Stellantis, Atessa traina la produzione italiana: 17,3% nei primi nove mesi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo stabilimento Stellantis di Atessa si conferma il principale polo produttivo italiano del gruppo per i veicoli commerciali, mettendo a segno nei primi nove mesi del 2026 un incremento del 17,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. I numeri diffusi dal report della Fim-Cisl parlano di 133.800 veicoli usciti dalle linee della Val di Sangro, contro i 114.060 del 2025, un dato che da solo rappresenta il 39,3% dell'intera produzione nazionale di Stellantis.

Un quadro nazionale in recupero

Il bilancio complessivo degli stabilimenti italiani segna 340.745 veicoli prodotti tra autovetture e commerciali, con una crescita del 28,3% rispetto alle 265.490 unità dell'anno precedente. Il comparto delle auto registra l'aumento più marcato, +36,7%, raggiungendo 206.945 unità, spinto dalle nuove produzioni di Jeep Compass a Melfi e dalla 500 ibrida a Mirafiori, che segna un +151,1%. Il settore dei veicoli commerciali, dopo una leggera flessione nel primo semestre, recupera terreno proprio grazie alla performance abruzzese.

Il peso specifico di Atessa e il nodo degli ammortizzatori

Nello stabilimento di Atessa, dove vengono assemblati i modelli Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroën Jumper, Opel e Vauxhall Movano e Toyota Proace Max, il recupero dei volumi si è accompagnato a un progressivo ritorno alla normalità operativa. Nei primi mesi dell'anno si è registrata una parziale riattivazione del terzo turno, con un conseguente aumento della produzione giornaliera, e da luglio è cessato il ricorso al contratto di solidarietà che coinvolgeva circa 200 lavoratori.

Un segnale che il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha commentato sottolineando come il ritorno del turno aggiuntivo abbia consentito di rafforzare i volumi e sostenere l'occupazione.

Le criticità che restano sullo sfondo

Il quadro nazionale delineato dalla Fim-Cisl non è tuttavia uniformemente positivo. Lo stabilimento di Cassino, unico assemblatore di autovetture in territorio negativo, perde il 37,1% della produzione rispetto a un 2025 già definito dal sindacato come "anno nero". Mirafiori, nonostante la crescita percentuale a doppia cifra, si trova a fare i conti con il ritorno della cassa integrazione alle Carrozzerie nella seconda metà di ottobre, dopo otto mesi di sospensione degli ammortizzatori.

Il segretario generale Ferdinando Uliano ha indicato per fine anno una stima di circa 450mila veicoli complessivi, un livello lontano dall'obiettivo di un milione concordato ai tavoli ministeriali. Lo stabilimento di Pomigliano d'Arco cresce rispetto ai primi nove mesi del 2025 ma continua a fare ricorso ai contratti di solidarietà.

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