La filiera del latte traina l'economia del Lario, ma i dazi Usa frenano l'export dei formaggi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Tra i pascoli delle Prealpi e le valli che si affacciano sul Lario, la zootecnia da latte si conferma una risorsa strategica non solo per l'economia agricola, ma per l'intero tessuto sociale e ambientale del territorio. A certificarlo sono i dati elaborati da Coldiretti Como Lecco su base Istat e Ismea, che delineano un comparto in salute, capace di generare valore aggiunto e occupazione, ma non immune dalle turbolenze dei mercati internazionali e dalle guerre commerciali che sconvolgono i consueti equilibri dell'export agroalimentare.

Milk economy italiana a quota 31 miliardi

La cosiddetta "milk economy" italiana, che comprende l'intera filiera dalla produzione alla trasformazione del latte, ha raggiunto un valore complessivo di 31 miliardi di euro. Un patrimonio di eccellenza e biodiversità che, nelle province di Como e Lecco, si traduce in una presenza capillare di allevamenti, aziende agricole e caseifici, spesso a conduzione familiare, che contribuiscono a presidiare le aree montane e collinari, contrastando il rischio di abbandono e garantendo la manutenzione del paesaggio.

A trainare il settore è soprattutto il successo dei formaggi Made in Italy, che hanno raggiunto nel 2025 il record storico delle esportazioni, sfiorando i 680 milioni di chilogrammi venduti all'estero. Un dato che segna una crescita di circa il 90% nell'arco di un decennio, con Germania, Francia e Regno Unito ai primi posti tra i mercati europei e gli Stati Uniti che si confermano il principale sbocco extracomunitario.

L'odissea dei dazi e la sfida dell'Italian Sounding

Nonostante i numeri positivi, il comparto deve fare i conti con le tensioni geopolitiche. Secondo la fotografia scattata da Afidop (Associazione Formaggi Italiani Dop e Igp) in occasione della sua 36esima assemblea annuale, i dazi introdotti dall'amministrazione statunitense hanno fatto lievitare i costi reali vicino al 30% del valore del prodotto, frenando la crescita delle esportazioni.

L'effetto scorte ha parzialmente mascherato le perdite a fine 2025, ma i dati del primo trimestre 2026 hanno già mostrato flessioni che preoccupano i produttori, pronti a diversificare i mercati per difendere i gioielli agroalimentari italiani.

L'associazione, che rappresenta oltre il 99% della produzione casearia certificata nazionale, ha messo in luce come il pericolo maggiore non sia solo economico ma identitario. L'impennata dei prezzi al consumo negli Stati Uniti rischia di spingere i consumatori verso le imitazioni locali, alimentando il fenomeno dell'Italian Sounding, con imitazioni come il parmesan o il finto pecorino romano ottenuti senza latte di pecora.

I formaggi Dop e Igp italiani hanno comunque registrato una crescita della produzione del 4% nel 2025, superando le 625 mila tonnellate, con un export che ha generato un valore superiore ai 3,3 miliardi di euro.

Il valore della zootecnia per il territorio lariano

Nelle province di Como e Lecco, la difesa della filiera lattiero-casearia è vista come una priorità assoluta. "Dietro ogni stalla ci sono famiglie, investimenti, competenze e una presenza indispensabile per la cura del paesaggio e la prevenzione dell'abbandono delle aree interne", sottolinea il presidente di Coldiretti Como Lecco, Fortunato Trezzi. L'allevamento, oltre a generare reddito, svolge una funzione cruciale di presidio del territorio, dalla manutenzione dei versanti alla gestione della biodiversità.

La sfida per il futuro rimane quella della trasparenza e della valorizzazione delle produzioni locali, estendendo l'obbligo di etichettatura d'origine a tutti gli alimenti commercializzati nell'Unione Europea per distinguere il latte italiano da quello importato, che spesso fa concorrenza sleale, penalizzando gli allevatori nazionali.

Un'occasione di rilancio arriva anche dall'agricoltura sociale, come nel caso della Cascina Don Guanella a Valmadrera, un progetto che unisce la produzione di formaggi di qualità a finalità di inclusione lavorativa per giovani in difficoltà, dimostrando come la tradizione casearia possa essere un motore di innovazione sociale.

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