 6 euro per azione, legato proprio ai proventi dell'operazione. Qualora la cessione non dovesse andare in porto entro la fine del mese, è già pronto un piano B che prevede la scissione e la quotazione autonoma del business Difesa in una nuova entità, Idv Group. Parallelamente, l'acquisizione da parte di Tata Motors procede, con il closing dell'operazione atteso entro il secondo trimestre del 2026, un passaggio che segnerà l'uscita di scena di Exor dal capitale del costruttore di veicoli commerciali.

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