Bimba di 2 anni uccisa a Bordighera, dall'autopsia un quadro drammatico: "Polmoni da fumatrice e lividi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La piccola Beatrice morta a Bordighera “aveva i polmoni di una fumatrice”. Emergono i dettagli raccapriccianti sull’autopsia della bambina di due anni trovata morta nella casa in provincia di Imperia dove viveva con due sorelle, la madre Manuela Aiello e il compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi in carcere con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte.

Il quadro che emerge dalla consulenza depositata in Procura è a dir poco sconvolgente, delineando una condizione di abbandono e violenza che, se fosse stata tempestivamente riconosciuta, forse avrebbe potuto salvare la vita alla piccola.

L’autopsia sulla piccola trovata morta a Bordighera

L’autopsia sulla bimba morta a Bordighera è stata depositata dal medico legale Francesco Ventura e nei prossimi giorni sarà nella disponibilità dei legali della coppia. La relazione medico-legale è ora sul tavolo della Procura di Imperia, che continua a mantenere il massimo riserbo sul contenuto del fascicolo, in attesa di esaminare un documento definito “molto voluminoso”. Un passaggio chiave nell’inchiesta che vede indagati per maltrattamenti aggravati dalla morte la madre della bambina, Manuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi in carcere.

La Procura guidata da Alberto Lari non ha ancora dato il nulla osta per la restituzione della salma, passo necessario per poter celebrare il funerale, in attesa che i legali degli indagati valutino la possibilità di chiedere altri accertamenti sul corpo di Beatrice.

La causa del decesso e il trauma cranico

La causa della morte è stata individuata in un’emorragia cerebrale provocata da un violento trauma cranico, che si sarebbe verificato al massimo 48 ore prima del decesso, quando la piccola si trovava nella casa del compagno della mamma a Perinaldo. Un riscontro che darebbe forza alla ricostruzione secondo cui la bambina sarebbe morta almeno la sera prima del ritorno in macchina nell’abitazione di Bordighera, dove la mattina del 9 febbraio Aiello ha chiamato il 118 dicendo di aver trovato al risveglio la figlia nella culla “tutta viola”.

Secondo quanto emerso, un intervento medico tempestivo avrebbe potuto evitare il decesso della bambina, ma la madre avrebbe rifiutato di portarla in ospedale per timore che il nonno paterno potesse chiedere l’affidamento delle figlie. Oltre all’emorragia cerebrale risultata fatale, sarebbero state riscontrate due ulteriori emorragie, una all'intestino e una ai reni, che non hanno causato direttamente la morte ma che avrebbero potuto avere conseguenze molto gravi.

I "polmoni da fumatrice" e la malnutrizione

Un altro dettaglio dell’autopsia va a confermare i maltrattamenti raccontati dalle sorelline di 9 e 7 anni e testimoniati in un video in cui si vede Iannuzzi costringere la piccola Beatrice a fumare cannabinoidi. Da quanto emerso, i polmoni della bambina erano in condizioni paragonabili a quelle di una fumatrice, con la presenza di nicotina riconducibile a un'aspirazione diretta e non a una semplice esposizione al fumo passivo.

A soli due anni, a causa dell’esposizione al fumo che sarebbe stato anche utilizzato per tentare di calmarla. L’esame autoptico ha evidenziato anche uno stato di grave malnutrizione: Beatrice soffriva di steatosi epatica da malnutrizione, una patologia che si verifica quando non si assumono abbastanza proteine o per drastici digiuni. Una condizione che, secondo i medici, non sarebbe insorta poco prima della morte, ma sarebbe presente almeno dall’agosto precedente.

In poche parole la bimba era denutrita e non curata a sufficienza come avrebbe dovuto essere una figlia di soli due anni.

Le indagini e il contesto familiare

Le testimonianze raccolte dagli investigatori descrivono un contesto familiare estremamente difficile, con le sorelle maggiori che si prendevano cura di Beatrice mentre la madre era in cucina con il compagno. Un ospite della casa avrebbe notato un evidente livido che andava dalla mascella al collo, mentre la bambina si lamentava per il dolore. Le sorelline hanno raccontato che Iannuzzi alzava le mani su Beatrice “molte volte... una ventina”.

La Procura ha parlato di un “muro di omertà” tra i familiari, che avrebbero mentito quando sono stati sentiti in qualità di persone informate sui fatti. Entrambi gli indagati si sono sempre dichiarati innocenti, ma restano in carcere: Iannuzzi è stato trasferito in diverse carceri per possibili minacce e aggressioni da parte di altri detenuti, mentre Aiello è reclusa nel carcere di Torino.

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