Il Ciad risponde al travel ban di Trump: sospesi i visti per i cittadini statunitensi
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Redazione Esteri
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Il governo del Ciad ha deciso di sospendere l’emissione di visti ai cittadini statunitensi, replicando così al divieto di ingresso imposto dall’amministrazione Trump mercoledì 4 giugno. Tra i dodici Paesi colpiti dal provvedimento americano – che include Afghanistan, Iran, Somalia e Yemen – il Ciad è stato l’unico a rispondere con una misura speculare, chiudendo di fatto le porte ai viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti.
"Questo Paese non ha aerei da regalare né miliardi di dollari da distribuire, ma possiede la sua dignità e il suo orgoglio", ha dichiarato il presidente Mahamat Idriss Deby, sottolineando come la decisione di Washington sia stata percepita come un affronto. La replica di N’Djamena, seppur simbolica, segna un ulteriore deterioramento delle relazioni bilaterali, già tese dopo l’inserimento del Ciad nella lista nera del travel ban.
Il decreto firmato da Trump – che estende le restrizioni a cittadini di diciannove Stati, sebbene con criteri differenziati – è stato criticato dall’Onu per il suo carattere discriminatorio. L’Iran, attraverso un post sul profilo X del ministero degli Esteri, ha definito la misura "una violazione del diritto internazionale", motivata da "ostilità verso iraniani e musulmani". Teheran, che già nel 2017 aveva contestato la prima versione del travel ban, ha ribadito la sua opposizione, denunciando l’uso di criteri basati su religione e nazionalità.
Le ripercussioni del provvedimento potrebbero estendersi anche al mondo dello sport, considerato che gli Stati Uniti ospiteranno nei prossimi anni eventi di rilevanza internazionale. Atleti e delegazioni dei Paesi coinvolti rischiano di trovarsi di fronte a ostacoli burocratici insormontabili, con possibili ricadute sulle competizioni.




