Lodi, l’agribusiness vale 744 milioni e traina l’economia: ma servono innovazione e competenze

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è un settore che, nonostante le turbolenze internazionali e un contesto economico generale che mostra più di qualche segnale di cedimento, continua a trainare l’economia del Lodigiano. È l’agribusiness, una filiera che vale 744 milioni di euro di valore aggiunto, quasi il 9,5% del Pil provinciale, e che dà lavoro a circa 7mila addetti distribuiti in oltre mille imprese.

Il dato emerge dalla ricerca "Your Next Lodi 2030" presentata da Assolombarda nella cornice di Cascina Sesmones a Cornegliano Laudense, e dipinge il ritratto di un territorio solido ma chiamato a compiere scelte decisive per non perdere slancio.

L’asse portante dell’economia lodigiana

A fornire la fotografia più dettagliata è stata Valeria Negri, direttore del Centro Studi, Territorio e Ambiente di Assolombarda, che ha illustrato i numeri di una filiera che rappresenta un unicum nel panorama regionale. Il comparto non è solo una voce nei bilanci: è un ecosistema che copre l’intera catena del valore, dalla produzione agricola e zootecnica fino alla trasformazione industriale e ai servizi specializzati. Il segmento più importante è quello della trasformazione, che con 43 società di capitali e 2.500 addetti genera 359 milioni di euro di valore aggiunto.

Segue il comparto agricolo, con 938 imprese e 2.900 addetti, che contribuisce per 283 milioni di euro. A dare ulteriore forza a questo comparto, come ha sottolineato Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, è la capacità di fare sistema tra tradizione e innovazione, una sinergia che si sta rivelando vincente: tra il 2019 e il 2024, la crescita del valore aggiunto della filiera ha sfiorato il 60%, trainata in particolare dal boom della trasformazione alimentare.

Export in crescita e mercati internazionali

La vocazione internazionale del Lodigiano non è una novità, ma i numeri dell’export agroalimentare confermano una tendenza robusta. Nel 2025, l’industria alimentare lodigiana ha esportato beni per 662 milioni di euro, registrando un +45% rispetto al 2019. Performance ancora più brillanti per il comparto degli agrofarmaci, che ha toccato i 74 milioni (+73,7%), e per il settore agricolo, che pur con numeri più contenuti (4 milioni) ha messo a segno un balzo del 207%.

Questi dati si inseriscono in un quadro provinciale che, nel complesso, ha visto un incremento delle esportazioni del 162,3% tra il 2015 e il 2024, un risultato che colloca Lodi ai vertici tra i territori comparati dallo studio. Fulvio Pandini, presidente della Sede di Lodi di Assolombarda, ha parlato di "risultati straordinari" e di una "sinergia vincente" tra manifattura, servizi innovativi e apertura internazionale, evidenziando come la crescita del valore aggiunto pro-capite (quasi il 35% nello stesso periodo) sia la prova tangibile della solidità del sistema.

Le ombre: inattività e sfide digitali

Il quadro, tuttavia, presenta anche zone d’ombra che le istituzioni e le imprese dovranno affrontare per consolidare il percorso di crescita. Il mercato del lavoro lodigiano, pur vantando il tasso di disoccupazione più basso tra le province benchmark (2,5% nel 2024, in netto calo rispetto al 7,2% del 2019), sconta un tasso di inattività del 32,5%, il più alto tra i territori presi in esame per lo studio.

Un problema che riguarda soprattutto i giovani, con un tasso di NEET (giovani che non studiano e non lavorano) fermo al 13,4%, una percentuale che preoccupa se rapportata alla media del Nord Italia. Come ha rimarcato lo stesso Alvise Biffi, la competitività futura del territorio passa inevitabilmente dall’innovazione. In quest’ottica, Assolombarda ha promosso l’ecosistema "forgIA", volto ad accompagnare le imprese nell’adozione dell’intelligenza artificiale per rendere i processi più efficienti e sostenibili.

"Se Lodi saprà investire in questa direzione – ha dichiarato Biffi – potrà continuare a far emergere nuove eccellenze imprenditoriali".

Il ruolo delle infrastrutture per il futuro

A completare il quadro delle sfide, c’è il tema delle infrastrutture. La posizione strategica sull’asse Milano-Bologna è un vantaggio competitivo che va però sostenuto con interventi adeguati. Sono in corso opere decisive come l’ampliamento dell’autostrada A1 con la quarta corsia tra Milano Sud e Lodi (completamento previsto per metà 2026) e la variante alla SS9 a Casalpusterlengo, che ha già raggiunto il 60% dei lavori.

Fulvio Pandini ha sottolineato come l’implementazione dell’infrastruttura digitale sia altrettanto cruciale per sostenere la competitività delle imprese, così come l’accelerazione della rigenerazione urbana per recuperare vecchi siti produttivi dismessi, una strategia per circoscrivere il consumo di suolo e attrarre investimenti. La ricerca "Your Next Lodi 2030" disegna quindi un territorio che ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista, ma che deve ora trasformare il suo potenziale in azioni concrete su innovazione, formazione e connessioni materiali.

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